Csea, il fallimento è dietro l’angolo

Corsa contro il tempo per salvare il consorzio, ma per tutti ormai è finita. Lavoratori in fibrillazione, conti congelati. Il liquidatore dà il via alle procedure per la chiusura

Il fallimento è ormai a un passo. Csea agonizza, mentre gli amministratori locali, per anni indifferenti quando si consumava il disastro, tentano un disperato salvataggio. I 230 lavoratori sono senza stipendio da tre mesi, il debito complessivo della società è di oltre 15 milioni di euro. La sensazione è che si sia abbondantemente superata la linea di non ritorno. Dirimente il fattore tempo, dal momento che ci sono 840 studenti che dovrebbero terminare l'anno scolastico e la Provincia ha già fatto sapere che la propria priorità è tutelare gli allievi, con la possibilità di affidarsi ad altri enti per terminare l'atività.

 

Dopo un tavolo di crisi in Regione, svoltosi poche ore fa, il vice sindaco di Torino Tom Dealessandri e l’assessore al Lavoro della Provincia Carlo Chiama sono stati costretti a uscire da una porta secondaria per evitare il contatto con i lavoratori raccoltisi in un sit in davanti a piazza Castello. A chi li ha interpellati sulla situazione avrebbero confessato che per loro è finita, non c’è più nulla da fare.  Dopotutto lo stesso liquidatore di Csea Filippo Brogi ha introdotto la riunione proprio annunciando di aver già dato mandato ai propri legali di iniziare a redigere i documenti per il fallimento. Anche l’assessore al Lavoro della Regione Piemonte Claudia Porchietto avrebbe ammesso di non avere a disposizione i 4 milioni di euro per garantirne l’attività in regime di amministrazione straordinaria. Le voci si moltiplicano, la rabbia e la frustrazione di chi sta perdendo il proprio posto cresce. La manifestazione si sposta da piazza Castello a piazza Palazzo di Città dove si svolge il Consiglio comunale. I conti della Csea sarebbero ormai stati congelati, anche a causa di una iniziativa intrapresa dal consigliere provinciale del Pd Giuseppe Sammartano, ex docente del consorzio, il quale legittimamente reclama ancora dei quattrini per una vertenza sindacale mai saldata. Da un momento all'altro i libri contabili potrebbero finire in tribunale.

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