Embraco se ne sbatte e licenzia
20:46 Lunedì 29 Gennaio 2018 2La multinazionale conferma la procedura e mette in strada 497 lavoratori dello stabilimento in provincia di Torino. Il ministro Calenda furente con i vertici: "Irresponsabili, il loro comportamento è inaccettabile". Sindacati e istituzioni sul piede di guerra
La Embraco non fa dietrofront. L’azienda del gruppo Whirlpool conferma i 497 licenziamenti, nello stabilimento di Riva di Chieri, nel torinese, dove lavorano 530 dipendenti e si producono compressori per frigoriferi. “Considero l’atteggiamento di Embraco irresponsabile, inaccettabile e contrario agli impegni assunti nel corso di vari incontri al Ministero”, tuona il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, che convoca urgentemente l’azienda. Ai sindacati il vertice del gruppo spiega che più di un soggetto sarebbe interessato a investire nell’area di Chieri avviando la reindustrializzazione e che, per questo, ha dato mandato a Ranstad Hr Solutions di valutare le proposte. Manca però al momento un piano industriale o un’ipotesi concreta, richieste alle quali i ministri Giuliano Poletti e Carlo Calenda hanno vincolato la concessione di un periodo di cassa integrazione.
Una nuova doccia fredda per i lavoratori che hanno manifestato nel centro di Torino e davanti all’Amma, sede dell’incontro con l’azienda. Incassano la solidarietà dell’amministrazione comunale e del sindaco Chiara Appendino che invita a tutelare i loro diritti, mentre l’assessore regionale al Lavoro, Gianna Pentenero, che ha incontrato una delegazione di operai prima del confronto azienda-sindacati, accusa la proprietà di avere un atteggiamento poco costruttivo.
“L’Embraco e le istituzioni devono trovare una mediazione - spiegano Dario Basso, segretario della Uilm di Torino, e Vito Benevento, responsabile dell’organizzazione per la vertenza - non possono arroccarsi su posizioni che non consentono la soluzione del caso. È inaccettabile che tra 56 giorni, in mancanza di novità, i lavoratori vengano espulsi dalla fabbrica”. Più dura la Cgil: “Di nuovo non abbiamo avuto davanti un interlocutore. Il Governo deve avere un ruolo più incisivo e chiamare al tavolo chi decide, cioè i vertici della Whirpool. Ci hanno confermato il fatto che tra 56 giorni scade la procedura e ci troveremo di fronte a un massacro sociale”, aggiungono Lino La Mendola, della segreteria Fiom di Torino e il collega che segue la vicenda Ugo Bolognesi.



