CULTURA & POLITICA

Finisce la Resistenza di Marcenaro

Il presidente del Museo rassegna le dimissioni: "Ora i soci decidano cosa fare". Il difficile rapporto con il neonato Polo del Novecento e i tagli degli enti pubblici. Ennesimo segnale del malessere del mondo culturale cittadino - LA LETTERA

Pietro Marcenaro lascia. L’ex parlamentare ha rassegnato le dimissioni da presidente del Museo della Resistenza, dove era stato nominato tre anni fa in sostituzione di Gian Maria Ajani, intanto eletto rettore dell’Università di Torino. Le motivazioni di una decisione che pare senza ritorno sono da ricercarsi in particolare nel difficile rapporto con il neonato Polo del Novecento, che si è insediato negli spazi che un tempo erano a uso esclusivo del Museo, e i tagli ai contributi applicati dagli enti pubblici.

L’ultimo atto compiuto da presidente è stata l’approvazione del bilancio consuntivo 2016, “senza passività e senza situazioni debitorie gravi”, subito dopo ha inoltrato ai soci la LETTERA con cui ha ufficializzato il proprio passo indietro. “Il Museo si muove in un mare di difficoltà – dice allo Spiffero -. Ho chiesto le risorse necessarie per andare avanti ma mi rendo conto delle difficoltà degli enti pubblici”.  Con la nascita del Polo del Novecento Marcenaro ha più volte provato a innescare una discussione con i soci sul ruolo del Museo all’interno di una struttura più ampia con progetti culturali (e spazi fisici) che fatalmente tendono a sovrapporsi e per questo ora il suo auspicio “è che le mie dimissioni possano portare a una discussione non solo sul nome di un successore ma anche sul ruolo del Museo nel nuovo contesto culturale torinese”.

Marcenaro e sindaca si erano incontrati un mese fa per approfondire la situazione finanziaria del Museo della Resistenza e la sua collocazione nel nuovo quadro determinato dalla nascita del Polo del Novecento. Già in quell’occasione erano state ribadite le difficoltà dell’ente per gestire i progetti didattici e l’attività culturale e divulgativa visto il taglio ai contributi applicato dal Comune di Torino.

Si tratta dell’ennesimo segnale di malessere del mondo della cultura, il più falcidiato dai tagli del Comune di Torino che per il 2017 ammontano complessivamente a 5,8 milioni. Nei giorni scorsi era stata la direttrice del Museo del Cinema Donata Pesenti secondo la quale c’è il “rischio che il museo imploda” se “l’emergenza diventa una condizione ordinaria”, prima ancora ad ammonire Chiara Appendino e la sua giunta era stato il presidente della Fondazione Torino Musei Maurizio Cibrario secondo il quale “è in gioco il futuro di Torino. Ci vuole un attimo a perdere quel posto guadagnato con così tanta fatica e progettualità”.

“Torino, città medaglia d'oro della Resistenza, non può consentire che il Museo della Resistenza viva in una condizione di precarietà e incertezza – dice Piero Fassino -. Lo ha detto con grande chiarezza Marcenaro, sollecitando istituzioni e società torinese a compiere scelte che consentano al Museo di continuare a svolgere la sua preziosa e insostituibile opera di memoria e testimonianza. È un appello che mi auguro sia tempestivamente raccolto: tanto più dopo la nascita del Polo del '900 è indispensabile definire con chiarezza ruolo, funzione e risorse del Museo. È un dovere morale verso chi ha combattuto per la nostra libertà e verso Torino e la sua storia”.

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