CULTURA & POLITICA

“Resistenza”, anche contro i tagli

Appello di politici e intellettuali per salvare il Museo. Contributi con il contagocce e una integrazione con il Polo del Novecento da rivedere. Stipendi dei dipendenti a rischio

Un istituto acefalo, stipendi dei dipendenti a rischio e un destino quanto mai incerto, soprattutto dopo la nascita del Polo del Novecento. Il Museo Diffuso della Resistenza potrebbe essere il primo a cadere sul campo dopo i tagli alla Cultura degli enti locali e una programmazione da rivedere, come denunciò l’ultimo presidente Pietro Marcenaro nella lettera in cui rassegnò le dimissioni. Il primo a lanciare l’allarme è stato il vicepresidente del Consiglio regionale e presidente del Comitato per la Resistenza Nino Boeti: “Non è pensabile che nel mese di luglio non vengano pagati gli stipendi del personale che vi lavora, soprattutto per ciò che questo Museo rappresenta nella storia e nella memoria della Città diTorino e del Piemonte”.

Un messaggio cui è seguito l’appello di politici, sindacalisti e intellettuali per non far perire “un presidio” di salvaguardia di una memoria che rappresenta l’identità della società nata nel dopoguerra. “Per questo non possiamo tacere la nostra preoccupazione di fronte al rischio che l’attività del Museo della Resistenza venga compromessa dalla insufficienza di risorse e dal venir meno dell’indispensabile sostegno delle istituzioni” si legge nell’appello, firmato tra gli altri da Piero Fassino, Gianmaria Ajani, Giancarlo Caselli, Bruno Gambarotta, Diego Novelli, Luciano Violante, Alberto Sinigaglia, Enrica Valfrè, Bruno Segre, Vladimiro Zagrebelsky. “Ci rivolgiamo perciò alle istituzioni cittadine e regionali perché vogliano assicurare, come è avvenuto fino ad oggi, il sostegno e le risorse necessarie alla continuità operativa del Museo e delle sue attività – scrivono -. Al tempo stesso sentiamo il dovere morale e civile di fare appello alla società torinese e ai suoi tanti mondi perché con generosità vogliano contribuire a questo sostegno aderendo alla sottoscrizione di fondi che, come firmatari di questo appello, sentiamo la responsabilità di promuovere e di sostenere noi per primi”. (LEGGI L'APPELLO CON I FIRMATARI)

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