PALAZZO CIVICO

Manomessa la relazione dei revisori

Giallo al Comune di Torino. Il collegio sindacale denuncia: "Modificato il nostro parere al bilancio" sul debito di 5 milioni con la Ream. L'assessore Rolando: "Tutto falso. Denunceremo chi ci accusa di aver alterato le carte" - DOCUMENTO

La relazione dei revisori dei conti del Comune di Torino potrebbe essere stata manomessa, alterata. In altre parole falsificata. È lo stesso collegio sindacale a denunciare l’accaduto in una mail inoltrata questa mattina ai consiglieri comunali. Il caso scoppia nel giorno della discussione della delibera sulla salvaguardia degli equilibri di bilancio ed è relativo al parere dei revisori riguardo quel debito da 5 milioni nei confronti della società Ream, contratto nell’ambito dell’operazione sull’area ex Westinghouse, che il Comune ha iscritto nel bilancio 2018, ma che a parere dei sindaci sarebbe stato da inserire già nel conto economico del 2017.

Della manomissione i revisori si erano accorti subito, al punto che, secondo quanto loro stessi affermano oggi, avevano fatto presente l’accaduto in due mail, inoltrate tramite posta certificata il 4 e il 5 maggio, in cui veniva comunicato all’amministrazione che “l’allegato 5/a” al bilancio di previsione, cioè quello contenente la loro relazione “è stato erroneamente corretto nel terzo capoverso a pagina 5, modificando manualmente l’anno 2017 in 2018 e che pertanto l’anno di riferimento da intendersi corretto è il 2017, come chiaramente si evince dalle precedenti pronunce del Collegio”. La mail è firmata da tutti e tre i revisori: il presidente dell’organismo di controllo Herri Fenoglio e gli altri due componenti, Maria Maddalena De Finis e Nadia Rosso.LA RICOSTRUZIONE - Chi ha modificato a penna la relazione dei revisori per renderla compatibile con le scelte dell’amministrazione? A Palazzo Civico qualcuno si è preso la briga di falsificare il parere dei revisori al bilancio? Non sembra, a quanto pare si tratta di un errore, forse indotto dalle pressioni esercitate in quei momenti concitati sul presidente Fenoglio, in un vertice nell'ufficio di presidenza della Sala Rossa, ma di cui già poche ore dopo i tre professionisti si erano accorti e avevano provveduto a segnalarlo all'amministrazione. Tant'è che lo stesso assessore al Bilancio Sergio Rolando respinge categoricamente ogni accusa: “Il parere dei revisori è stato modificato a mano dal presidente del collegio, alla presenza di diversi testimoni, e poi siglato dagli altri due membri prima di andare in aula la sera del 3 maggio come risulta dagli atti – replica, e poi annuncia -. Questi documenti sono già stati acquisiti dalla Procura, denuncerò tutti coloro che affermano che io abbia corretto le carte”. Ma allora cosa è successo?

Accortisi dell'errore commesso, i revisori hanno inoltrato due mail il 4 e 5 maggio con la richiesta di rettifica della data: quel debito andava iscritto già nel 2017, ribadiscono, non nel 2018. Intanto, dal bilancio di previsione si passa all'assestamento. Nella bozza di delibera inoltrata al collegio sindacale non compaiono riferimenti alla questione Ream, tant'è che gli stessi sindaci, nel loro parere, scrivono che "relativamente ai debiti con Ream Sgr Spa, pari ad euro 5.000.000,00 oltre a interessi dovuti, l'Amministrazione non si esprime". Il riferimento a Ream compare, invece, nel documento sottoposto alcuni giorni dopo in commissione Bilancio ai consiglieri. I 5 milioni restano iscritti nell'anno 2018 con tanto di parere favorevole dei revisori, sulla base di quella modifica apportata nel previsionale (evidentemente senza considerare le successive richieste di rettifica dei revisori). Insomma, quel che starebbe emergendo dalle prime ricostruzioni è che la versione fornita dalla giunta ai revisori sia diversa da quella sottoposta ai consiglieri. Una situazione a dir poco ingarbugliata.

La questione è stata sin dall’inizio uno dei nodi più complessi da sciogliere. Quei 5 milioni erano stati versati dalla Ream – società partecipata da un gruppo di fondazioni bancarie, presieduta da Giovanni Quaglia che intanto è diventato anche presidente della Fondazione Crt – con la prospettiva di realizzare l’intervento previsto nell’area ex Westinghouse, con supermercato e centro congressi. Ma al momento in cui il Comune ha dato seguito al bando che aveva assegnato la costruzione del complesso a un’altra società – la Amteco & Maiora – rivendicando gli oneri di urbanizzazione, la caparra iniziale versata da Ream sarebbe dovuta essere restituita. Così non è accaduto e per mettere una pezza Chiara Appendino ha ottenuto dalla stessa Ream una lettera in cui acconsentiva allo slittamento del pagamento nell’anno successivo. Il problema, a questo punto, è rimasto meramente contabile: quel debito andava iscritto a bilancio già quest’anno o no? Secondo i revisori sì, secondo l’amministrazione no. E intanto in procura c’è un’indagine aperta con l’ipotesi di falso in atto pubblico e che ora si arricchisce di un nuovo elemento.

Anche perché l’orientamento dei sindaci è da tempo inequivocabile e viene ribadito anche nella comunicazione di questa mattina: “Il Collegio continua a ritenere che il debito per la restituzione della caparra a Ream Sgr Spa, pari a Euro 5.000.000 oltre gli interessi legali, debba essere riconosciuto e finanziato nel bilancio dell’esercizio 2017, e questo a prescindere dall’effettivo versamento dilazionato concesso per il 2018”.

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