VERSO IL VOTO

Centrodestra, capilista alla carica

Trattative serrate per spartirsi i posti “sicuri”. Lo schema: 10-10-3-2 per l’uninominale. I sondaggi confermano il vento in poppa, ma molto dipenderà dalla nuova geografia elettorale. Ogni partito al tavolo con la propria short list - ECCO I NOMI

Con le simulazioni che, pur tra ovvie variabili, gli attribuiscono suppergiù una dozzina di collegi uninominali alla Camera sui 17 in cui sarà suddivisa la regione e gli altri (Senato e parte proporzionale per Montecitorio) di conserva, il centrodestra piemontese può sedersi con una certa tranquillità al tavolo e ragionare sulle spartizioni. Che poi è quello che stanno facendo in queste ore i capataz della coalizione prossima ventura. A dare la carte e prendersi la parte più consistente del mazzo, ovviamente, la Lega che non perde occasione di rimarcare il suo peso maggiore rispetto agli altri e Forza Italia ben disposta alla trattativa ma non a passare per una sorta di gregario di lusso di Matteo Salvini, pur se ci si trova in una terra del Nord dove i lumbard han fatto man bassa di sindaci in città dove dal rosso si è passati al verde col Carroccio svelto ad accelerare lasciando il centrosinistra fermo al semaforo.

Un ragionare alla pari, quello tra i vertici regionali dei due partiti maggiori, che sembra destinato a tradursi in un numero uguale di candidature “sicure” distribuite tra collegi uninominali per Camera e Senato. Il resto ai cespugli centristi e, in misura lievemente minore a Fratelli d’Italia. Per intenderci, prendendo 25 posti: 10 ciascuno a Lega e Forza Italia, 3 alla terza gamba formata dal rassemblement in via di costituzione che comprenderà i supporter di Stefano Parisi, l’area liberale e popolare di Enrico Costa, la formazione di Gaetano Quagliariello, i fittiani e i tosiani, mentre 2 posti dovrebbero andare ai Fratelli d’Italia che, come si vedrà in Piemonte sono anche un po’ fratelli coltelli.

Conti fatti ancora senza l’oste, ovvero il disegno esatto dei collegi, ma che più d’uno immagina possano non discostarsi più di tanto da quelli con cui si andò al voto nel 2001. E proprio questa ipotesi fa salire il livello di previsione positiva nel centrodestra anche per quella parte di Piemonte, nella fattispecie l’area centrale di Torino e alcuni collegi limitrofi come quello di Pinerolo, ma anche Settimo, Chivasso e Giaveno, che accrescerebbe il dato favorevole a Forza Italia e Lega già piuttosto assodato nelle varie province.

Previsioni ottimistiche e simulazioni favorevoli aprono alla stesura di elenchi che, nei propositi dei dirigenti regionali, se predisposti d’amore e d’accordo rischierebbero assai pochi ritocchi ed eviterebbero la mano pesante sui tavoli nazionali. In attesa di trovare le caselle per ciascuno, i berluscones ragionano su una serie di nomi accanto a ciascuno dei quali potrebbe starci un asterisco a indicare se non la certezza, la assai alta probabilità di essere presto sostituito da un “on” o “sen”. Conferma, più che annunciata, per la discesa in campo dell’europarlamentare albese Alberto Cirio, dell’aspirante presidente della Regione (nel 2019) oggi consigliere a Palazzo Lascaris Claudia Porchietto, così come della vicepresidente del parlamentino di via Alfieri Daniela Ruffino, accanto alle new entry dei coordinatori provinciale e cittadino Carlo Giacometto e Davide Balena, insieme all’ex sindaco di Santena Benny Nicotra e all’attuale primo cittadino di Orbassano Eugenio Gambetta. Posti d’onore, una sorta di Leoni d’oro alla carriera, per il coordinatore regionale Gilberto Pichetto e per l’ex assessore regionale Ugo Cavallera, che nel suo feudo alessandrino potrebbe giocare un brutto scherzo al consigliere di Palazzo Lascaris Massimo Berutti, a meno di trovare una quadratura del cerchio tra Camera e Senato, quest’ultimo indicato come approdo prescelto dal Cardinale Azzurro. Nell’elenco anche Fabrizio Bertot e, ovviamente, la coppia senatoriale uscente formata da Maria Rizzotti e Lucio Malan. A scorrere la lista, provvisoria, dei berluscones si evince come la componente femminile sia non solo rappresentata in numero sostanzialmente adeguato alla rappresentanza di genere prevista dalla legge, ma che proprio in virtù di questa norma le donne azzurre siano ancor più “blindate”.

Il rosa manca, invece, in casa leghista dove il rispetto della quota si profila come un problema. Ad oggi i nomi che stanno circolando sono tutti di uomini: scontata la candidatura con esito strasicuro del segretario piemontese Riccardo Molinari, mentre appaiono assai meno scontate quelle degli uscenti Roberto Simonetti e Stefano Allasia, con alle spalle tre e due mandati.. Della prossima pattuglia parlamentare faranno, quasi certamente, parte il consigliere regionale Alessandro Benvenuto (sostenuto con forza dal capogruppo in Sala Rossa Fabrizio Ricca), il sindaco di Arona Alberto Gusmeroli e, con un ritorno nelle aule parlamentari, l’ex senatore Enrico Montani. In lizza per un posto da onorevole anche Alessandro Giglio Vigna,  dirigente storico, colonna portante della Lega nel Canavese, ma soprattutto uno dei volti del nuovo corso targato Molinari, il quale, subito dopo essere stato eletto al congresso di San Valentino del 2016, caldeggiò il suo ingresso nella segreteria federale, la centrale di comando di via Bellerio. Cherchez la femme, si diceva guardando al Carroccio. E (almeno) una ci sarebbe e si dice pure piuttosto scalpitante, ma su Elena Maccanti, in passato cotiana di ferro, qualche sopracciglio sembra aggrottarsi. Si vedrà. Di sicuro la penuria di donne sul Carroccio, probabilmente giocherà a favore dell’ex assessore della giunta di Roberto Cota. Intanto gli altri nomi che circolano, dal segretario cuneese Giorgio Bergesio al sindaco di Envie Roberto Mellano, all’assessore comunale di Asti Andrea Giaccone, sembrano lasciare del tutto irrisolta la questione rosa, cui la Lega di riffa o di raffa dovrà trovare rimedio.

Come non sarà facile trovare un posto “sicuro” per tutti i rappresentanti della vasta area centrista: se viene data per certa la permanenza in Parlamento dell’ex ministro Costa, tra i cespugli emerge per la componente parisiana l’ex presidente del Collegio costruttori di Torino Alessandro Cherio e, sempre tra i seguaci dell’ex mister Chili, il manager Publitalia Marco Francia. Cerca un posto al sole di Roma, a scacciare le tante nuvole e qualche temporale, il fratello d’Italia Maurizio Marrone: dopo essere stato costretto a lasciare (anche) il consiglio regionale per lui sarebbe più di una rivincita. Un rientro sulla cui strada si para tuttavia l’intenzione di ritornare in Parlamento da parte dell’ex  aennino Agostino Ghiglia. Ci sarà posto per entrambi o i fratelli, più che d’Italia, saranno coltelli?

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1 Commenti

  1. avatar-4
    11:02 Sabato 14 Ottobre 2017 Pietro Luigi Garavelli Ma con Renzusconi più Salvini ......

    Profilandosi sempre più palesemente un Renzusconi più Salvini, che dopo un breve interregno ancora di Gentiloni, porterà a Draghi Premier, come reagirà l' elettore del Centro-Destra, soprattutto quello Leghista, ad un Governo con Quelli dello "ius soli" ? Occhio a sorprese nell' urna che potrebbero sconvolgere tanti calcoli a meno che con l' aumento del ribrezzo non aumenti pure l' astensionismo !

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