SALOTTI & TINELLI

Compagnia senza Gastaldo (e Profumo punta al bis)

Definito l'iter per la selezione del nuovo segretario generale della fondazione San Paolo. Sarà affiancato da un direttore dei territori. Il Consiglio di gestione stoppa il presidente e impone un percorso unico. L'entente sempre più cordiale con Appendino

“I presidenti passano, il segretario resta” dicevano nelle sale ovattate del palazzo di corso Vittorio Emanuele, quando all’arrivo del nuovo vertice non corrispondeva la partenza del grand commis. È accaduto anche nel maggio dello scorso anni quando Francesco Profumo è succeduto a Luca Remmert. Lui, Piero Gastaldo, da quindici anni nella posizione chiave della principale fondazione italiana, era rimasto a dispetto delle voci insistenti e ricorrenti di un suo abbandono. Non del tutto infondate, tuttavia: sarebbe stato solo questione di tempo. Già la scorsa estate, quando i rumors degli ambienti finanziari e del potere che sta e ruota attorno alla Compagnia raccontavano di quel che non sarebbe propriamente un feeling tra Profumo e Gastaldo, quest’ultimo aveva annunciato l’intenzione di lasciare libera la poltrona da 250mila euro l’anno in tempi abbastanza brevi. Adesso c’è una data certa: l’approvazione del bilancio 2017, ovvero entro il prossimo aprile. Certa e non rinviabile, visto che Gastaldo ha declinato con estrema fermezza ogni invito a restare ancora, magari fosse soltanto un anno, vista la recente nomina di Profumo e considerate le operazioni importanti e per molti versi nuove cui è chiamata la Compagnia: dal progetto per l’ex Moi agli interventi di housing sociale.

Incassato il cortese ma irremovibile rifiuto, per il Comitato di gestione si è quindi aperta la strada, da percorrere con una certa velocità, per trovare il successore dell’alto dirigente, considerato non a torto uomo di sistema con relazioni importanti che, regnante re Giorgio, arrivavano fino al Colle. Una strada lungo la quale Profumo è inciampato in alcuni ostacoli posizionati con accortezza da alcuni componenti del board. Nessuna imboscata, per carità, tantomeno questioni  personali: più semplicemente il disco rosso che il presidente si è trovato di fronte è stato messo per una questione di metodo.

Per comprendere quanto accaduto in questi giorni e nelle scorse settimane, bisogna fare un passo indietro e raccontare quello che è finito per essere un passo falso dell’ex ministro. Il quale non ha mai nascosto ai consiglieri la sua idea di “sdoppiare” alcune competenze e ruoli fino ad oggi in capo al segretario generale, aprendo le porte del vertice operativo a un direttore che, per segnare la mission della fondazione e attribuire all’erede di Gastaldo un ruolo molto simile a quello di un amministratore delegato, è stato definito “dei territori”.

Non più, dunque, solo il sostituto di Gastaldo, ma anche il nuovo direttore dei territori che, sempre da quanto trapela da corso Vittorio Emanuele, il presidente aveva intenzione di cercare all’esterno della Compagnia e provvedere alla nomina prima di quella del successore dell’attuale segretario generale. A quel punto alcuni nel board hanno subito rivolto il pensiero al Mise, il dicastero dove sta con il ruolo di direttore generale per la Politica industriale, la Competitività e le Pmi, il torinese Stefano Firpo. E avevano visto giusto: annusata l’aria negativa sull’ipotesi interna che avrebbe riguardato Massimo Coda, responsabile dell’area istituzionale della Compagnia e quindi con tutte le carte in regola ma con un passato politico da assessore nelle giunta di centrosinistra a Biella e la sua candidatura nell’Ulivo di Prodi, Profumo sarebbe tornato a puntare sul quarantenne economista torinese, cresciuto nella nidiata di Corrado Passera con, tra le altre, esperienze in ruoli di rilievo alla Bce e in Banca Intesa dov’è stato responsabile dell’ufficio del consigliere delegato. Di lui si era parlato già come di un probabile erede di Gastaldo quando ancora l’ipotesi del direttore non era ancora emersa. A quanto risulta Firpo non si sarebbe detto disponibile, almeno per ora. Questo non significa che un suo approdo a Torino sia improbabile, magari dopo il voto e quando anche gli assetti di governi saranno definiti, ma soprattutto come segretario generale, carica che non sarebbe stato automatico avesse assunto dopo la nomina a direttore. A questo punto, altro percorso obbligato per Profumo, che avrebbe ripiegato, si fa per dire, su Alberto Anfossi, attuale responsabile dello strategico settore fundraising della Compagnia. Procedere alla sua nomina subito e poi ad aprile, dopo le valutazioni del caso e l’individuazione del profilo, nominare il nuovo segretario generale: questa la road map tracciata dal presidente. Ma respinta da un fronte piuttosto ampio nel quali le voci più critiche non rispetto ad Anfossi, stimato e apprezzato, ma verso il metodo proposto da Profumo pare siano state quelle femminili: Licia Mattioli e Anna Maria Poggi.

A supporto della tesi delle bocce ferme, caldeggiata da più di un consigliere, c’è la necessità di non complicare con eventuali intoppi una fase delicata come quella che deve portare la fondazione all’individuazione della figura che, da sempre, viene ritenuta perfino più importante di quella del vertice, anche perché come si ripete “i presidenti passano, il segretario resta”. Quello futuro sarà scelto dall’intero Comitato e con un percorso già tracciato nelle linee principali. Il primo passo sarà stilare un profilo-tipo, quindi la Compagnia si avvarrà anche del lavoro di una società di scouting e, successivamente, ristretto il novero dei papabili in una short list si farà la scelta.

Che, questo è certo, non potrà cadere sull’ex presidente di FinPiemonte nell’era di Mercedes Bresso, Mario Calderini, a lungo strettissimo collaboratore di Profumo quand’era ministro. Calderini si è tirato fuori, respingendo profferte e avances. Strada spianata, quindi, per il “giovane” Firpo, anche se non sono da sottovalutare altre opzioni che continuano a circolare, come quelle dei due segretari del sistema camerale. Paolo Bertolino e Guido Bolatto. Pare invece poco probabile la candidatura dell’ex assessore regionale Andrea Bairati, il cui antico sodalizio con Profumo si sarebbe piuttosto allentato negli ultimi tempi.

La scelta del successore di Gastaldo è un tassello fondamentale dei futuri assetti della fondazione, a partire dal destino dell’attuale presidente che, messe da parte obtorto collo discese in campo politico, punterebbe a un secondo mandato. Non ancora al giro di boa del triennio l’uomo voluto e piazzato da Piero Fassino ha ormai stretto più di un’entente cordiale con colei che, appena eletta, gli aveva chiesto di farsi da parte. Adesso Profumo e Appendino sono, non solo nelle foto di rito, uno accanto all’altra in ogni decisione o iniziativa che riguardi Comune e Compagnia. Avere la sindaca, con la golden share il cui uso in zona cesarini la Appendino contestò al suo predecessore, per Profumo è più di una carta vincente. Per la sua riconferma. Perché a volte anche i presidenti restano.

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