SOTTOVOTO

Quarta gamba con scudocrociato

Prende piede anche in Piemonte l'alleanza dei cespugli del centrodestra. Da Costa a Rosso, passando per Bonsignore e Rabino: la diga berlusconiana ai populisti. Ma c'è chi storce il naso sull'accordo con l'Udc

Non solo quarta gamba, ma forza politica nella dimensione partito capace di camminare autonomamente lungo la strada del centrodestra. Il progetto ambizioso di centristi e cespugli vari che saranno l’argine berlusconiano alla deriva populista di Matteo Salvini e Giorgia Meloni ha trovato la sua eco piemontese nell’assise del Nh Hotel di Torino, dietro alle porte palatine, dove, maestri delle cerimonie l’ex ministro Enrico Costa e l’ex sottosegretario ai tempi di Berlusconi Roberto Rosso, si sono dati convegno capataz locali e futuri candidati (due ruoli, quasi sempre, coincidenti) per organizzarsi in vista del 4 marzo, ma più ancora per gettare le fondamenta di quel partito che quasi certamente si chiamerà come la lista, ovvero Noi per l’Italia. C’erano tutti: dai tosiani (spina nel fianco della Lega che mal digerisce l’ex sindaco di Verona Flavio Tosi come alleato) con il sindaco di Agliè Marco Succio, ai fittiani con oltre al già citato Rosso, l’ex senatore Valter Zanetta e l’alessandrino Fabrizio Priano e l’ex presidente della Provincia di Asti Roberto Marmo, passano per l’area che fa riferimento a Costa con l’ex presidente del Consiglio regionale Valerio Cattaneo e l’ex consigliere a Palazzo Lascaris per il Biellese, Lorenzo Leardi e altri ancora.

Tutti meno l’Udc, la cui assenza ha dato la stura a più di un commento non proprio benevolo sulla partecipazione dello scudocrociato – che comunque sarà nel simbolo della coalizione – al rassemblement i cui esponenti possono vantare, nessuno escluso, il titolo di “ex” qualcosa. Defilata, per alcuni indigesta, ma l’Udc c’è e ci sarà con i suoi uomini nel listino della quarta gamba. Nomi ancora ne circolano pochi, tra questi quello del coordinatore regionale Gianni Barosini, probabilmente quello del cuneese Giuseppe Delfino (figlio dell’ex sottosegretario e potente uomo politico allevato nel vivaio democristiano piemontese, Teresio), mentre è dato presente in regia l’ennesimo ex, ovvero il già senatore langarolo Tomaso Zanoletti. Poi, ovviamente, la pattuglia bonsignoriana, con Paolo Greco Lucchina avamposti di don Vito da Bronte, il quale come sempre dopo periodi di apnea riemerge respirando a pieni polmoni l’aria di elezioni.

Siparietto a sorpresa, e che sorpresa per molti, quello riservato dal deputato albese Mariano Rabino. Quasi un lustro dopo il suo sbarco a Roma sotto il severo loden di Mario Monti che non gli impedì la celebre battuta fuori onda sulla riscontrata abbondanza di “gnocca” nella Capitale, Rabino ha fatto il suo ingresso al convegno in compagnia del collega Giovanni Falcone, arrivato a Montecitorio nel 2014 per prendere il posto di Renato Balduzzi nominato nel Csm e dopo un anno passato dal gruppo di Scelta Civica a quello del Pd, partito a cui aderisce ufficialmente il 27 luglio del 2015. Adesione forse un po’ traballante vista la sua presenza alla riunione della quarta gamba del centrodestra. Un ritorno alle origini, favorito da Rabino? Chissà. Intanto quest’ultimo non ha nascosto, nell’esordio del suo intervento in sala, lo stupore per la folla e inciampa in un’ulteriore gaffe rivelando che egli si sarebbe atteso nulla più di un caminetto dove discutere di posti in lista. Gelo in sala , qualche mormorìo, poi il parlamentare albese terminato il suo discorso ha guadagnato l’uscita. A passo svelto. E trattandosi di quarta gamba che vuole correre per diventare partito, che male c’è?

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1 Commenti

  1. avatar-4
    17:51 Mercoledì 03 Gennaio 2018 già... I cespugli del centrodestra...

    Tutte grandi figure di alta professionalità. Perché insistono a perdere il loro tempo nella politica?...Inviino con fiducia ed ottimismo i loro curriculum alla Carraro o ad Armando Zambrano. Il Paese del “fare” ha bisogno di loro...Mah!...

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