ECONOMIA DOMESTICA

“I derivati ci creeranno dei problemi”

Il grido d'allarme del vicepresidente della Regione Piemonte Reschigna sui contratti stipulati in passato. E sui dati economci avverte: "Cresciamo meno di Lombardia e Veneto, dobbiamo innovare". La discussione del Defr in Consiglio

Altro che la Borgogna. A leggere i dati della crescita economica il Piemonte potrebbe essere paragonato a una delle tante regioni del Sud Italia che arrancano dietro le locomotive del Nord. Un’analisi impietosa confermata questa mattina anche dal vicepresidente della Regione Aldo Reschigna nella sua relazione al Defr, il Documento di economia e finanza regionale 2018-2020: “La crescita del Pil nel 2016 vede il Piemonte allineato al dato nazionale, e nel 2017 il trend è confermato. Questo vuol dire che, nel rapporto con le altre Regioni industriali forti, stiamo crescendo meno di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. È quindi necessario aumentare maggiormente l’investimento in ricerca e innovazione”. Lo scorso anno il tasso di crescita del Piemonte è stato dello 0,8 per cento, un decimale in meno rispetto alla media nazionale (+0,9%). Al sostegno della crescita ha contributo, come già nel 2015, la ripresa della domanda interna per consumi (+1,6%), mentre la domanda estera ha avuto un contributo negativo poiché le esportazioni in termini reali hanno registrato una contrazione (- 2,1%) a seguito del rallentamento della crescita in alcuni importanti mercati extraeuropei. Le importazioni sono aumentate del 5,4% trainate dalla ripresa della domanda interna.

A trascinare l’economia piemontese sono “agroindustria e turismo” ha sottolineato Reschigna. Due settori che “stanno crescendo con percentuali più forti rispetto alla media nazionale. Ma la crisi economica degli anni passati ha visto complessivamente in Piemonte un sistema manifatturiero più maturo rispetto ad altre Regioni. Pur con settori di innovazione, abbiamo un sistema che ha bisogno, più di altri, di aumentare ricerca e innovazione”.

Secondo le stime di’Unioncamere Piemonte la produzione industriale ha realizzato una crescita del 2,2% nel 2016, in accelerazione rispetto allo 0,7% del 2015. Il ritmo di crescita si è mantenuto costante lungo tutto l’anno con una percettibile accelerazione nel secondo semestre. L’accelerazione produttiva nell’anno trascorso è dovuta soprattutto alla rinnovata performance positiva del comparto “mezzi di trasporto”, cresciuto dell’11,6%, dopo una contrazione produttiva che aveva caratterizzato il settore nel 2015 e che era stata la causa della debole performance produttiva della regione in quell’anno. Insomma è ancora l’auto a trainare un tessuto industriale che stenta a innovarsi e rinnovarsi. Nel documento si sottolineano le buone performance dell’elettronica e la difficoltà del tessile, legato all’abbigliamento, e soprattutto delle costruzioni.

RISCHIO DERIVATI - Sulla contabilità regionale Reschigna illustra i risultati ottenuti dalla giunta: “Abbiamo messo in campo una decisa azione di contrasto all’evasione fiscale, con un recupero sul bollo auto superiore ai 40 milioni a fronte di un gettito complessivo di 441 milioni. Abbiamo ben lavorato sulla gestione del debito, ma restiamo tra le Regioni più indebitate, con una incidenza consolidata del debito superiore ai 500 milioni annui”. Le note dolenti arrivano sulla gestione del debito, soprattutto se vista in proiezione futura: “La natura e la struttura del debito - ha detto Reschigna - ci dicono che abbiamo margini per la rinegoziazione molto limitati. Dopo le azioni che abbiamo messo in campo, i tassi sugli interessi sono ora compresi tra 0,40 e 2,5 per cento. Abbiamo riconvertito i tassi variabili in fissi, e a questo punto abbiamo poche politiche da poterci inventare”. “Rimane però - ha rimarcato - uno scenario da aggredire con grande difficoltà, quello riguardante tre contratti derivati, che in prospettiva tra due legislature, con il previsto incremento delle quote annuali di accantonamento, potrebbe creare seri problemi al bilancio della Regione. Fra l’altro oggi questi derivati sono in mano a una moltitudine di soggetti finanziari, il che rende ogni operazione su questo fronte ancora più complessa”.

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