Restano nel tunnel le imprese piemontesi

Presentati i risultati dell’indagine trimestrale dell’Unione Industriale di Torino. Si è arrestata la caduta, ma tutti gli indici restano negativi, a partire da quelli relativi all’occupazione

Continua il periodo nero, ma tra gli imprenditori inizia a farsi largo un piccolo spiraglio di luce. Come dire: forse abbiamo smesso di precipitare. È questo, in sintesi, lo stato d’animo rilevato dall’indagine congiunturale relativa al secondo trimestre 2012 realizzata dall’Unione Industriale di Torino, frutto di circa 300 imprese di tutti i settori e dimensioni. Dal rapporto emerge un’attenuazione del peggioramento congiunturale registrato negli ultimi tre trimestri.

Indicazioni in tal senso si ricavano dal miglioramento di circa sei punti percentuali dei saldi relativi a produzione e ordini totali, che rimangono comunque negativi. Analoghe indicazioni si ricavano anche dall’andamento delle aspettative sugli ordini export il cui saldo migliora di circa 6 punti percentuali, da meno -1,3 a +4,5.

 

Dalla ricerca emergono tuttavia performance molto diverse tra le aziende che esportano quote significative di fatturato e quelle che lavorano in tutto o in parte sul mercato interno. Come risulta dal grafico, consultabile sul sito dell’associazione, negli ultimi due anni il divario fra le aspettative sull’andamento della produzione industriale tra le due tipologie di aziende si è costantemente ampliato fino ad arrivare a raggiungere 20-30 punti percentuali. Per i prossimi tre mesi il divario sui saldi si aggira attorno ai 30 punti (+10 contro -18).

È inoltre interessante rilevare come nel periodo antecedente la crisi lo iato fra le performance delle due realtà era praticamente nullo o molto contenuto. Ciò si spiega con la buona tenuta della domanda interna che si è rapidamente deteriorata nel corso degli ultimi anni. Ne fanno le spese soprattutto le imprese più piccole (con meno di 50 addetti) che nel 66% dei casi esportano meno del 20% del fatturato.

 

Insomma, pur in presenza di una attenuazione delle difficoltà, la congiuntura appare comunque ancora fragile. Significativo in tal senso è l’andamento di alcuni indicatori che riguardano aspetti importanti della gestione aziendale. Il tasso di utilizzo della capacità produttiva rimane attestato intorno al 68,5%, 6-7 punti al di sotto del livello tipico delle fasi normali di crescita. Le decisioni d’investimento delle imprese non decollano, anche a causa del peggioramento della situazione finanziaria dovuta, in larga parte, all’appesantimento della situazione di liquidità (6 aziende su 10 dichiarano ritardi negli incassi) e alle crescenti difficoltà di reperire credito a costi competitivi presso il sistema bancario.

Le prospettive peggiorano anche dal punto di vista occupazionale. Il 35% delle imprese non esclude di dover far ricorso alla Cig, nei prossimi mesi (era il 31% tre mesi fa); il saldo ottimisti-pessimisti sulle tendenze occupazionali peggiora di un punto e mezzo, passando da -8,7 a -10,2 punti percentuali.

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