GLORIE NOSTRANE

Gtt, Ceresa al capolinea

Ha i giorni contati il numero uno dell'azienda dei trasporti di Torino. Il Pd lo ha scaricato e Appendino non è più disposta a coprirlo. Piano industriale: l'incognita degli esuberi. Dopo l'approvazione del bilancio 2016 la nomina dei nuovi vertici

Un conto è mettere nero su bianco una serie di intendimenti, altro è realizzare l’opera. Al termine del suo brevissimo intervento Gabriele Bonfanti, uno dei massimi dirigenti di Gtt, ha lanciato un monito sibillino: “Le criticità dei piani industriali si manifestano nella loro fase operativa” ha detto durante l’audizione dei vertici aziendali in Regione. E il motivo per cui la metà dei piani industriali fallisce è perché “le persone chiamate ad attuarlo non riescono a portare a termine la missione”. All’indomani dell’approvazione del programma di salvataggio e rilancio di Gtt il vero tema all’ordine del giorno è quello del management: dal cda ai dirigenti che ora avranno l’onere di rimettere il gruppo su una strada virtuosa dal punto di vista industriale e finanziario. Operazione tutt’altro che semplice. Lo sa bene Chiara Appendino, lo sanno i vertici della Regione Piemonte, che su questo hanno già più volte espresso il loro punto di vista, e pure gli altri interlocutori di Palazzo Civico, a partire dagli istituti bancari. Il vicepresidente di piazza Castello Aldo Reschigna lo aveva detto chiaramente rispondendo a una richiesta di comunicazione davanti a tutto il Consiglio: la realizzazione del piano industriale non potrà che passare attraverso un rafforzamento del gruppo dirigente, non solo del cda ma anche della prima linea del management aziendale. Insomma, detto in modo spiccio, non può essere chi ha condotto l’azienda sull’orlo del baratro a gestire, ora, il suo rilancio.

Il primo che, appena passata la buriana, sarà costretto a fare le valigie è il presidente Walter Ceresa. Al timone dal 2013, dopo essere stato nominato da Piero Fassino, dalla base del Movimento 5 stelle è sempre stato additato come uno dei responsabili dei disallineamenti che hanno fiaccato i conti del gruppo. Su di lui pende anche un avviso di garanzia per falso in bilancio e il buon rapporto instaurato con l’amministrazione pentastellata a Palazzo Civico (in particolare con l’assessore Maria Lapietra) non sarà sufficiente a garantire il rinnovo dell’incarico. Per testare il giudizio che attivisti e dirigenti grillini hanno dell’ex imprenditore basta prendere a prestito le parole del consigliere regionale M5s Federico Valetti, il quale a fine dicembre, auspicava “un forte cambiamento di gestione e di management, da scegliere per capacità manageriale e non per appartenenza a questa o a quella cordata”. Da una parte il Pd ha da tempo tolto copertura politica a Ceresa, dall’altra il Movimento 5 stelle non l’ha mai davvero adottato. Agli osservatori più attenti non sfuggì, infatti, la sua assidua presenza nel comitato elettorale di Fassino durante la campagna del 2016, quando non addirittura al suo fianco durante gli incontri pubblici, a sottolineare (fin troppo) la sua lealtà verso lo schieramento che lo aveva prima nominato al vertice di Iren Energia (Sergio Chiamparino sindaco) e poi, appunto, in Gtt dopo l’avvicendamento con Fassino. La stessa Appendino, quando sedeva tra i banchi dell’opposizione, aveva sostenuto, seppur non troppo animatamente, la polemica imbastita dalla sinistra (in particolare con Michele Curto) per quei 18 milioni che Ceresa fece rientrare da San Marino grazie allo scudo fiscale. Insomma, se la sindaca ha preferito evitare di aprire il fronte con la crisi in atto, ora si sta preparando per l’avvicendamento. La deadline è fissata a fine febbraio quando verrà approvato il bilancio 2016. A quel punto il mandato del presidente sarà scaduto ed è difficile che verrà rinnovato.

Intanto sul piano industriale restano dei dubbi. Se da una parte non può che essere visto con favore il rinnovo del parco mezzi con un investimento complessivo di 240 milioni di euro (in gran parte frutto di finanziamento statale) per l’acquisto di 470 nuovi autobus e 40 tram, ci sono ancora “grandi incertezze sul personale e sui tagli sulle linee urbane e suburbane e l’affidamento esterno di tre milioni di chilometri del servizio” fa notare la presidente della commissione Trasporti della Regione Nadia Conticelli. Il tutto con quel grosso punto interrogativo che resta sui 25 milioni di fabbisogno rimasti scoperti e che il Comune di Torino non ha ancora detto come intende coprire.

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