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Fassino: “A Chiara do un bel 5”

Dopo essere stato bocciato dai torinesi l'ex sindaco ora si mette a dare i voti alla Appendino: "Non sta facendo meglio di me". Poi annuncia: "Non mi candiderò più a primo cittadino"

Una insufficienza piena. È questo il voto che rifila Piero Fassino a Chiara Appendino dopo essere stato bocciato dai cittadini torinesi. Per il Lungo, intervistato a Un Giorno da Pecora su Rai Radio 1, chi ha preso il suo posto al piano nobile di Palazzo Civico “non sta ricoprendo questo ruolo meglio di quanto feci io” e pare vederlo mentre sbatte le ciglia abbassando gli occhi in un moto di disappunto. “Non c’è progetto, non c’è un’idea di dove portare la città” prosegue Fassino prima di assegnare alla Appendino un bel “5”. Ormai tornato alla dimensione nazionale e impegnato a puntellare con diligenza la periclitante leadership di Matteo Renzi, l’ultimo segretario della Quercia pare aver trovato proprio ora che ha concluso il suo mandato un feeling coi torinesi: “Mi dicono di tornare a fare il sindaco - cosa che non avverrà perché non mi candiderò più a primo cittadino”. Insomma, non ci sarà la rivincita. E forse è un bene.

In serata, all’incoronazione del nuovo segretario provinciale del Pd, l’ex sindaco ha affrontato la questione del Rosatellum. “Non sono le leggi elettorali a far vincere le elezioni. L’esito elettorale è determinato dalla politica e dalle proposte”, ha affermato all’assemblea metropolitana. “Per questo - ha spiegato - la sfida del Pd è prepararsi a una competizione aspra e difficile. Una sfida elettorale che si giocherà sul filo di lana e sulla conquista di ogni singolo voto ed è decisivo che il centrosinistra sia non solo ampio, ma largo, con un progetto condiviso”. A proposito della legge elettorale, Fassino ha detto che “non è quella che il Pd aveva proposto all’inizio, ma intorno a quella, che era la proposta migliore, il consenso non c’era”, quindi “abbiamo lavorato - ha sottolineato - per dare al Paese una legge elettorale che superasse le incertezze di quella precedente”. Una legge, ha concluso, che “recupera una quota importante di maggioritario, con cui si ricostruisce un rapporto tra elettori ed eletti”.

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