Uil, il Piemonte sta con Angeletti

Critiche alla tentazione massimalista della confederazione dal leader lombardo, Galbusera. Ma Cortese sposa l'ortodossia: "Riforma insufficiente". E fa sponda con Cisl e Cgil

Avanti con la linea di Luigi Angeletti. Pieno sostegno al leader nazionale della Uil, da parte del leader piemontese del sindacato Gianni Cortese, dopo che dalla Lombardia erano giunte forti critiche alla linea dei tre sindacati confederali. Ad aprire il fronte è stato Walter Galbusera, storico leader della Uil lombarda, che giudica con favore la riforma del ministro del Lavoro Elsa Fornero. «Non dobbiamo farci dettare la linea da chi negli anni passati si è opposto all’abolizione della scala mobile e alla politica dei redditi e poi non ha riconosciuto di aver sbagliato», sostiene il capo lombardo, di studi bocconiani e tra i più autorevoli dirigenti sindacali italiani.

 

Per Cortese, invece, ci sono degli aspetti da rivedere, a partire «dai licenziamenti economici» spiega il segretario della Uil Piemonte allo Spiffero. E aggiunge: «La posizione del nostro sindacato è sempre stata coerente, non c’è nessuna volontà di rincorrere la Cgil su questo tema».

 

Quello dei licenziamenti per motivi economici e la discrezionalità lasciata al giudice tra possibilità di reintegro o indennizzo rappresentano uno dei principali nodi legati alla riforma dello statuto dei lavoratori e in particolare all’articolo 18. Si sbagliava, però, chi si aspettava un fronte del Nord contro Angeletti. Cortese smonta anche l’assunto secondo il quale la riforma favorirebbe i nuovi ingressi nel mondo del lavoro e quindi i più giovani: «La riforma Fornero per ora si limita a privare i lavoratori di alcuni diritti storici, ma in questo contesto non vediamo i vantaggi per i più giovani che sono anche i meno garantiti». Per ora, Galbusera resta una voce fuori dal coro, ma una voce destinata a farsi sentire.

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