SCENARI

Mirafiori, c’era una volta l’auto

Se non ci sarà un'inversione negli investimenti sui terreni dello storico stabilimento Fiat sorgerà un Parco della rimembranza di quello che fu il motore dello sviluppo industriale. Provocazione di Alberto, leader dei piccoli imprenditori

Mirafiori tra vent’anni? “Sarebbe più realistico costruire un parco della rimembranza dell’industria dell’auto”. Una provocazione che secondo il leader delle piccole imprese del Piemonte Corrado Alberto non si discosta troppo da quel che sarà. “Il nostro territorio potrà pensare che tra cinque, dieci o vent’anni qui a Torino si produrranno ancora vetture?” è la domanda retorica con cui il presidente Alberto apre l’assemblea dell’Api al Lingotto, riunita nell’ambito del Salone del libro, cui ha presenziato, tra gli altri anche la sindaca Chiara Appendino, mentre Davide Casaleggio ha fatto capolino per qualche minuto. La risposta sarà il tempo a fornirla, intanto, però, bisogna attrezzarsi, “allargare l’orizzonte”.

Il convitato di pietra di una discussione finora mai affrontata in questi termini è Fca – “che finora non ha fatto molto” - e i suoi programmi per un futuro che vada oltre il breve periodo. Il polo del lusso che sta prendendo forma, tra mille stop and go, tra Torino e Grugliasco rischia di essere se non uno specchietto per le allodole, solo un sistema per mantenere un presidio, seppur residuale, nella città in cui la fabbrica è nata, evitando contraccolpi economici e sociali troppo bruschi. “Ci dicano cosa vogliono fare nei prossimi dieci e vent’anni, su cosa intendono investire” dice Alberto, secondo il quale Torino vista con il cannocchiale del tempo è una città che dovrebbe saper andare definitivamente oltre la Fiat. “Trovare la concretezza nell’andare oltre e investire in quei settori che siano in grado di diventare quel motore di sviluppo che fu l’auto negli anni Sessanta”. Ambiti come le “biotecnologie, le energie alternative, la ricerca in campo medico (Città della salute e un rinnovato campus universitario per le scienze mediche), l’ambiente”.

Tra i presenti, oltre alla prima cittadina grillina, il suo assessore al Commercio Alberto Sacco, l'assessore regionale al Lavoro, Gianna Pentenero, il presidente della Camera di Commercio Vincenzo Ilotte, il presidente di Confapi, Maurizio Casasco e il sociologo Luca Ricolfi. L’ultima freccia l'ha scoccata proprio contro una classe dirigente cui “manca il coraggio di una politica locale, che parta dall’analisi della mentalità ancor prima che dell’analisi della consistenza del sistema economico di Torino e provincia. Abbiamo a che fare con politiche che appaiono simili a fioche lanterne accese in una notte di tempesta piuttosto che a potenti fari in grado di guidare fino a porti sicuri”. E poi conclude con una metafora biblica che rende l’idea dello stato di salute della piccola impresa in una delle aree metropolitane più falcidiate dalla crisi economica e produttiva dell’ultimo decennio: “Dobbiamo renderci conto tutti, e prima di tutto le istituzioni, di un sistema legato fino a 10 anni fa in modo importante alla mono-committenza e che nel lungo attraversamento del Sinai ha visto sparire migliaia di realtà produttive. Molti sono riusciti ad arrivare alla terra promessa, molti sono morti, molti sono ancora in viaggio e troppi stanno iniziando nuovamente a cadere”.

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