Vercelli, al muro le camarille Pdl

La guerra tra Rosso e Pedrale si combatte ora a colpi di manifesti. Lo scontro si è infiammato dopo il siluramento di Canova dalla giunta provinciale. Ripercussioni in Comune

MANIFESTO (foto da VercelliOggi)

A Vercelli li mettono con le facce al muro. L’ultimo atto della faida che vede contrapposti i clan pidiellini - quello dei “rossiani”, nel senso dei seguaci di Roberto Rosso, ai “lealisti” alla diarchia regionale Ghigo-Ghiglia capitanati da Luca Pedrale – si combatte a colpi di manifesti. Casus belli la cacciata di Gilberto Canova dalla giunta provinciale: rappresaglia dei vincitori del congresso provinciale sulle truppe dell’ex sottosegretario. Regista dell’operazione il giovane Davide Gilardino, assessore provinciale e già ragazzo di bottega di tutti i maggiorenti casalinghi (è stato “fidatissimo” di Alberto Cortopassi, poi di Rosso e infine di Pedrale), che spera così di dare il colpo di grazia alla minoranza interna e incoronarsi “reuccio della bassa”.

 

Pronta la reazione dei rossiani che dopo aver aperto il fronte sul Comune, dove contano su una nutrita pattuglia di consiglieri, chiedendo un rimpasto di giunta, hanno lanciato una raccolta firme in difesa del “soldato Canova”, raggiungendo in pochi giorni le duemila sottoscrizioni. Ora il salto di qualità: centinaia di manifesti con il faccione dell’epurato e l’invito a “difendere il nostro assessore” verranno affissi nei comuni della provincia. Messaggio rivolto al presidente Carlo Riva Vercellotti affinché non “svenda” il voto di tanti elettori del centrodestra che alle scorse elezioni hanno tributato a Canova1.941 preferenze, decretando l’ex sindaco di Santhià primo degli eletti. Pedrale e soci avrebbero intenzione di reagire con una contro-campagna di affissione, pere la gioia di tipografie e attacchini.

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