# politica: è primavera

Dal web non solo protesta: facebook, twitter, YouTube sono lo scalpello attraverso cui molti giovani, oggi, stanno costruendo un’alternativa all’Italia degli zombie. Un (bel) libro di Iacoboni

Il 2011 è stato l'anno di The Protester, giganteschi movimenti di protesta dal basso ovunque, ha scritto "Time"; e per una volta ha avuto ragione. Un personaggio senza volto, cioè con mille volti, sconosciuti, irriducibili a unità, anche contraddittori. Gli hanno dedicato quella copertina così cool del magazine di dicembre: una delle manifestanti di Occupy Los Angeles ritratta in una foto che ne stilizza lineamenti, cappello e bandana, fino a farla sembrare una musulmana con il velo, neanche fosse una ragazza di piazza Tahrir. Mondi incomparabili che ai media è tanto piaciuto affiancare, e che molti magari hanno creduto di poter davvero avvicinare: gli Stati Uniti e II Cairo che si danno la mano, la Primavera globale contro il potere e la finanza, o contro la dittatura. In definitiva: contro il sistema. Anche in Italia c'è stata una Primavera, ovviamente diversissima, come quelle due lo erano tra loro; anche se ne è seguito un brutto autunno, concluso nell'icona sanguinante degli scontri del 15 ottobre a Roma, alla manifestazione degli indignati. Non significa che quella Primavera sia morta, anzi. Una parte dell'Italia, quella giovane, si è finalmente svegliata e si sta facendo sentire dal web: facebook, twitter, YouTube sono il martello e lo scalpello attraverso cui molti, oggi, stanno costruendo un'alternativa all'Italia degli zombie.

 

Una rivolta ironica, di massa, dal basso, aveva scacciato via il centrodestra della Moratti a Milano, fatto rinascere speranze persino a Napoli, rianimato Bologna, che era commissariata, affidato Cagliari, una città solidamente conservatrice, a un trentenne di sinistra. Quella Primavera era nata in totale autonomia dalla politica, senza che nessuno l’avesse compresa prima, né l’avesse davvero indagata poi; per disaffezione verso la miserabile politica italiana, per assenza di rappresentanza di intere fette generazionali (ma non solo), per sfiducia verso una classe al governo, berlusconiana ma non solo di mummie: una classe fatta di solide trasversalità che resisteranno anche al crollo del Cavaliere, vedi il caso del sottosegretario Carlo Malinconico, gli stessi comportamenti da casta trasmigrati dal berlusconismo fin dentro il sobrio governo Monti. Quella rivolta spontanea era nata sui social forum e sulle piattaforme di microblogging, usando twitter, sì, ma per produrre contenuti, spesso ironici, non per fingere una patina di freschezza a dei media asfittici: durante il passaggio da Berlusconi a Monti anche i quotidiani italiani scoprivano l’era del messaggino su twitter, ma spesso sarà solo l’esibizione di un mezzo, da parte di giornalisti a corto di idee, simulazione di una modernità non ancora raggiunta nei contenuti. Se non hai idee, però, non basta twitter a dartele.

 

Jacopo Iacoboni

Contro l'Italia degli zombie. Web politik e nuova politica

Aliberti editore, Roma 2012, pp. 252, € 16,00

print_icon