Pdl all’assalto del Carroccio

Il governatore esce indebolito dallo tsunami che sta travolgendo la Lega. Ghigo rialza la testa e torna con baldanza a parlare di rimpasto di giunta. Ma Progett'Azione pretende due assessori

ALLEATI al governo della Regione

Mai così debole e disorientato. Per il governatore Roberto Cota ora i fronti si moltiplicano. Proprio all’indomani dell’approvazione di quel che restava del Piano Sanitario, ecco lo tsunami che investe la Lega Nord e il suo leader Umberto Bossi, costretto a fare un passo indietro. Hai voglia a moltiplicare appelli all'unità del partito, a evocare la presunta "diversità" padana, ad accreditare (inverosimili) ruoli di peso a fianco del triunvirato che pure l'ha escluso: in una manciata di ore il castello d’argilla di una carriera fulminea (e inspiegabile) rischia di andre in frantumi.

 

Finché c’è Bossi c’è Cota: nessuno si sarebbe azzardato di asserire il contrario. Ma ora il Senatùr non è più sulla tolda e la nave beccheggia pericolosamente. Ieri il coordinatore del Pdl Enzo Ghigo gli ha ribadito massima lealtà, ma non ha mancato di ricordare quel rimpasto di giunta ancora in sospeso. Sarebbe il caso di accelerare i tempi, ha fatto capire. In corso Vittorio non vogliono apparire come degli sciacalli che approfittano delle disgrazie altrui, ma neppure intendono perdere l'occasione di rimettere in sesto i pesi e gli equilibri interni alla coalizione. Perché se Atene (Lega) piange non è che Sparta (Pdl) se la passi meglio.

 

Ma il Pdl, si sa, a Palazzo Lascaris è tutt’altro che un monolite granitico. Non c’è solo l’area lealista a rivendicare maggiore rappresentanza: la minoranza di Progett’Azione freme da tempo e non hanno certo intenzione di accontentarsi della vice presidenza del Consiglio finita a Roberto Boniperti: poltrona peraltro non richiesta e ottenuta per "gentile concessione" (e la segreta convinzione di mettere in difficoltà la frangia ribelle). La pretesta è immutata: due assessori. E in lizza ci sono da tempo Gian Luca Vignale, Rosanna Costa, Roberto Tentoni e Fabrizio Comba. Tra i lealisti non molla la presa il capogruppo Luca Pedrale. Come può Cota accontentarli tutti? Sarà difficile, pressoché impossibile. E intanto il terreno di confronto si sposta dal piano sanitario al bilancio, altro campo minato per una maggioranza che parla troppe lingue sul registro del rigore finanziario.

 

Nel partito, Roberto Maroni già parla da nuovo leader: “Da lunedì la Lega tornerà a fare politica”. Di certo non una bella notizia per chi, come il governatore, con l’ex ministro dell’Interno ha un rapporto piuttosto freddo e teme che i suoi seguaci possano offuscare la sua stella.Una debolezza resta plasticamente manifesta nella costituzione della troika chiamata a gestire la delicatissima fase di transizione: ci sono Roberto Calderoli, Bobo Maroni e Manuela Dal Lago. Due lombardi e una veneta. Il Piemonte resta in un angolo, assieme al suo leader. Ma tanto lui lo consultano lo stesso. A distanza.

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