PALAZZO CIVICO

“Stiamo più vicini a Chiara” Ecco la “tutela” Casaleggio 

Le difficoltà e gli inciampi di Appendino hanno accresciuto il ruolo del vertice dei Cinquestelle. Ufficiale di collegamento è "Kim" Pasquaretta, spesso a rapporto nella sede milanese. Assessori sempre più insofferenti per le sue intemerate

Nel teatrino della politica grillina uno dei fili, il più evidente ma non per questo il più solido, mossi dalla Casaleggio & Associati è certamente stato (e per alcuni versi lo è ancora) il famigerato contratto, con onerosissima penale in caso di inadempienza, sottoscritto dai candidati alla carica di sindaco. Virginia Raggi mise la sua firma, Chiara Appendino no. E quella differenza ha giovato, almeno nei primi tempi, alla prima cittadina torinese. Appendino: quella diversa, “quella brava” che decide di testa sua, quella che non prende ordini da nessuno. Lei è sempre riuscita a sgusciare nello stretto anfratto tra l’improponibile e per nulla credibile autonomia rispetto al vertice del M5s con sede a Milano e il ritratto della collega romana, al contrario di lei, prona alle regole che non ammettono l’essere poste in discussione.

Quel che oramai non riesce più alla Appendino il mostrare di essere davvero differente rispetto agli altri nel rapporto con quella che non sarà una Spectre, ma certo non può dirsi il modello delle democrazia interna di un partito o movimento che dir si voglia. Non le basta, a Chiara, mostrare che non c’è quel filo fatto a contratto per escludere la presenza di altri, ormai sempre meno nascosti, forse assai più avvolgenti e reattivi ai comandi. La cinghia di trasmissione, per usare un termine da polveroso vocabolario della sinistra, tra il quartiere generale e Palazzo di Città non è, diciamo, filiforme, per restare in metafora. Bulldog, rottweiler, guardia del corpo (e della mente): queste immagini evocanti la stazza e non di meno l’atteggiamento, Luca Pasquaretta se l’è trovate cucite addosso. Senza che facciano un plissé, non tanto all’inizio della sua carriera da capo ufficio stampa della sindaca fin dal suo insediamento, bensì dopo la svolta avvenuta con l’uscita di scena del capo di gabinetto Paolo Giordana.

In un angolo il Richelieu, per il Sancho Panza si è aperto ancor più il fantastico mondo di Chiara. Lui sempre al suo fianco, lesto a metterla davanti alla telecamera, molesto con chi gli fa osservare che le interviste non le deve fare lui, ma i cronisti. Fin qui, e già basterebbe, il ritratto dell’uomo che ha preso il posto anche se non il ruolo ufficiale di padre Giordana. Perché l’addetto stampa ha preso altro e di più. Prendendo settimanalmente o quasi la via per Milano è andato rafforzando sempre più quel filo, ormai non più invisibile, che lega la sindaca. Il link con Pietro Dettori, il cui ruolo (sminuito in “manovale del blog”) è di vertice nella Casaleggio e al quale oltre alla gestione dei tweet di Grillo vengono attribuiti anche molti post del comico, Pasquaretta ce l’ha dai tempi della campagna elettorale.

Lo spazio lasciato libero da Giordana, che del movimento non è mai stato parte né troppo benvisto, ha aperto la strada al suo successore de facto per assumere ancor maggior peso, sussurrando ogni decisione e consiglio all’orecchio della sindaca. La sua ombra si staglia netta su più di una decisione, su più di una nomina. Su queste ultime la Appendino, inciampata più volte, proponendo manager saltati fuori dal cilindro e poi costretti a tornarvi mostrando limiti e improvvisazioni della tratta Milano-Torino. Per nulla curiale men che meno diplomatico a differenza del suo predecessore, il capo di gabinetto ombra (quello ufficiale non c’è e il ruolo resta vacante) è l’ombra lunga della Casaleggio su Palazzo di Città. Dove l’esuberante e lontano anni luce dallo stereotipo del grand commis, ormai rischia di stare, come direbbe Camilleri, “sui cabbasisi” non solo a un bel po’ di giornalisti per la sua avarizia di aplomb, diciamo.

A sopportare sempre meno le soverchierie del nostro pare sia anche più di un assessore, stufo delle intemerate da trasmissione sportiva trash. Che, invece, paiono essere se non gradite certamente accettate senza batter ciglio dalla bocconiana madamin del Cit Turin. L’altro giorno a fare le spese dell’esuberante Pasquaretta raccontano sia stata l’assessore alla Cultura Francesca Leon. Sulla questione dei festeggiamenti di Capodanno, Pasquaretta ha fatto i botti e, in ossequio all’ultimo soprannome per la somiglianza con il dittatore nordcoreano, “Kim” è partito a razzo davanti a un esterrefatto Giuseppe Ferrari (il dirigente più alto in grado in Comune) e a una imbarazzata Angela La Rotella, segretario generale della Fondazione per la Cultura. C’era anche Chiara, impegnata a smanettare sullo smartphone.

Assessori malmostosi con il bulldog della sindaca, ma visto appunto l’accostamento, pure parecchio timorosi nell’affrontarlo o nel lamentarsi se non in privato (e con i taccuini chiusi dei cronisti). L’unico che pare per nulla intimorito e riesce a tenergli testa è quello allo Sport, Roberto Finardi. Ma di avvocati d’ufficio Pasquaretta non ha bisogno, anzi pare sia lui a scegliere quelli di fiducia ad altri. Rumors raccontano che a suggerire Luigi Chiappero come legale a Chiara per la vicenda di piazza San Carlo sia stato, ancora una volta, lui. Una conoscenza maturata nei trascorsi professionali del futuro addetto stampa, si dice. E risulta che proprio per i fatti che portarono alla tragedia del 3 giugno i pm abbiano ascoltato, tra i tanti, anche Pasquaretta. Ai magistrati sarebbe interessato capire chi, per conto del Comune, aveva tenuto i contatti con il responsabile eventi della Juve (società nel cui entourage si è mosso per un certo periodo l’attuale addetto stampa) Alberto Pairetto e con Francesco Capra, titolare della ditta da cui è stato noleggiato il maxischermo e tra i fornitori di servizi del Salone dell’Auto del Valentino (manifestazione che sta molto a cuore a Pasquaretta). Ma questo è solo un cotè della frenetica e forse debordante attività dell’uomo scelto dalla sindaca per tenere i rapporti con la stampa e finito, si fa per dire, per tenerli con la Casaleggio. Dove per tirare i fili non sempre serve un contratto firmato.

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