POLITICA & GIUSTIZIA

I revisori inguaiano Appendino

Duello tra accusa e difesa sulle norme contabili. Per il presidente del collegio Fenoglio il debito di 5 milioni con Ream andava iscritto nel bilancio 2017. L’assessore Rolando e il capo di gabinetto Giordana attesi dai pm - LEGGI LA MEMORIA DI APPENDINO

Dopo l’interrogatorio della sindaca Chiara Appendino, stamattina in procura è stato sentito come persona informata sui fatti uno dei revisori, Maria Maddalena De Finis, autori dell’esposto sul debito di 5 milioni di euro verso la Ream. Prosegue così l’inchiesta della procura di Torino nella quale la prima cittadina, insieme all’assessore al Bilancio Sergio Rolando e al capo di gabinetto Paolo Giordana sono indagati per falso ideologico in atto pubblico. In attesa del ritorno di Rolando e Giordana a Palazzo di giustizia (ieri hanno passato il tempo ad aspettare inutilmente), questa mattina i pm Marco Gianoglio e Enrica Gabetta hanno ascoltato il testimone che ha fornito informazioni sugli emendamenti al bilancio e sui pareri del direttore finanziario Anna Tornoni che sarebbero stati celati al collegio dei revisori nella fase di preparazione del bilancio preventivo 2017. Si tratta di altri elementi che potrebbero rafforzare l’ipotesi dell’accusa contro la sindaca, che ieri ha consegnato una memoria (firmata anche dagli altri due indagati) in cui spiega e documenta le azioni dell’aprile e del maggio scorso sugli accordi con la Ream per spostare la restituzione della caparra a partire dal 2018. I revisori erano dello stesso parere di almeno due alti funzionari comunali, Roberto Rosso e la Tornoni (poi rimossa), che il 27 aprile, a pochi giorni dall'approvazione del bilancio, ne parlarono in una lettera alla sindaca e all'assessore. Tutto inutile. Nel documento che la giunta portò in Consiglio comunale l'anno 2017 fu corretto a penna e diventò 2018. I revisori avrebbero spiegato che la cancellatura venne apposta dopo ripetute pressioni. Ancora due settimane fa (si apprende da ambienti politico-finanziari) il Comune ha confermato a Ream che intende pagare entro il 2018.

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Ad Appendino, quindi, potrebbe non bastare la corsa dai pm di ieri per uscire indenne dall’inchiesta. Nonostante le ore passate al settimo piano della procura, le spiegazioni e i documenti forniti, i due procuratori aggiunti considerano molto attendibile l’esposto del collegio dei revisori, forse ancor di più di quello firmato dai consiglieri dell’opposizione Alberto Morano e Stefano Lo Russo, riferito all'assestamento di bilancio 2016. La ragione è chiara: dietro le accuse del collegio sindacale non ci sono azioni politiche, ma rilievi tecnici di professionisti prestati alla cosa pubblica. Inoltre c’è una differenza di lettura tra l’accusa e la difesa. Per i pm i documenti scritti durante la fase di preparazione di un bilancio devono corrispondere alla realtà, anche se si tratta tecnicamente di “atti interni” alla pubblica amministrazione, ragioni per cui ipotizzano il falso ideologico in atto pubblico. Dall’altra parte la difesa afferma che i documenti devono essere considerati autentici e non falsi perché la formazione del bilancio è stata regolare, ma anche perché le azioni intraprese da Appendino&Co. sono state rese possibili dalle riforme introdotte dal decreto legislativo 118 del 2011 (modificato nel 2014 ed entrato definitivamente in vigore nel 2015) sul regime contabile degli enti pubblici. In particolare è stato seguito il principio contabile della “competenza finanziaria potenziata”, che permette di portare il debito legato alla caparra Ream solo nell’esercizio del pagamento effettivo, cioè il 2018.

“La città applica dal 2015 il decreto legislativo 118 del 2011 sull’armonizzazione contabile – ha spiegato Rolando a margine di una commissione comunale –, che accerta le entrate e le uscite in funzione della competenza contabile potenziata, e cioè una entrata e una uscita si iscrivono quando il debito o il credito diventano esigibili. Tutto quello che abbiamo fatto nel bilancio – conclude – segue questa regola e lo abbiamo sempre detto e scritto in tutte le delibere”. Ed è per questa ragione nella sua lettera del 30 novembre la sindaca scrisse alla Tornoni che “stante le trattative in corso su varie partite aperte con la Città” la restituzione del debito da 5 milioni alla società Ream “non è prevista”.

“È una vicenda complessa perché le norme sugli enti locali sono tali. Per noi il debito di 5 milioni andava riconosciuto e finanziato nel bilancio 2017”, ha dichiarato oggi il presidente dei Revisori dei Conti del Comune di Torino, Herri Fenoglio, secondo il quale l’amministrazione “è in tempo a sistemare le cose con l’assestamento di novembre”. Ciò che non può più fare è sistemare il bilancio del 2016, quello a cui si riferisce l'esposto di Lo Russo e Morano. 

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