PIEMUNT

Sull’autonomia Chiamparino ora ha cambiato idea

Il centrodestra punzecchia il governatore dopo la sua apertura sul trasferimento di competenze dallo Stato alla Regione. E se il berlusconiano Pichetto parla di "conversione sospetta", il leghista Molinari rilancia: "Vogliamo di più"

Quella che Lega e Forza Italia raffigurano come la strada verso una Canossa autonomista imboccata da un fino all’altro giorno recalcitrante Sergio Chiamparino è guardata dagli stessi vertici piemontesi dei due partiti con moderata soddisfazione e sospettosa perplessità. L’apertura al modello emiliano-romagnolo tracciato del collega e compagno di partito Stefano Bonaccini che esclude il referendum, ma utilizza quanto previsto dall’articolo 116 della Costituzione aprendo un confronto tra Regione e Governo sulle materie per le quali si chiede maggior autonomia per gli enti territoriali, è arrivata dal presidente del Piemonte dopo mesi in cui egli pur non negandola pareva averla messa in un cassetto in attesa di tempi migliori.

Gli stessi, peraltro timidi e incerti, passi in avanti sul tema da parte del segretario regionale dem Davide Gariglio non avevano smosso il governatore. Il quale pur aprendo, lascia parecchio socchiusa la porta rispetto alle istanze assai più marcate e comprensive di molte più competenze da mettere sul tavolo rappresentate dal Carroccio, ma anche riguardo le posizioni del partito di Silvio Berlusconi. Ed è proprio da Forza Italia e Lega che arrivano le prime reazioni. «Apprendo con piacere che il presidente Chiamparino ha finalmente deciso di aprire una trattativa con il governo e ottenere per il Piemonte maggiore autonomia come da noi suggerito a più riprese», commenta il numero uno dei berluscones piemontesi. Plauso con sospetto incorporato, quello di Pichetto: «Le tempistiche di questa dichiarazione, però, alimentano legittimi dubbi sul fatto che il cambio di strategia sia dettato da scopi esclusivamente elettorali che si spegneranno il giorno dopo il rinnovo del Parlamento italiano». E per non smentire anche in questo caso l’assunto andreottiano del pensar male, il coordinatore regionale degli azzurri elenca i passi avanti e indietro del governatore sulla questione dell’autonomia: «Il 21 gennaio del 2015 parlava di “tempi maturi per un federalismo effettivo”, appena il 24 ottobre scorso, però, diceva “Altro che federalismo, vogliono randellare lo Stato. Non dobbiamo accodarci”. Il fine di quelle affermazioni di appena un mese e mezzo fa era evidentemente quello di non offrire margini di manovra al centrodestra che era appena uscito vittorioso dalla consultazione referendaria per l’autonomia di Lombardia e Veneto». Dell’altro giorno l’apertura. «Il Piemonte – aggiunge Pichetto - ha un grande bisogno di federalismo, ma come disse Chiamparino ci vuole un governo forte per scrivere le regole e per attuarlo». Ed ecco l’ulteriore stoccata all’inquilino di piazza Castello: «Non mi pare che né la Regione né il Governo nazionale godano in questo momento di tale autorevolezza. Mi aspetto però – conclude il capogruppo - che con la vittoria di Forza Italia alle prossime elezioni il governatore non faccia più marcia indietro stando al nostro fianco per dare vita ad un federalismo vero in Italia e in Piemonte».

Federalismo resta parola sacra e magica nella Lega, soprattutto nel Nord, a maggior ragione dopo il risultato dei referendum in Veneto e in Lombardia, «cui dovrà seguire quello in Piemonte», come rimarca il numero uno leghista Riccardo Molinari. Perché, se per il segretario piemontese del Carroccio il cambio di rotta di Chiamparino «è innanzitutto il frutto della pressione arrivata grazie al nostro lavoro con i comitati sul territorio», è altrettanto chiara e notevole la distanza tra la linea del governatore e quella indicata dalla Lega. Che, naturalmente, fissa tra i punti irrinunciabili proprio la consultazione popolare. «Chiamparino e il Pd si dicevano contrari a un maggior autonomia e non hanno mai preso in considerazione le proposte di legge in tale senso presentate dal nostro gruppo in Consiglio. Oggi noto con piacere che hanno cambiato idea – osserva Molinari –. Lo prendiamo come un risultato del nostro lavoro, ma vogliamo di più». Per il plenipotenziario di Salvini in Piemonte - dove le istanze autonomiste sono assai più forti del leghismo nazionalista che piace a Francesco Storace e alla destra-destra e dove il risultato elettorale di marzo si giocherà anche e soprattutto guardando più alla Lombardia e al Veneto piuttosto che altrove – non bastano le due competenze indicate da Chiamparino come quelle su cui avanzare le richieste al Governo. «Beni culturali e Formazione vanno bene, ma non ci si può certo fermare lì», avverte Molinari, che al governatore lo spiegherà mercoledì quando lo incontrerà per discutere di fondi europei nella sua veste di assessore comunale di Alessandria. «Il Veneto ha approvato una proposta di legge che prevede un intervento sulla fiscalità in grado di trattenere i 9 decimi sul territorio. Applicato in Piemonte questo criterio equivarrebbe a trattenere nelle casse regionali qualcosa come 9 miliardi, raddoppiando di fatto il bilancio dell’ente. A questo noi puntiamo, oltre a un numero maggiore di materie su cui esercitare l’autonomia. Il tema è quello della fiscalità, inutile girarci in giro cercando di evitarlo». Il messaggio a Chiamparino e al Pd è chiaro. Come evidente appare quello che sarà il tema forte da presentare agli elettori del Piemonte, dove federalismo e autonomia sono ancora parole magiche per il popolo che guarda al Carroccio.

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2 Commenti

  1. avatar-4
    22:51 Lunedì 11 Dicembre 2017 moschettiere Idee pelose

    Penso che le perplessità correttamente espresse dal centrodestra siano non solo giustificate, ma anche più che ragionevoli. Il Chiampa - non nuovo a questi giochetti - cerca di raggiungere due obiettivi: uno certamente elettorale, ma anche un secondo che mira a stemperare e forse spegnere le spinte che da più parti sono in movimento verso la rivendicazione di autonomia. Un abbraccio teso a imbrigliare e soffocare. Attenzione.

  2. avatar-4
    20:28 Lunedì 11 Dicembre 2017 Paladino Di male in peggio

    Un Chiamparino sempre più pasticcione e frastornato, è ora di andare in pensione...

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