SOTTOVOTO

Centrodestra, frizioni sui collegi

La Lega rivendica la golden share della coalizione: “Dopo le amministrative siamo noi i più forti”. I berluscones non ci stanno: “Contino bene i voti”. In alto mare la distribuzione paritaria delle candidature "sicure", ma tanto ci penserà il tavolo nazionale

Il Carroccio al quale Matteo Salvini ha messo ruote nazionali appare sempre meno incline a brandire, dopo aver messo tra le carabattole lo spadone dell’Alberto da Giussano, lo storico motto “Prima il Nord” anche laddove ciò avrebbe una pertinenza e un appeal locale, mentre si mostra determinato, invece, a far valere con l’alleato berlusconiano il grido di una battaglia dall’esito incerto: prima la Lega. E lo fa proprio in quei territori dove la Lega è nata e cresciuta e conserva, spesso accrescendolo come accaduto nelle recenti elezioni amministrative, il suo zoccolo duro: il Nord, appunto. In Piemonte, terra di annunciata conquista per il centrodestra e verosimile Caporetto per il centrosinistra, l’equanime suddivisione dei collegi uninominali e delle posizioni sicure tra il partito e Berlusconi e quello di Salvini (con quota legittima per Fratelli d’Italia, e a seguire quarte e quinte gambe e liste civetta comprese) non sta bene ai colonnelli del “Capitano”.

Il vento del Nord si è fatto aria di fronda già ancor prima che uscisse la nuova geografia elettorale e, non per caso, spira in maniera crescente a mano a mano che si avvicinano i primi incontri per la spartizione dei posti nei collegi uninominali, in molti casi rifuggiti come la peste dai piddini, ma ghiotti in altrettante situazioni per gli aspiranti onorevoli e senatori del centrodestra da eleggere nella regione. Un accordo vero e proprio con tanto di sigilli da Palazzo Grazioli e via Bellerio non c’è ancora stato, ma lo schema su cui, in Piemonte e non solo, si muove Forza Italia è quello sostanzialmente paritetico: individuate le posizioni eleggibili le si dividono, come si diceva un tempo, da buoni fratelli. Il guaio è che sembrano sulla strada per diventare fratelli-coltelli. Non certo a sorpresa: dopo la vittoria, con sapore della riconquista, di Alessandria seguita a quella di un anno prima di Novara e il trend positivo nazionale (pur sempre a evidente trazione nordista) corroborato dall’effetto referendum autonomista in Veneto e Lombardia e ora cavalcato dalla Lega pure nella regione ancora governata dal centrosinistra, dalla Lega si susseguono segnali all’alleato azzurro: vogliamo più posti di voi perche pesiamo di più.

Segnali che se fossero di fumo risulterebbero egualmente irritanti per Forza Italia. Un pur sempre conciliante, ma non arrendevole, Gilberto Pichetto dalla sua posizione di coordinatore regionale e con lui lo stato maggiore – spesso coincidente con futuri candidati al Parlamento – ha già fatto intendere che quell’assunto in salsa verde è indigeribile. Innanzitutto perché i leghisti usano ingredienti sbagliati e sbagliano le dosi: per i berluscones piemontesi, infatti, non regge affatto la tesi del maggior peso del Carroccio se questo lo si misura limitandosi ad alcune città, pur importanti, dove la Lega ha fatto un ottimo risultato. Spalmati i numeri di Forza Italia e della Lega su tutta la regione ne vien fuori una cosa che assomiglia a quelle creme bicolore dove il cioccolato bianco e quello scuro sono in dosi uguali. E questo, nel ragionamento azzurro, oltre a rispondere appunto ai dati, eviterebbe che l’offerta agli elettori avesse un gusto troppo predominante. E poi c’è quel recupero costante che l’ultimo sondaggio nazionale di Emg attribuisce al partito di Berlusconi accreditandolo al 14,6% rispetto al 13% della Lega, con uno 04% che va in più a Forza Italia ed esattamente viene perso dal partito di Salvini.

Argomenti che tra i leghisti piemontesi sembrano non avere alcun effetto se è vero com’è vero che personaggi di primi piano, dal consigliere comunale di Torino Fabrizio Ricca a quello regionale Alessandro Benvenuto, hanno in più occasione ribadito il concetto di maggior peso del movimento rispetto a Forza Italia, tesi che ovviamente non vede discorde lo stesso segretario regionale e futuro deputato Riccardo Molinari. C’è insomma un ulteriore clima di tensione che si aggiunge a quello che in questi giorni aleggia sul rapporto tra Silvio e Matteo.

Ieri  il leader del Carroccio è tornato ad attaccare Berlusconi: “La decisione verrà presa dai cittadini italiani la domenica del voto. Da parte mia mi sento pronto. Ma quando sento Berlusconi che vuole coinvolgere Scelta Civica dico che non è serio. Non possiamo tirare su tutti e fare l’Arca di Noè e litigare il giorno dopo”. Poi l’invito a incontrarsi presto: “Tra persone ci si deve ascoltare e io non lancio candidati a capocchia per avere tre titoli sui giornali. Si stila prima il programma poi si fa la lista dei ministri. Berlusconi ha già dato la composizione del governo, un dibattito surreale, lo invito a smettere. Voglio prima il programma, nero su bianco, prima delle elezioni”. Il leader di Forza Italia, non raccoglie e persevera nella strategia che, come ha confidato ai fedelissimi, prevede di “farlo sfogare, intanto da solo non va da nessuna parte", riferito ovviamente a Salvini. Il quale, incassando il sostegno di Gianni Alemanno e Francesco Storace, certo non riceve gli applausi di Fratelli d’Italia per quell’inattesa alleanza e potrebbe aprire nuovi scenari anche in Piemonte dove i sovranisti hanno pronto a scendere in pista per le politiche il consigliere regionale Gian Luca Vignale.

Un quadro in continua evoluzione e le cui tinte e i contrasti sono destinati ad accentuarsi via via che le trattative per le candidature si fanno più intense. La Lega resterà con i piedi puntati a difendere la sua supremazia su Forza Italia da tradursi in più posti sicuri o comunque appetibili in collegi, i berluscones terranno il punto su una suddivisione “al massimo” alla pari. Una partita che durerà per settimane. Con la consapevolezza, non espressa, che i giochi si faranno sul tavolo nazionale. Pronto a Palazzo Grazioli.

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1 Commenti

  1. avatar-4
    13:44 Giovedì 30 Novembre 2017 Esposte zero strategia -

    Ma scusate.. basta guardare i numeri delle passate elezioni.. è cosi difficile? A parte i venduti riaccolti in casa.. ( e gia fa capire lo spessore) la fusione va fatta.. puntando su chi conta come immagine e come voti. noi suille meteore.. Cari Pichetto e salvini.. se foste furbi e voleste vincere per davvero.. imparate a contare.. seno'.. rimarrete sempre gli eterni secondi.

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