ECONOMIA DOMESTICA

Appalti, l’Ance si schianta in autostrada

Dopo le mobilitazioni degli addetti alle manutenzioni la bufera travolge i "padroni". Il gruppo Gavio esce dall’associazione dei costruttori che ora si avvia a un regolamento dei conti interno. Provvisiero chiede un tavolo nazionale

Una lettera mina la già fragile compattezza dell’Ance nel braccio di ferro ingaggiato dal vertice nazionale dell’associazione dei costruttori edili sulla questione dei lavori autostradali e introduce, a pochi giorni dal passaggio in commissione Bilancio alla Camera dell’emendamento del Pd un elemento nient’affatto trascurabile nella complicata vicenda su cui, l’altro giorno, ha assunto una netta presa di posizione anche Matteo Renzi.

Al Gruppo Gavio sono bastate poche righe per comunicare la sua uscita dall’associazione in cui era fino a pochi giorni fa presente, in maniera pesante vista la dimensione delle aziende, con alcune società tra cui Itinera e Interstrade. L’amministratore delegato di quest’ultima, Paolo Valvassore, di Ance è il presidente provinciale di Alessandria dove sono, anzi erano, iscritte le società della holding di Tortona: ha già annunciato le sue dimissioni dal vertice associativo, per ora congelate dal consiglio in attesa di affrontare quella che si annuncia come una questione di non facile soluzione e dalle conseguenze tutte da verificare. Gli effetti dello strappo, ovviamente, non sono né saranno limitati all’ambito della provincia dove ha sede il gruppo che, tra le numerose attività molte delle quali ormai a livello internazionale, c’è la stessa gestione in concessione di 1.460 chilometri di rete autostradale in Italia, che sommati ai 1.860 in Brasile lo portano ad essere il quarto operatore al mondo del settore.

L’uscita di Gavio arriva quando e soprattutto, perché, il vertice nazionale dell’associazione ha alzato in maniera decisa e ripetuta un muro contro la modifica del Codice degli appalti richiesta dagli stessi concessionari autostradali, ma anche dai sindacati cui è ben chiaro il rischio di dover contare in qualche migliaia i licenziamenti peraltro annunciati dalle aziende nel caso permanesse la soglia del 20% e lavori eseguibili dai concessionari tramite proprie società, aprendo il restante 80% a gara. Uscire dalla morsa stretta da una parte dal nuovo codice degli appalti voluto e sostenuto dal Pd per combattere la corruzione e dall’altra dall’esigenza di non aprire a una enorme crisi occupazionale (soprattutto in Piemonte dove sono oltre 1.200 dei circa 3mila lavoratori autostradali sul territorio nazionale): impresa non facile. Ma non impossibile: proprio dal Pd con un emendamento a firma del senatore Stefano Esposito e del collega Daniele Borioli pareva fatta, ma al momento del passaggio in commissione a Palazzo Madama il provvedimento che alzava al 40% il limite per i lavori in house, complice una a dir poco debole azione del Governo a dispetto degli impegni assunti dal ministero delle Infrastrutture e da quello dell’Economia, emendamento è stato respinto.

Dal mattone all’asfalto - Una falla nella debole maggioranza al Senato che ha fatto vedere in controluce la pesante presenza di Ance. E, ancora più in trasparenza, a sua volta dietro la posizione dell’associazione in difesa dell’attuale limite previsto dal codice c’è chi nota l’attenzione di un mondo vasto e potente, quello che fino ad anni fa a Roma si sarebbe detto dei palazzinari, concentrato soprattutto al centro-sud che alla crisi dell’edilizia del mattone avrebbe immaginato di poter sopperire imboccando l’autostrada, con le commesse da ottenere tramite le gare. Pressioni e lobby nella lobby che avrebbero giocato il loro peso sia sul rinnovo dei vertici nazionali dell’associazione, sia sull’attività, appunto, di lobbying parlamentare. Ma in Ance non ci sono soltanto le imprese che puntano a ridurre il più possibile la soglia dei lavori da svolgere senza affidamento tramite gara, sperando di accaparrarseli nel pieno rispetto delle regole di mercato. Ci sono anche le imprese dei concessionari, come – per intenderci – Itinera e Interstrade, se si guarda al gruppo Gavio. Contro ogni allargamento delle maglie del codice a Roma, decisamente a favore ad Alessandria: così l’associazione ha finito per imboccare due strade diverse. La stessa opera di mediazione con la richiesta dell’apertura di un tavolo cui far sede sia le imprese dei concessionari sia le altre, avanzata al numero uno nazionale Gabriele Buia da parte del presidente regionale per il Piemonte Giuseppe Provvisiero resta in agenda, anche se nel migliore dei casi un punto di incontro sarebbe ipotizzabile in una percentuale tra il 20 e il 40. Basterebbe ai concessionari per evitare di dar corso all’annunciata riduzione di personale? Un tentativo che per quanto apprezzabile conferma le divisioni sempre più nette all’interno dell’Ance che dopo l’uscita di un colosso come Gavio certamente avrà difficoltà a dissimulare un’intervenuta debolezza rispetto alle posizioni muscolari del suo presidente nazionale.

L’attacco a Renzi - Il quale non ha risparmiato neppure aspre critiche al segretario del Pd che l’altro giorno in Piemonte ha incontrato i sindacati promettendo di “schierare i parlamentari” del suo partito per far passare alla Camera l’emendamento, bocciato a Palazzo Madama, che sarà presentato, quale prima firmataria, dalla deputata Cristina Bargero e, viste le inequivocabili parole di Renzi, sottoscritto da molti altri deputati dem. “Colpiscono le dichiarazioni del leader del Pd ed ex premier Renzi a favore di una modifica del codice degli appalti che, se approvata, porterebbe a raddoppiare l’attuale percentuale di mercato in house a favore dei concessionari autostradali” aveva replicato a distanza il presidente nazionale di Ance, aggiungendo che “proporre modifiche a tutela delle imprese che operano in house significa danneggiare le tante imprese che operano tra mille difficoltà sul libero mercato senza aiuti di Stato”. Controreplica di Esposito e Borioli: “Polemica pretestuosa quella dell’Ance nei confronti del segretario del Pd Matteo Renzi, solo perché si è assunto l’impegno di tutelare i lavoratori delle autostrade”. I due senatori dem, in una nota, ricordano a Buia che “ergersi a paladini del mantenimento in purezza dei principi del nuovo codice (che ripetiamo non sarebbero comunque stravolti) richiederebbe un esercizio di coerenza su tutti gli aspetti che esso contempla, comprese questioni delicate come i subappalti”. E se il messaggio non fosse stato sufficientemente chiaro, Esposito rincara con un tweet: “Consiglio ad Ance di non parlare di purezza  del codice visto che hanno passato gli ultimi due anni ad attaccarlo per riavere il massimo ribasso e appalto integrato. Meglio tacere”.

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