Pd nel caos: arrivano le purghe

Esplode il "caso Grugliasco": dopo le primarie sono stati esclusi dalla lista tre consiglieri. Laus chiede un intervento di Morgando e Bragantini. E a Chivasso i Moderati si defilano, ci pensa Bersani

Ormai è bufera nel Pd di Grugliasco. La scelta della segreteria cittadina di estromettere tre consiglieri uscenti che avevano sostenuto Salvatore Amarù alle primarie non ha mancato di scatenare la bagarre. Si tratta di tre esponenti tutt’altro che marginali nell’attuale assemblea cittadina: il già citato Amarù è il capogruppo, Rocco Marfulli è il suo vice oltre a presiedere la commmissione Lavori Pubblici, mentre Domenico Palomba è presidente della commissione Urbanistica. Il Pd mercoledì sera ha disposto che non saranno ricandidati. Fuori dai giochi. “Per una necessità di rinnovamento” dicono dal quartier generale di via Giustetti, dove ha sede il circolo cittadino, “per ritorsione” ribattono gli esclusi, sostenuti sin dall’inizio delle primarie dal consigliere regionale Mauro Laus.

 

Ed è stato proprio Laus a prendere carta e penna e a inviare una missiva di fuoco ai colleghi di Palazzo Lascaris, al segretario regionale Gianfranco Morgando e alla sua omologa torinese Paola Bragantini. Per chiedere una presa di posizione. Si parte dall’antefatto: «Il sindaco uscente Marcello Mazzù, dopo due mandati, individua nell’assessore Roberto Montà (foto accanto) il suo erede al trono, il delfino cui affidare scettro e corona. Una scelta condivisibile: il punto è che siamo nel Pd e non alla Corte di Camelot esistono regole e percorsi da rispettare». Si fanno le primarie, vince Montà, il Pd con i suoi tre candidati totalizza complessivamente l’80% dei consensi. Una performance da leccarsi i baffi, ma poi il patatrac. «dalla notte delle primarie si passa rapidamente alla notte dei lunghi coltelli – si legge nella lettera -. Il risultato delle  urne  scatena in molti, neo candidato sindaco in testa, la voglia di trasformare il grande successo di partecipazione in una becera e controproducente resa dei conti». Per i sostenitori di Amarù una vera e propria «purga, avallata dal silenzio degli organi provinciali e regionali del Pd».

 

Per giorni le colombe avevano tentato di ricomporre i pezzi, ma invano: rancori durati cinque anni da una parte e dall’altra hanno avuto la meglio e ora per i tre “reietti” potrebbe non esserci neanche il salvacondotto di una candidatura in altre liste. Il diktat parla chiaro: nessuno li ospiti se vuole rimanere in coalizione. Il timore di Montà e soci era proprio quello che i tre potessero candidarsi fuori dal Pd e ritrovarsi in Consiglio dove avrebbero avuto gioco facile a organizzare la fronda. Di qui il tentativo di spaccare il fronte, con avances all’uno o all’altro, ma i tre, per ora, sono rimasti compatti. Adesso si attendono le reazioni alla presa di posizione di Laus, che se non altro palesa tutti i limiti di un bagno democratico che poi diventa bagno di sangue, di un modello che impone agli sconfitti l’alleanza al vincitore, senza che quest’ultimo sia tenuto a dare rappresentanza ai suoi competitor. Insomma, chi vince prende il banco. Intanto, nel Pdl emerge ormai con forza la candidatura dell’attuale consigliere comunale Viorel Vigna (foto) area Ghiglia, strettissimo collaboratore in Regione dell’assessore ai Trasporti Barbara Bonino: lui a quanto pare ne farebbe volentieri a meno ma per spirito di servizio dovrebbe alla fine accettare.

 

Da Grugliasco a Chivasso, dove la partita pare definitivamente chiusa. Dopo la porta in faccia sbattuta dal Pd cittadino ai Moderati, pare che il movimento di Mimmo Portas abbia desistito dal presentare un autonomo candidato a sindaco e forse addirittura una lista col proprio simbolo. A inserirsi in questa contesa sarebbe stata addirittura la segreteria nazionale del Pd. Decisiva la telefonata giunta direttamente dal responsabile enti locali Maurizio Migliavacca, chiedendo a Portas un atto di responsabilità per il bene della coalizione. Lui ha risposto “obbedisco”.

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