LAVORO & OCCUPAZIONE

Appalti e lavoratori, svolta in autostrada

Settimana decisiva per “salvare” tremila posti a rischio nel settore delle manutenzioni. Esposito (Pd): “Ora scopriremo le carte dei concessionari”. Dopo il via libera di Renzi, pronto l’emendamento Bargero. In campo pure Palenzona

“Andiamo a vedere il bluff dei concessionari autostradali” dice Stefano Esposito, ribadendo un concetto espresso nei giorni scorsi in un convegno a Firenze sul Codice degli appalti: “I tremila licenziamenti annunciati dai gestori delle autostrade nel caso non si passi dal 20% dei lavori di manutenzione eseguibili in house al 40%, sono solo una scusa per giustificare ristrutturazioni aziendali e una riduzione del personale. Bene, andiamo a vederlo il bluff”. A detta del senatore del Pd, padre del Codice e durissimo nei confronti di “quei gruppi che non vogliono il mercato”, ma certo non tenero nei confronti di quei sindacati “che mi sarei aspettato avessero protestato contro i padroni e non contro chi ha fatto una norma che favorisce il mercato e la concorrenza”, per stanare i signori delle autostrade non c’è sistema migliore se non modificare quella percentuale contestata. Certo non è questa l’unica ragione, né la principale, dell’aumento dal 20 al 40 per cento dei lavori eseguibili in house: quei tremila licenziamenti saranno pure “un’arma di ricatto”, ma è chiaro a tutti a partire Esposito che sia un rischio da “evitare ad ogni costo”.

Il bluff dei concessionari è solo una mossa nella complicata partita che, persa al Senato, il Pd giocherà da lunedì alla Camera con l’approdo in commissione Bilancio dell’emendamento presentato da Cristina Bargero con cui si stabilisce la percentuale del 60% dei lavori da affidare attraverso gara e il 40% direttamente dai concessionari attraverso le loro imprese. Una partita in cui il Pd si gioca moltissimo, anche in vista delle prossime elezioni. E che i democrat siano determinati a far passare l’emendamento Bargero, lo si è capito già da quel che Matteo Renzi aveva detto ai sindacati incontrandoli sul treno una decina di giorni in Piemonte: “Schiererò tutto il Pd perché l’emendamento passi alla Camera, avete tutte le ragioni e la vostra è una battaglia giusta”.

Pochi giorni dopo a ribadire “l’impegno del Pd” era stato il capogruppo alla Camera Ettore Rosato. E a scorrere il centinaio di firme in calce al testo presentato dalla deputata alessandrina l’impegno emerge, nel numero appunto, e pure nei nomi: da Lorenzo Guerini a David Ermini, da Alessia Morani al presidente della commissione Lavoro Cesare Damiano, in forze pure la rappresentanza ligure con dietro i piani di battaglia e i reclutamenti predisposti dal ministro Roberta Pinotti. Compatto (o quasi) il fronte dei deputati piemontesi: hanno sottoscritto l’emendamento tutti, compreso il leader dei Moderati Giacomo Portas, meno Andrea Giorgis, l’uomo su cui Cuperlo punta per un seggio in Piemonte in quota alla componente interna di sinistra, e la cuneese Chiara Gribaudo, la cui assenza nel novero delle firme suscita più di una sorpresa, giacché la parlamentare di rito orfiniano è stata voluta da Renzi a capo del dipartimento Lavoro nell’ambito della segreteria nazionale.

E che sia una questione su cui i democratici si giocano una posta elevata proprio sul fronte del lavoro e dell’occupazione è chiaro, così come ormai chiare appaiono le diverse posizioni attorno al tavolo. I sindacati che, a partire dalla Fillea Cigl (insieme a Feneal Uil e Filca Cisl) avevano sotterrato l’ascia di guerra nei confronti di Renzi, uscendo fiduciosi dall’incontro, hanno proclamato per martedì 8 ore di sciopero e saranno in presidio davanti a Montecitorio dove in commissione Bilancio, superato lo scoglio dell’ammissibilità su cui dovrà esprimersi il presidente Francesco Boccia, si discuterà e voterà l’emendamento.

I concessionari che l’altro ieri hanno fatto scendere in campo un personaggio di peso quale Fabrizio Palenzona che in veste di presidente di Aiscat è intervenuto con una nota nella quale, tra l’altro, afferma: “Chi sostiene il contrario, continuando a difendere una normativa anomala come quella dell’art. 177 del Codice Appalti, o pensando che il problema possa essere risolto con inattuabili clausole sociali o con l’ennesima proroga, non tiene conto del fatto che già negli ultimi due anni l’incombere della nuova normativa ha bloccato affidamenti ed esecuzioni e che questa situazione perdurerà, in mancanza di un chiarimento normativo che consenta immediatamente al ministero competente di autorizzare nuovi contratti. Migliaia di lavoratori a tempo indeterminato – ha avvertito Palenzona - rischiano di essere coinvolte nelle prossime settimane dall’avvio di procedure di mobilità, dolorose ma necessarie da parte delle aziende che effettuano i lavori in house per conto delle concessionarie autostradali e che rischiano di scomparire senza alcun vantaggio per il Paese”.

E poi c’è l’Ance, l’associazione dei costruttori, schierata con il suo presidente Gabriele Buia (e una pressante azione di lobbyng su alcuni parlamentari democrat) contro la modifica e a favore del mantenimento della soglia del 20% dei lavori extragara. Posizione che ha portato a un frattura all’interno dell’associazione, la cui rappresentanza nei territori dove si concentra il maggior numero di imprese dei concessionari ha assunto posizione differenti rispetto a quelle nazionali, su cui pesa molto l’influenza del Centro-Sud, area dove la crisi del mattone avrebbe fatto intravvedere a molti e soprattutto ai gruppi maggiori una possibilità di riconversione o diversificazione imboccando la via delle autostrade. Eclatante l’uscita da Ance, nei giorni, scorsi del Gruppo Gavio e le conseguenti dimissioni del presidente provinciale per Alessandria Paolo Valvassore, manager di una della maggiori imprese del gruppo stesso.

Una partita complessa e non facile, quella che s’incomincerà a giocare all’inizio della prossima settimana alla Camera. Il Pd – lo ha promesso il segretario – sarà tutto schierato, il bluff indicato da Esposito non ci vorrà molto ad andarlo a vedere, ma a nessuno sfugge che se le cose si mettessero male l’unico piatto che piangerà sarà quello delle pettorine arancioni che in autostrada ci lavorano.

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