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Alta tensione sul Csi

Chiamparino convoca un vertice con i principali soci per uscire dall’impasse dopo i veti dell’Anac. Ma la Appendino fa sapere che diserterà l’incontro. Irritazione in Piazza Castello: “Il Comune non pensi di scaricare la questione solo sulla Regione”

Un’assenza tutta da interpretare, ma che ha già provocato forti malumori nell’entourage più stretto di Sergio Chiamparino, quella preannunciata da Chiara Appendino alla riunione tra i soci più importanti del Csi in vista dell’assemblea del 6 luglio. A suscitare un’irritazione palpabile in Piazza Castello anche e soprattutto la modalità con cui la sindaca ha comunicato la sua indisponibilità all’incontro promosso dal presidente della Regione per mercoledì prossimo: un freddo e normalissimo messaggio arrivato dagli uffici di Palazzo di Città, senza neppure una telefonata di cortesia all’altra metà del Chiappendino, immagine che mai come ora appare incrinata. Tant’è che, vista la complessità e la gravità della posta in gioco – il futuro del consorzio informatico – l’aver appreso che la Appendino ha delegato il suo assessore Paola Pisano a rappresentarla ha fatto sussurrare, ma in maniera più che udibile, fonti assai vicini al Chiampa quello che suona come un avviso: non pensi, la sindaca, di trattare la questione Csi come se fosse cosa solo in capo alla Regione. Insomma, se la mancata presenza al vertice tra i soci di peso – oltre alla Regione e al Comune, l’Università e il Politecnico – della sindaca volesse significare un segnale in tal senso, la risposta non è certo quella probabilmente sperata.

Parte, dunque, in un clima non certo ideale questa ulteriore tappa verso un traguardo nient’affatto semplice da raggiungere e che era stato ricordato ancora in consiglio regionale alla fine di maggio dall’assessore alle Partecipate Giuseppina De Santis: “Cercare, per il Csi, una soluzione di mercato in grado di non spezzettare le competenze industriali presenti nell'azienda, creare un player rilevante nel mercato dell’informatica per la pubblica amministrazione e mantenere a quella parte di Csi rimasta pubblica e in house il ruolo di soggetto aggregatore della domanda pubblica di informatica del territorio e di regista del sistema dell’informatica pubblica piemontese”. Quando il percorso sembrava avviato verso una conclusione positiva, tramite la procedura del dialogo competitivo per trovare un gruppo interessato a investire sul Csi – e se ne erano presentati tre: Engineering, Ericsson (con Csp e Gpi), Dedalus (assieme a Consoft, Aizoon e Sqs) – un parere, pur non vincolante, dell’Anac richiesto dal Comune senza concordare l’istanza con la Regione, aveva poi stoppato tutto.

Come noto, l’agenzia presieduta da Raffaele Cantone ha affermato che nel caso si dovesse concludere la procedura di cessione di ramo d’azienda, il Csi non potrebbe più ottenere affidamenti in house. Pressoché immediata conseguenza del parere era stata la dimissione del Cda presieduto da Roberto Rossotto che in una nota aveva spiegato di ritenere  il esaurito il mandato, lasciando all’assemblea dei consorziati “la più ampia libertà per individuare le soluzioni giuridiche e organizzative, anche di governance, adeguate per dare un futuro certo e sostenibile al consorzio”. Assemblea che si riunirà, come detto, il prossimo 6 luglio. Ma come e con quali ipotesi di soluzioni arrivare a quella data per evitare che il Csi possa esplodere con risvolti pesantissimi sia sotto il profilo economico, sia e non di meno sotto quello occupazionale?

Se assai poco chiara appare la linea del Comune, le cui ripetute affermazioni di principio circa la necessità di mantenere pubblico il consorzio cozzano contro la dura realtà dei numeri e la stessa impossibilità per la Appendino di sostenere la sua tesi mettendo mano al portafoglio, da parte della Regione pare resistere l’intenzione di fare in modo di non rinunciare del tutto al dialogo competitivo, insomma di tenere aperta la porta ai privati. Versione confermata da fonti vicine a Chiamparino che indicano uno dei punti da affrontare nelle riunione di mercoledì prossimo e poi in assemblea gli esiti della procedura di fatto completata. Preso atto dei due pareri dell’Anac (dopo quello chiesto dal Comune, era arrivato a ulteriore conferma quello chiesto dalla Regione) e scacciata ogni ipotesi di ricorso al Tar contro gli stessi, Chiamparino e l’assessore De Santis stanno lavorando a una road map che dovrebbe prevedere un paio di passaggi cruciali: il primo è la richiesta al direttore del consorzio di un nuovo piano industriale, strettamente correlato ai reali affidamenti da parte degli enti pubblici, a partire dalla Regione che intende confermarli al massimo ma restando nell’ambito della congruità senza il minimo sforamento; il secondo si svilupperebbe sul piano giuridico prevedendo una possibile serie di modifiche allo statuto del consorzio atte a mutarne in qualche modo la natura rendendo meno difficile il superamento dei vincoli posti dall’Anac.

Il fine è, dunque, quello di rendere ancor più appetibile il Csi ai grandi gruppi ampliandone la sua libertà di azione sul mercato, garantendo al contempo il suo ruolo strategico e salvaguardando l’occupazione. Temi importanti e, oggi più che mai cruciali. Che, forse, avrebbero potuto indurre la sindaca – impossibilitata a partecipare all’incontro di mercoledì – a chiedere di spostare ad altro giorno la riunione. A Chiara sarebbe bastato telefonare a Sergio. Se quell’assenza non fosse un segnale, da interpretare.

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10 Commenti

  1. avatar-4
    00:04 Venerdì 23 Giugno 2017 GiovanniD Ma come avete fatto?

    E' molto triste leggere questi commenti livorosi e assistere al lento, e pare purtroppo inarrestabile, declino del Csi Piemonte, che una volta era davvero un passo avanti a tutti e era veramente un posto in cui era la competenza e la capacità delle persone a fare la differenza. Come è stato possibile mandare in malora tutto quanto in questo modo? Colpa della politica? Colpa di un management improvvisato e con troppi conflitti d'interessi, anche personali? Sta di fatto che un'azienda vera non può essere retta in questo modo, galleggiare in balia delle correnti politiche del momento quando nel resto del mondo ci sono aziende come Google o Microsoft che dettano le linee per lo sviluppo dell'informatica. Tutti debbono riflettere su quanto è successo al Csi, e bisognerebbe anche capire perchè si sente questa distanza tra i dipendenti e l'azienda che porta le persone a criticare pubblicamente il loro posto di lavoro.

  2. avatar-4
    14:29 Giovedì 22 Giugno 2017 già... E mi' cuggino a.d. all'abbiemmevvu che iniziò facendo panini al mcdonald?

    Strano però...nella città dei professori migliori del mondo che gestiscono i dipartimenti migliori della galassia, che “potrebbero” produrre le cose migliori dell'universo (tipo della serie “noi produciamo algoritmi migliori di quelli di Google...” ma intanto i fatturati di Google li fanno gli altri...) ecco che gli unici investitori sono quelli che vogliono la solita rendita statale “di posizione dominante” (tanto c'è chi paga e il cliente è sempre costretto a pagare comunque, anche se il prodotto lascia a desiderare). Ma non bastava partire dalla solita cantina o dal solito garage?...

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    00:15 Giovedì 22 Giugno 2017 MirellaBf Bravo Chiampa, mantieni il tuo dirigentificio fulgido esempio per tutta Torino

    Bravo il Presidente della Regione Chiamparino!! E fa bene a tenersi stretto il luogo "amico" per eccellenza, dove collocare i futuri trombati del PD, tutti in cariche di rilevanza e di prestigio. Ecco infatti cosa succede quando i dirigenti vengono nominati per amicizie e non per capacità... Per chi segue solo adesso le tragicomiche vicende dei dirigenti raccomandati del CSI ecco a voi l'excursus di Franco Ferrara, ampiamente noto come 'alfiere' di Francesco Brizio (PD), ma non solo. Brizio, quando era presidente del csi qualche anno fa elargì una generosa consulenza di 43.356,27 Euro a Ferrara (al tempo nel 2010 'libero professionista' - la consulenza fu dal 28/01/2010 al 31/08/2010, sono andata a controllare...) perchè selezionasse il direttore generale del CSI insieme a una società di cacciatori di teste. Venne quindi selezionato Stefano De Capitani che, una volta nominato direttore generale, assunse Ferrara come dirigente. Morale: se sei disoccupato e ti chiedono di selezionare un direttore generale cerca qualcuno che una volta piazzato ti assuma, magari come dirigente, magari in CSI, magari con lo stipendio pagato dalla collettività. E magari aiuta il Chiampa a tenere i posti al calduccio per i prossimi amici.

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    23:57 Mercoledì 21 Giugno 2017 GMarcore Tecnologie piattaforme innovazione ricerca sviluppo

    Ah ah bravo Reginald! E' proprio il ritratto di F.B. se qualcuno non l'avesse capito!! l'ex sistemista che ha fatto il carrierone dai tempi di Rovaris grazie alle spinte del PD e che passa le giornate a pensare alle piattaforme innovative con l'esito che è sotto gli occhi di tutti. La direzione tecnica del consorzio serve soprattutto a garantire il posto al caldo e lo stipendio al suddetto direttore responsabile delle piattaforme e dell'integrazione. Si è circondato da portatori d'acqua che per un una-tantum di 1500 euro tradirebbero la loro madre, figurati fare le scarpe ai colleghi non graditi. No cerchio magico? No party. Peccato che questo giocattolino bruci milioni di euro di fondi pubblici regionali producendo gli obbrobri che citavi tu caro Reginald. Finchè c'era Moriondo in Regione era il paese dei balocchi, adesso che l'aria è cambiata è ora che qualcuno presenti il conto a questa gente.

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    22:29 Mercoledì 21 Giugno 2017 ErasmoBignero Macchine e management bell'esempio

    Sapete che il Csi ha deciso di tagliare le macchine ai quadri e ai dirigenti? Era ora direte voi, non si capiva perchè il csi dovesse avere un parco auto come quello della Hertz. Ma.. FAKE NEWS!!! No invece dietrofront compagni: i dirigenti si sono coalizzati e protestano per non farsi togliere la macchina, e adesso che il cda è assente... buon viaggio a tutti (i dirigenti, gli altri in tram che è anche più ecologico). Bravi bravissimi motorizzatissimi.

  6. avatar-4
    20:49 Mercoledì 21 Giugno 2017 Reginald Si' siamo davvero bin ciapa'

    Proprio bin ciapa' siamo. Come no, adesso arriva la Regione a salvare la patria contro la Sindaca. Ma invece di pensare ai massimi sistemi perche' nessuno fa qualcosa per rendere efficiente questa macchina? Se siamo un'azienda tecnologica dobbiamo essere messi in condizione di realizzare i software con le nuove tecnologie e non con i dinosauri ereditati da decenni di in curia e abbandono. Ma e' una vergogna che il nostro direttore tecnico gestisca le tecnologie come uno strumento di potere: siamo costretti a sviluppare prodotti doppioni di quelli che si trovano sul mercato, solo che siamo pochi e con ambienti di sviluppo obsoleti (per carita' bisogna risparmiare - non sui suoi bonus pero') e quindi non riusciamo a farli robusti come quelli che si trovano sul mercato. Certo, ha fatto assumere tanta gente negli scorsi anni e ancora oggi qualcuno "amico" viene fatto entrare per vie traverse (consulenze strapagate di presunti specialisti) , ma la deve smettere di farci mantenere prodotti obsoleti come Doqui o Contabilia che si comprano fuori e funzionano meglio dei nostri, per non parlare di roba ancora più vecchia e costosa come gli applicativi del Comune. Noi dobbiamo fare l'integrazione e non la software house che produce da zero le applicazioni. E poi avete rotto con le vostre trafile burocratiche interne farraginose messe su ad arte che servono solo a dare un ruolo ai capetti intermedi che lui ha collocato un po' d'appertutto e che gli fanno da Stasi interna.

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    17:46 Mercoledì 21 Giugno 2017 dedocapellano Il Re non lo vogliamo più!

    E' giusto che anche il M5S debba essere giudicato alla prova dei fatti, ma sulla decennale catastrofica situazione gestionale del CSI Piemonte il movimento di Grillo non ha nessuna responsabilità, su questo tema tra qualche anno potremo valutarlo meglio. Se vogliamo incalzare la Sindaco di Torino lo dobbiamo fare sulle sue autentiche responsabilità.... e ce ne sono da vendere..... ma non il CSI! Può darsi che i "rivoluzionari" del M5S alla fine perderanno la testa al pari di Robespierre ,Danton, Marat ecc ma non per rimettere sul trono il Re luigi XVI( Chiamparino, Fassino, ecc.. ecc)

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    15:01 Mercoledì 21 Giugno 2017 Luigi64 A me pare tutto chiaro

    Su CSI non c'è nessuno che abbia intenzione risolvere alcunché. Unico interesse è scaricare la responsabilità su altri. Sono quasi 10 anni - finita l'epoca del soldo facile - che si si alternano al capezzale del presento malato. Senza che a tutti i geni - ben pagati - che si sono alternati nella diagnosi sia miracolosamente apparsa la soluzione: farlo funzionare bene con management, infrastrutture e sistemi all'altezza per una rinnovata missione. E ben sapendo che l'unica cosa di cui non difetta il CSI è la conoscenza visto che si sono un sacco di ottime e giovani persone che arrivano da Polito e Unito (e non solo). Tutto pubblico, tutto privato, spezzatino, dialogo competitivo ... Tanto bel fumo sotto il quale pagare stuoli di professionisti, consulenti - come quello assoldato dalla Regione per la razionalizzazione delle partecipate, e amici pur di non fare l'unica cosa giusta: un serio piano di riorganizzazione funzionale alla trasformazione della PA. Difficile, vero?

  9. avatar-4
    14:37 Mercoledì 21 Giugno 2017 LuigiPiccolo Povera Torino

    Sul CSI i grillini non sanno che pesci pigliare ahahah perché su gli altri argomenti non mi sembrano molto afferrati

  10. avatar-4
    14:20 Mercoledì 21 Giugno 2017 Pacioc Che spettacolo!

    Sul CSI i 5stellle non sanno che pesci pigliare se non obbedire ad ordini superiori grilleschi di sospendere ogni collaborazione con Chiamparino. Ne emerge una immagine della Appendino totalmente ridimensionata, se ce ne fosse ancora bisogno, di persona per la quale si prospettava addirittura la candidatura a Presidente del consiglio. Traduco: emerge tutta l'inesperienza della sindaca di Torino, circondata da dei signori nessuno, quasi peggio della sindaca di Roma. Poi, fa sorridere che sia Regione che Comune hanno chiesto parere all'ANAC, ma su cosa? Forse per sapere se un soggetto privatizzato può acquisire commesse pubbliche "in house"? E' arcinoto che se una società pubblica diventa anche solo parzialmente privata non può lavorare "in house" e, se vuole commesse pubbliche, deve procurarsele attraverso gare di appalto. Doveva proprio chiarirlo Cantone? Poi, quale sarebbe l'idea di rendere appetibile il CSI a soggetti privati?....forse la garanzia di avere commesse pubblico in automatico? Cioè, io grande gruppo privato metto dei soldi da te CSI che così ti privatizzi, solo se mi sono garantite forniture pubbliche senza gare di appalto, altrimenti non mi interessa? Caspita, che imprenditoria! Tedeschi e giapponesi ce la invidiano di sicuro. Faccio i miei migliori e sinceri auguri alla Regione per portare a casa il risultato,specie per i dipendenti del CSI, ma non posso che dire: Su...per favore......smettiamola.

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