GRANA PADANA

Grande Nord, aspettando Bossi

Nasce oggi il partito dei fuoriusciti dalla Lega, rimasti fedeli al Senatur e alle radici autonomiste. L’ispirazione del Profesur Miglio e i tanko di Bernardelli. Tra i promotori l’ex parlamentare piemontese Rossi

Il Senatur lo aspettano, senza farsi troppe illusioni. L’immagine del Profesur, invece, oggi si staglierà nitida a dispetto della sua scomparsa sedici anni fa, pochi mesi prima che Umberto Bossi esordisse al governo come ministro per le Riforme Istituzionali e la Devoluzione nel Berlusconi II. Perché se, come si dice, le idee camminano sulle gambe degli uomini, quelle di Gianfranco Miglio, il Professore, (ri)corrono come Verbo ritrovato nel giorno il cui nasce il “Grande Nord”.

Viaggiano quelle idee, fondamenta della Lega, verso la strada che pareva perduta nella polvere neonazionalista sollevata dal Carroccio di Matteo Salvini e che oggi pomeriggio all’Hotel Cavalieri di Milano viene imboccata con la decisione che non può far difetto a chi decide di fondare un nuovo partito. E pure in fretta. Ancora poche settimane fa gli incontri dell’associazione dell’imprenditore Roberto Bernardelli – ex parlamentare leghista, già assessore a Milano con Marco Formentini sindaco e soprattutto l’uomo che finanziò il Tanko dei Serenissimi – parevano a molti (e molti dalle parti di Salvini così li liquidano) nulla o poco più di un’armata Brancaleone all’ultima crociata per liberare il Nord. Gli stessi Amici di Umberto Bossi, per i detrattori non sarebbero nulla più che uno dei tanti gruppi su facebook: qualche cena, ma quelle dov’è arrivato acclamato l’Umberto han fatto venire la gastrite ai salviniani. Perché Bossi, resta sempre Bossi. E se qualcuno tra i fondatori del partito che nascerà oggi a Milano nutre dubbi sulla sua presenza, lo fa spiegando che “lo tengono per la giacchetta, se viene anche solo per un saluto sai che roba”. Già, roba tosta, come le cene degli ossi o lo stufato d’orso. Cucina rustica, ricette raffinate: il Senatur e il Profesur.

Sono trascorsi decenni, ere geologiche nella politica, ma adesso che il congresso è passato sui bossiani come un rullo compressore guidato da Salvini, ma è pure passata con il suo strascico semifallimentare la annunciata svolta lepenista che dalla Francia avrebbe dovuto arrivare a dar ragione e nuova linfa ai leghisti ormai sempre meno nordisti e sempre più nazionalisti, ecco adesso che l’Umberto sembra seppellire la sua snaturata creatura con quelle parole che sembrano un inevitabile epitaffio – “È la fine del Carroccio, Salvini non ha un programma, ora valuterò se andarmene” – adesso “è arrivato il momento di fondare un nuovo soggetto politico” come dice l’ex deputato ed europarlamentare piemontese Oreste “Tino” Rossi.

Era poco più di un ragazzo quando finì a Montecitorio, la Lega riempiva le piazze e Bossi chiedeva alla Rai di produrre un film sul Barbarossa, un sindaco, Dino Bosio, rivoluzionò la toponomastica di Acqui Terme incominciando con via Alberto da Giussano e un uomo della sinistra, lo chansonnier Gipo Farassino divenne uno dei personaggi di spicco del Carroccio in una regione che ormai aveva poco da sentirsi inferiore al Veneto o alla Lombardia. Che poi erano il cuore, la testa e le braccia di quella macroregione del Nord, la Padania, immaginata da Miglio insieme al Centro (Etruria, vedi il destino dei nomi col passare del tempo) e il Sud (Mediterranea) e che, oggi, a Milano tornerà ad essere evocata non come sogno svanito, ma come obiettivo e valore fondante di un “partito federalista, che si occuperà solo del Nord, di chi ci vive e lavora.” spiega Rossi.

“Guardiamo all’Europa non come un nemico, ma come federazione di Stati, con un euro a due velocità per aiutare le zone deboli ed evitare che le imprese fuggano altrove”. Economia, lavoro e soprattutto quello spirito identitario e federalista il cui tradimento imputano e non perdonano a Salvini. Il discrimine sta in quel Nord, a detta dei leghisti traditi, rimasto appiccicato al Carroccio di oggi come un adesivo in una vetrina di un negozio che ha cambiato gestione e merce in vendita. “Per noi il Nord è la nostra radice e l’oggetto del nostro impegno, un partito diventato nazionalista non ci interessa ed è lontano da noi” ribadisce  Rossi. Lui con l’ex capogruppo alla Camera Marco Reguzzoni, la sottosegretaria veneta in uno de governi Berlusconi Francesca Martini e altri leghisti scesi dal Carroccio in epoche più o meno lontane, ma sempre rimasti fedeli al Senatur: saranno loro ad affiancare l’uomo del Tanko nella nuova avventura.

“Ci prepariamo alle prossime regionali, e poi ovviamente si parte dai Comuni” perché in fondo è da lì che arriva il successo della Lega che per loro non è mai stata quella di Salvini. “Né di centrodestra né di centrosinistra. Da noi potrà aderire chiunque purché sia una persona perbene, non chiediamo da dove arriva, ma se vuole andare dove vogliamo andare noi”. Direzione Nord. “Se Umberto verrà lo accoglieremo a braccia aperte, anche se decidesse di restare dov’è” dice l’ex parlamentare alessandrino “ma temo che cercheranno di tenerlo per la giacchetta. Noi certo non lo tiriamo”. Se oggi il Senatur comparirà all’assemblea fondativa del nuovo partito, anche solo per un saluto, per il Grande Nord dell’uomo del Tanko e i suoi sarà come mandare un messaggio a Salvini: #Matteostai Serenissimo.

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