Approvata la “riformicchia”

Dal Consiglio Regionale via libera al provvedimento di riorganizzazione. Testo completamente stravolto, restano solo le sei nuove federazioni. Ora tocca al Piano socio-sanitario

Il Consiglio regionale del Piemonte ha approvato il disegno di legge 174, “Disposizioni in materia di organizzazione del servizio sanitario regionale”, prima tappa della riforma sanitaria varata dalla Giunta Cota. Il passo successivo sarà il via libera al testo unificato che ridisegna la sanità piemontese, il vero e proprio Piano socio-sanitario. La legge approvata nel pomeriggio modifica l’architettura di riferimento del settore, con l’istituzione di sei federazioni sanitarie volute dall’assessore Paolo Monferino che, rispetto al testo iniziale, ha rinunciato pressoché a tutti gli assi portanti: sparita la separazione territorio/ ospedali, abbandonata l’ipotesi un’unica azienda del 118.

 

«Molto rumore per nulla, o quasi» per Mercedes Bresso: «Dopo gli annunci di rivoluzioni copernicane fatte dalla maggioranza, negli ultimi giorni l’assessore ha cambiato molte volte idea: facendo diventare quelli che erano i pilastri della sanità targata Cota, gli stessi che avrebbero reso all’avanguardia il sistema sanitario piemontese, in pezzi del disegno di legge a cui poter rinunciare facilmente». «Come opposizione – continua l’ex presidente - non posso che essere lieta dei passi indietro fatti dalla Giunta sul 118, sull’impegno ad aumentare il fondo per l’assistenza (portarlo a 110, contro i 138 milioni necessari) e sul ruolo di programmazione ridato all’assessorato. Ciò a cui non rinunciano è la costituzione delle sei federazioni sovra zonali con la conseguente nomina di sei nuovi direttori generali. Risulta evidente il motivo di tanta ostinazione dell’assessore – rimarca Bresso – imporre una visione di controllo di tipo industriale, attraverso cui agire sul sistema sanitario regionale. Purtroppo si preferisce inserire un nuovo livello amministrativo con un immediato aumento di spesa, senza riuscire ad ottenere quel contenimento dei costi ancora una volta solo dichiarato e mai perseguito nella realtà. Fare un nuovo piano sanitario – conclude Bresso – rinunciando a tutto tranne alla creazione di sei nuove poltrone, mi sembra rappresenti una politica dei costi e non della efficienza».

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