GRANA PADANA

Bossi soffia sul vento del Nord

Il Senatur al battesimo del movimento “indipendentista e nordista” promosso dai fuoriusciti dal Carroccio. “Salvini vuole andare al Sud. Ma non lascio la Lega. Per adesso” e alimenta le speranze della platea. Con lui gli ex Tino Rossi e Brigandì

“Così com’è la Lega non serve più al Nord”. Umberto Bossi non riduce le distanze – per qualcuno ormai siderali – da Matteo Salvini e dal modello nazionalista di un Carroccio che il fondatore considera ormai troppo diverso e snaturato. Tanto da indurlo all’abbandono? “Non lascio la Lega. Per adesso” ha risposto il Senatur senza, dunque, escludere categoricamente l’ipotesi che da tempo circola. E lo ha fatto in un contesto particolarmente significativo: l’assemblea costitutiva del movimento politico Grande Nord, promosso dall’imprenditore Roberto Bernardelli, un passato da parlamentare nella Lega e finanziatore del’impresa dei Serenissimi, il suggestivo e un po’ folcloristico (anche se per i magistrati che comminarono condanne fu cosa seria) commando indipendentista che la notte del 9 maggio del ’97 diede l’assalto al campanile di San Marco a Venezia portando addirittura in piazza, con un battello, il famoso tanko, un autocarro trasformato in rudimentale carro armato.

“Voglio vedere i programmi, sono qui per ascoltare e capire, poi vediamo”, ha detto il vecchio leader sedendosi in prima fila nella sala dell’hotel dei Cavalieri di Milano, di proprietà dello stesso Bernardelli, a fianco di Matteo Brigandì, ex parlamentare e un tempo avvocato ufficiale della Lega. La tensione con il segretario è emersa anche nella risposta a una domanda postagli sulla proposta di Salvini di porre un tetto ai mandati elettivi che lo riguarderebbe: “Sono messaggi che manda in giro, lui non parla chiaro”.

Musica per le orecchie degli ex leghisti riuniti a Milano per tenere a battesimo “un nuovo soggetto politico che si occuperà esclusivamente del Nord, tornando agli ideali federalisti della Lega di Bossi” come aveva annunciato l’ex parlamentare piemontese Oreste Rossi, uno dei fondatori di Grande Nord. Fino a quando non è comparso nella sala dell’hotel, non pochi di loro hanno temuto una sua possibile assenza: “Faranno di tutto per evitare che venga, anche solo per un saluto” avevano ipotizzato puntando il dito verso lo stato maggiore di via Bellerio. Invece l’Umberto ha deciso di esserci: un segnale certamente. Tutto da interpretare, senza corse in avanti. Ma in quel “per adesso” c’è tutta la speranza di chi non ha rinunciato a tornare a far soffiare il vento del Nord.

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