Municipalizzate al bivio, Seta al collasso

I lavoratori senza stipendio manifestano davanti al municipio di Settimo, mentre i fornitori minacciano di non rinnovare i contratti. Al solo 2010 i debiti superano i 60 milioni. Corgiat sulla graticola

Lavoratori senza stipendio, fornitori che minacciano di non rinnovare i propri contratti, i bilanci ormai fuori controllo, per l'accumularsi dei debiti. E' la situazione di Seta, la società per la raccolta rifiuti dell'area Nord di Torino. Ieri i 270 dipendenti si sono dati appuntamento in piazza del Campidoglio a Settimo, stamani, dalle 10,30, saranno, invece, davanti al municipio raccolti in assemblea indetta dalle rsa di Cgil e Ugl.

 

I debiti si sommano ai debiti. Nel corso del triennio 2007-2009 la società ha riportato perdite complessive per circa 4,2 milioni, nonostante nel 2008 abbia rivalutato beni aziendali per 2 milioni. Nel 2010, ultimo bilancio consuntivo disponibile, risulta una situazione debitoria di quasi 62 milioni di euro così suddivisi: 13,9 milioni di debiti verso le banche, 30,8 verso i fornitori, 8,3 nella voce altri debiti a breve termine, mutui e finanziamenti bancari per 6,6 milioni, altri finanziamenti per 2,3 milioni. Una situazione insostenibile per un'azienda che ha un fatturato di 36,7 milioni di euro. E non può essere, come in molti cercano di far passare, un solo problema di difficoltà nella riscossione dei crediti presso i piccoli comuni rimasti a Tarsu, quelli cioè in cui la bolletta non viene pagata, come nel caso della Tia, direttamente al consorzio. Il sistema di riscossione ha fatto acqua sin dall'inizio: nel 2005 venne affidato alla Filo Ribes, uno dei tanti satelliti nella galassia di partecipate che gravitano intorno al Comune di Settimo, ma nel 2008 la società venne messa in liquidazione e così l'onere della riscossione per i comuni a Tia torna al Bacino 16, il consorzio che gestisce Seta, che lo riaffida nel 2010 alla Soget di Pesaro. Ma intanto, al 2010, i crediti con i Comuni sono di circa 23 milioni. Un'enormità.

 

A causa del servizio particolarmente oneroso, per di più a fronte di un'efficienza mediamente inferiore rispetto ad altri consorzi, si è registrata una sorta di fuga da Seta, a partire dal Comune di Venaria, passato con il Cidiu, fino ad Amiat e Cisa che cedono le proprie quote societarie. Di qui la ricerca di un socio privato che potesse garantire quell'inizione di liquidità indispensabile per ristrutturare l'azienda. La gara per cedere il 49% di Seta, però, è andata deserta e il rischio che la situazione precipiti è dietro l'angolo. La situazione di Seta è l'ennesima prova del disastro partecipato di Settimo che segue la messa in liquidazione, alla fine dello scorso anno, di Asm, ex braccio armato del Comune. La città di Settimo, infatti, e la corrente politica del sindaco Aldo Corgiat, hanno sempre recitato un ruolo da protagonisti in questa vicenda e non solo perché risultano gli azionisti di maggioranza relativa: oltre alla già citata Filo Ribes, infatti, ha gestito servizi per conto di Seta, anche la Sat, altra partecipata settimese, coinvolta per occuparsi del settore amministrativo. Insomma, un complesso reticolo di gestione non propriamente esemplare, nel quale rischiano di rimetterci lavoratori e cittadini.

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