Il Pdl vuol vedere il bluff di Cota

Si fa largo la tentazione di stanare il governatore: "Minaccia di mandarci tutti a casa? Lo faccia". Perché tra un anno potrebbe essere troppo tardi, anche i sassi sanno che tornerà a Roma

FUOCO Enzo Ghigo e Roberto Cota

Mentre nel Pd c’è chi contesta la linea politica troppo soft (per non dire, a tratti, consociativa) che ha sinora caratterizzato l’azione della principale forza di opposizione, è dalle file della maggioranza che potrebbero arrivare guai seri per Roberto Cota e il suo governo. Il diktat del governatore – “O si approva la riforma entro il 31 marzo oppure tutti a casa” – ha rinfocolato gli animi del Pdl e tolto frecce dalla faretra dei pacificatori. Ora non è più solo la componente “ribelle” di Progett’Azione a spingere nella direzione di “dare un segnale chiaro e forte a piazza Castello”: è tutto il partito ad avvertire la necessità di rompere il giogo della sudditanza, psicologica e politica, del quale è finito prigioniero a causa di una serie di errori strategici e tattici inanellati fin dal varo dell’esecutivo. Se è vero che persino Enzo Ghigo, nel criticare il Piano Socio-sanitario – ovvero il totem e tabù del governatore  -, si è detto favorevole a uno scatto di reni del gruppo consiliare volto a scoprire le carte di Cota, convinto che si tratti solo di un bluff, l’iter della riforma potrebbe incontrare imprevisti tali da costringere l’assessore Paolo Monferino a procrastinare ulteriormente i tempi dell’approvazione. Il coordinatore regionale lo ha detto senza perifrasi l’altro giorno ad Asti, di fronte a una trentina di maggiorenti locali.

 

Il “Tutti a casa” minacciato dal governatore potrebbe quindi rivelarsi un pericoloso boomerang: «Cota sa che oggi non può permettersi di staccare la spina – spiega un consigliere pidiellino – quindi non dobbiamo farci intimorire. Abbiamo detto che voteremo il Piano, nonostante le nostre riserve, ma non può continuamente prenderci a schiaffi». E si fa largo l’ipotesi di qualche imboscata d’aula, su un paio di emendamenti di bandiera. La convinzione è che oggi Cota esprima un’ipotesi che intende realizzare tra un anno, in occasione delle elezioni politiche: tanto vale allora alzare gli scudi e costringerlo a più miti comportamenti. «Perché tra un anno quello ci manda a casa davvero», chiosa amaramente il consigliere.

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