Antimafia, tra chiacchiere e distintivi

Dopo il Comune di Torino anche in Regione e Provincia si chiede di istituire commissioni sulla criminalità organizzata. Nobili intenzioni che rischiano però una deriva parolaia

È esplosa la fregola dell’antimafia. A fare da apripista è stato il Comune di Torino che nei giorni scorsi si è dotato di una speciale Commissione consiliare per la “cultura della legalità e del contrasto dei fenomeni mafiosi”: una risposta della massima istituzione cittadina all’allarmante diffusione dei fenomeni di infiltrazione della criminalità organizzata, messo ulteriormente in luce dalle recenti indagini condotte da magistratura e Dda (operazioni “Minotauro” e “Maglio”). Un segnale positivo, una testimonianza encomiabile, un’importante baluardo simbolico, ma strumento privo di efficacia pratica: l’organismo non svolgerà alcuna inchiesta, limitando i suoi compiti all’analisi, al confronto e alla «divulgazione delle buone pratiche adottabili per prevenire o contrastare la penetrazione di fenomeni mafiosi». Ma certe battaglie si combattono anche – e soprattutto – rompendo il muro dell’indifferenza, sul quale attecchisce la mala pianta dell’omertà e della collusione. È la potenza dirompente della parola, anche se il rischio che finisca tutto in chiacchiera è sempre in agguato.

 

Sull’esempio di Roberto Tricarico anche altri politici propongono la costituzione, nelle rispettive amministrazioni, di una Commissione antimafia. Lo chiede, dopo lo scioglimento del Comune di Leini, il consigliere regionale dei Pensionati Michele Giovine:  «A mio parere – scrive in una nota - è giunto ormai il momento di ragionare sull’istituzione di una commissione antimafia regionale, cosa di cui francamente speravo il nostro Piemonte non avesse bisogno. Ma bisogna prendere atto dello stato delle cose senza  timore e bisogna agire con fermezza per bloccare sul nascere un fenomeno inaccettabile e abominevole».

 

A Palazzo Cisterna, lo segue a ruota consigliere dell’Italia dei Valori Roberto Barbieri che domani, in una conferenza stampa, illustrerà il contenuto della mozione con la quale chiede che anche la Provincia di Torino si doti di un organismo ad hoc, ovviamente «alla luce dei recenti fatti che hanno portato d’attualità il fenomeno delle infiltrazioni mafiose nelle Istituzioni».

print_icon