Forza Italia corre da sola, tandem Cirio-Porchietto
Stefano Rizzi 07:45 Mercoledì 20 Settembre 2017 0Salta l'ipotesi del listone unico del centrodestra. La coppia di aspiranti governatori scende in campo al Senato. L'ex ministro Costa in lizza per un seggio alla Camera. Cambio di aula per Rizzotti. Ecco i primi elenchi di Pichetto
Pronti a correre, da soli. Con questa legge elettorale e viste le difficoltà che si presentano ad andare alle urne con una differente, ma ancor più dopo il discorso di Matteo Salvini a Pontida, Silvio Berlusconi è sempre più intenzionato a mettere il soffitta il listone. Lega e Forza Italia difficilmente rinunceranno a contarsi alle urne: con il sultano di Arcore determinato a confermare la sua leadership
nel centrodestra e il Felpetta a strappargliela a suon di voti. Silvio, rispetto al leader di una Lega non solo più Nord ma sempre più nazionale (e nazionalista) non ha più da calare la carta dell’asse con il Carroccio al settentrione e con altre forze (Fratelli d’Italia, per esempio), al Centro-Sud sul modello all’epoca proposto con An di Gianfranco Fini, ma ha altre carte da giocare: nella manica un eventuale governo con il partito di Matteo Renzi, nel caso il centrodestra non sfondasse e il Pd avesse bisogno di un soccorso azzurro. E per poter gestire autonomamente il mazzo, meglio correre da soli. Evitando che passi, tra gli azzurri, il messaggio lanciato da Salvini: “Berlusconi mi aiuterà a fare il premier”.
Quindi è altro il messaggio in questo dopo Pontida, ma già elaborato per tempo, che parte da Palazzo Grazioli diretto ai proconsoli nelle province dell’impero. Dice di attrezzarsi per le liste senza distrarsi su archiviate ipotesi di listone. E altro ancora: l’indicazione arrivata, come altrove, in Piemonte attraverso il coordinatore regionale Gilberto Pichetto ormai in contatto costante con l’inner circle (a partire da Niccolò Ghedini), è quella di far scendere in campo tutti o quasi i consiglieri regionali e, proprio per la loro (reale o supposta) capacità di raccogliere voti spedirli dritti a nuotare nel mare magnum delle preferenze per il Senato.
Messe così le cose, una capolistatura per un collegio sicuro somiglia a un miraggio per molti degli attuali inquilini di Palazzo Lascarsi che a quello non hanno mai nascosto di puntare. Qualcuno nelle liste per la Camera ci finirà, ma non è detto in posizione sicura. Quella, per esempio, che s starebbe allestendo per l’attuale senatrice Maria Rizzotti, data per probabile nel collegio Alessandria-Asti, ritenuto uno dei migliori dagli analisti azzurri, anche sulla scorta dei successi ottenuti dal centrodestra ad Asti con Maurizio Rasero che è uomo storicamente berlusconiano e ad Alessandria dove però a fare il sindaco è finito il leghista Gianfranco Cuttica e dove la Lega farà scendere in campo l’attuale segretario regionale Riccardo Molinari, uomo vicinissimo da sempre a Salvini. Sogno infranto per Massimo Berutti,
consigliere regionale che già aveva evitato il rischio di doversela vedere con il Cardinale Azzurro Ugo Cavallera, pronto – come sempre “se il partito me lo chiede” – a giocarsi le agognate vacanze romane da pensionato al Senato? Sulla Rizzotti alla Camera non ci sono dubbi: Silvio vuole garantirla e non può certo farlo mandandola allo sbaraglio. Che già saranno in tanti e di peso a farlo: se Luca Cordero di Montezemolo accetterà la sfida sarà il nome pesantissimo su cui punterà l’ex cavaliere in Piemonte, ma potrebbe anche garantirlo in un collegio torinese.
Nella corsa a Palazzo Madama ci sarà madama Claudia Porchietto, pronta con il suo team con tanto di magliette che verranno buone anche per le regionali e tanto vale incominciare con un anno di anticipo a giocarsi la partita in tutto il Piemonte. Stesso territorio, che è solo una parte della sua circoscrizione europea, dovrebbe toccare ad Alberto Cirio sul quale pesa l’incognita Enrico Costa. L’ex ministro che ha lasciato governo e Angelino Alfano tornando verso gli originari lidi berlusconiani non avrebbe nelle mire un ritorno in Parlamento. Si dice preferirebbe un’altra collocazione, magari un’Authority. Ma il
pressing di Ghedini per una sua ricandidatura, considerato il cognome e le sue prese di posizione differenti rispetto alla maggioranza di cui ha fatto parte su alcuni temi importanti – dallo ius soli alla riforma del processo penale, fino alla legittima difesa – è molto forte. Il deputato di Mondovì, dunque, quasi certamente finirà in lista. E se così sarà non si contenderà voti con il conterraneo Cirio: se uno correrà per il Senato, molto probabilmente l’eurodeputato, l’altro aprirà la lista per il collegio di Cuneo.
Il parlamentare europeo di Alba, nel frattempo, si muove con consumata abilità anche nel tortuoso sentiero che vede appostati i più intransigenti dei berluscones sempre più irritatati per il filoleghismo di Giovanni Toti. Cirio è legatissimo al governatore ligure, domenica sul palco a Pontida ad ascoltare Salvini parlare come leader del centrodestra e futuro premier, ma altrettanto solido (e in questo caso estremamente utile) è il legame con il presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani.
Tanti i consiglieri regionali pronti allo start: da Daniela Ruffino al novarese Diego Sozzani, bersaglio del veto leghista del sindaco Alessandro Canelli nel caso, sfumato, del listone, passando per il già citato Berutti; non escluso il capogruppo. Tra i tanti nodi da sciogliere, Gilberto Pichetto nel frattempo ha, infatti, sciolto ogni riserva: si candiderà capolista nel collegio Ivrea - Biella-Vercelli, il “suo” collegio naturale essendo egli di Gifflenga e reggendo pure a livello commissariale il partito nella città del riso. Ma il suo compito, ancor prima di raccogliere voti, è quello di ricevere indicazioni da Arcore e mettere
insieme quelli che egli precisa essere non delle liste – “le farà il Presidente” – ma degli elenchi. I nomi non gli mancheranno di certo, neppure quelli dei sindaci – ad oggi si dà per certo quello di Orbassano Eugenio Gambetta – che il Presidente ha fatto sapere di volere in quantità ragguardevole così come quelli di esponenti del mondo delle imprese e delle professioni. Poi ci potranno essere sempre quelli che all’ultimo minuto Berlusconi potrebbe decidere spedire in posizioni sicure. Personaggi che alle scorse elezioni il Piemonte lo hanno visto di sguincio e poi mai più. Ma, per carità, non chiamateli paracadutati. Nessun lancio, i berluscones corrono. Da soli.



