La Lega torna al verde (e mostra i muscoli)
Stefano Rizzi 07:40 Sabato 16 Settembre 2017 2Con i conti correnti bloccati dalla magistratura il Carroccio marcia verso Pontida. Venti pullman dal Piemonte. Appelli all’unità del centrodestra ma sul camper di Canelli non può salire il berlusconiano Sozzani: “Si faccia da parte”
“Vado su col camper”. Ma per Alessandro Canelli, sindaco leghista di Novara, l’analogia con simbolo di stagioni politiche passate si ferma al mero uso di monolocale viaggiante con cui arrivare oggi a Pontida e svegliarsi fresco e pimpante ancor prima che il pratone si riempia di militanti. Craxi vi aveva fatto salire, sul camper parcheggiato alla fiera di Rimini, dove nella primavera del ’90 si teneva la conferenza programmatica del Psi, uno stranito D’Alema (“davvero ci portano sul camper?” chiese a Veltroni) e prima di lui, nel 1989 all’Ansaldo, Forlani battezzando in quel Raphael a quattro ruote la nascita del Caf.
Il sindaco leghista, invece, prende su il camper e viaggiando verso il luogo sacro della mitologia padana manco si sogna di far salire l’alleato. Al singolare perché la questione è sì politica ma non di meno personale, nel senso che quando Canelli ha letto le dichiarazioni del suo concittadino consigliere regionale di Forza Italia, Diego Sozzani, quasi soffiava dalle narici come un toro. S’infervora ancora adesso, che un po’ gli dovrebbe essere sbollita. “Ma come? Lui che ha fatto di tutto per tenere diviso il centrodestra alle comunali dell’anno scorso adesso dice che è disponibile a candidarsi
per coalizione. Meglio abbandoni ogni illusione” avverte il sindaco che per essere eletto non ha certo potuto contare sul sostegno dei berluscones: “Oggi ce l’ho all’opposizione, nei banchi vicino al Pd, altro che centrodestra unito. Da chi ha lavorato per tenerlo separato mi aspetterei non che dicesse di essere disponibile a candidarsi, ma a farsi da parte”.
Giù dal camper e giù dal Carroccio, semmai si andrà insieme a proporsi agli elettori. Che poi questa è una delle tante incognite che accompagnano la tradizionale kermesse leghista di domani. L’ultima, in ordine di arrivo è quella che Matteo Salvini ha ripetuto denunciando il blocco dei conti disposti dalla magistratura genovese: “Come pagheremo la festa di Pontida?”. Dal provvedimento che ha toccato federazioni provinciali e regionali nel Nord, fino a ieri il Piemonte è rimasto indenne. “Intanto c’è poco da bloccare qui” diceva ieri il segretario alessandrino Roberto Molina cogliendo l’occasione per ricordare che,
loro, “i militanti il viaggio in pullman se lo sono sempre pagati”, come quelli che a Pontida arriveranno in macchina, o in camper come il sindaco di Novara. Lo scorso anno era salito sul palco, chiamato da Salvini, per festeggiare il capoluogo piemontese riconquistato. Domani toccherà a Gianfranco Cuttica, che un anno dopo, ha fatto il bis con Alessandria. Dalla sua città che è pure quella del plenipotenziario di Salvini in Piemonte Riccardo Molinari, oggi assessore a Palazzo Rosso e tra pochi mesi candidato con un posto sicuro a Montecitorio, di pullman ne partiranno “almeno un paio, più altri dalla provincia”, più di venti da tutta la regione. Perché “la Lega non si ferma” come ha ripetuto il leader nella conferenza in via Ballerio dopo un lungo incontro con gli avvocati per predisporre il ricorso contro il provvedimento dei magistrati liguri e preannunciando un consiglio federale straordinario per lunedì.
“Non ci fermano – ha ribadito il “Capitano” –. E saremo sicuramente presenti alle elezioni con il simbolo della Lega”. Salvini si aspetta a Pontida “una marea di gente” perché “è in corso un attacco politico contro la di noi”. Inevitabile il cambio di programma sul palco: “Sarà una giornata all’insegna della democrazia e della libertà. Stiamo studiando iniziative eclatanti. Vedremo. Ma vogliamo rimanere nell’alveo della democrazia, anche se siamo vittime di un’aggressione senza precedenti nella storia repubblicana”.
Stravolta la scaletta della giornata, sarà una Pontida tutta da osservare quella di quest’anno che, se non fosse scoppiata la grana dei blocco dei conti, avrebbe avuto – e in parte comunque avrà – come connotazione la presenza, accanto allo storico Nord, quelle “migliaia di persone dal centro e dal sud”. Da qualche settimana era scemata l’attesa per l’eventuale annuncio da parte del segretario del cambio del nome, con la scomparsa proprio del Nord nel simbolo e nelle liste. Tutto rinviato a dopo le politiche. Anche se gli ex leghisti, rimasti bossiani, raccolti nel “Grande Nord” non cedono alla speranza, non certo illusoria, di rubare un po’ di voti nei territori dove il
Carroccio è nato e dal quale, sotto la gestione Salvini, c’è chi si sente tradito. Oggi, proprio alla vigilia del grande raduno, in centro ad Alessandria l’ex parlamentare Tino Rossi e altri militanti dellla nuova formazione allestiranno un gazebo, a pochi passi dal municipio il cui sindaco domani salirà sul palco di Pontida a rappresentare l’ulteriore conquista di un capoluogo da parte della Lega.
Certo, restano i temi forti – dall’immigrazione all’Europa – ma soprattutto le due carte pesanti dei referendum sull’autonomia che si terranno in Veneto e in Lombardia. Poi, dalla magistratura ligure, sono arrivate altre carte e il passato – quello dei Bossi e dei Belsito – ha scompaginato il presente. “Ma non ci fermeranno” avverte, per il futuro, Salvini. Intanto si va verso il pratone, in pullman e col camper.


