No Tav, Perino il fasciocomunista

Al telefono con un dirigente di Forza Nuova il leader valsusino degli oppositori alla Torino-Lione concerta azioni di lotta: "Ognuno agisca dove si trova". Si scatena la polemica

Al telefono con il fascio. Da qualche giorno circola on line il colloquio di Alberto Perino, il principale leader del movimento No Tav in Valsusa, con un dirigente di Forza Nuova, la formazione di estrema destra. Oggetto della telefonata, le strategie per trovare una unità d’azione contro l’alta velocità. L’interlocutore di Perino si presenta come Marco di Forza Nuova da Milano (con ogni probabilità è stato lui stesso a registrare e diffondere sul web la chiacchierata).

 

Per nulla sorpreso, il capopopolo lo saluta e ascolta. «So che hai già parlato la settimana scorsa con una nostra militante, Antonella Morsello, che era nei “Forconi”» dice Marco. «Si sì» risponde Perino, mostrando di ricordare l'episodio. I due convengono sulla necessità di evitare un approdo in massa dei militanti di Forza Nuova in Valsusa: «Abbiamo tassativamente bisogno che ognuno faccia delle cose dove si trova, perché abbiamo assolutamente bisogno di toglierci una fetta di polizia qui da noi». Meglio colpire separatamente, insomma.

 

Dalla conversazione emerge  una certa familiarità, a dimostrazione di come – da più parti sostenuto – il movimento No Tav patisca da tempo le infiltrazioni di gruppi antagonisti di ogni colore e che nulla o poco hanno a che spartire con la Valle e con l’alta velocità. Il colloquio dura poco più di 3 minuti e già sta facendo il giro della rete, mettendo in serio imbarazzo tutto il movimento e non solo uno dei suoi leader più rappresentativi. Contattato telefonicamente dallo Spiffero Perino ammette che la telefonata c’è stata, ma respinge tutte le accuse: «E’ una manipolazione, è stata in parte tagliata». E su Forza Nuova: «Non so neanche bene chi siano. Loro dicono di non essere fascisti, di certo son dei razzisti e dei provocatori. Con loro non vogliamo avere nessun rapporto». Resta, quantomeno, una leggerezza difficile da spiegare da parte di chi, fino a qualche giorno fa, insegnava ai partigiani come si dovesse incarnare la nuova resistenza.

 

 

 

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