INDUSTRIA & LAVORO

Embraco non ritira i licenziamenti
Ira di Calenda: “Sono gentaglia”

Il ministro spara a zero contro i vertici dell'azienda. Chiamparino: "Atteggiamento incompresibile e irresponsabile". Un mese di tempo per evitare che quasi 500 lavoratori rimangano a casa. Trattativa con Invitalia per la reindustrializzazione del sito

I vertici della Embraco non recedono e confermano l’intenzione di procedere con i 497 licenziamenti. Una posizione che inasprisce ulteriormente la posizione del governo con il ministro Carlo Calenda che arriva a definirli “gentaglia”. Sulla vertenza Embraco “ho parlato per telefono con l’azienda e ho spiegato che la loro proposta, sul passaggio dei lavoratori al part-time, non è accettabile” afferma il numero uno del Mise  aggiungendo di essere in attesa di risposta e di aver fatto a Embraco una controproposta “sul ritiro dei licenziamenti e il passaggio alla cassa integrazione per avviare un processo di reindustrializzazione” dicendosi anche disponibile “a scrivere una lettera di mio pugno rassicurandoli se hanno dubbi”. Ma a tale proposta Embraco ha risposto negativamente. “Le loro motivazioni – prosegue Calenda - dimostrano una mancanza di attenzione al valore delle persone e alla responsabilità sociale dell’impresa. Adesso non ricevo più questa gent...gentaglia perché onestamente ne ho avuto fin sopra i capelli di loro e dei loro consulenti del lavoro italiani che sono qua”. La notizia della quasi definitiva rottura tra l'esecutivo e l'azienda hanno raggiunto gli operai mentre manifestavano davanti allo stabilimento di Riva di Chieri, bloccando di fatto l'autostrada Torino-Asti.

A questo punto il governo è costretto ad accelerare le procedure per la reindustrializzazione del sito di Riva di Chieri con Invitalia, l'agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti: “Abbiamo poco più di un mese per chiudere tutto quanto” ha detto Calenda, il quale ha aggiunto di trovarsi di fronte “probabilmente al peggior caso di una multinazionale che dimostra totale irresponsabilità nei confronti di lavoratori e totale mancanza di rispetto nei confronti del governo, ne prendiamo atto e agiremo conseguentemente”. Riguardo alle motivazioni portate da Embraco sul rifiuto di bloccare le procedure di licenziamento come richiesto dal governo “francamente non mi era mai capitato di sentire qualcuno che dice di dover per forza licenziare, adesso, ora, perché hanno un problema se no con la Borsa”. Domani il ministro volerà a Bruxelles per incontrare la commissaria alla Concorrenza per valutare se la scelta dell’azienda di trasferire lo stabilimento in Slovacchia vada contro le regole europee.

Durissima anche la reazione del presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino: “L’atteggiamento dell’Embraco è incomprensibile e irresponsabile. Incomprensibile perché c’erano e ci sono ancora soggetti disposti a investire in piani di reindustrializzazione che hanno come condizione l’attivazione della cassa integrazione, una semplice posposizione di 9 mesi che l’azienda, incomprensibilmente rifiuta. Irresponsabile perché, salvo ripensamenti che siamo sempre disponibili ad accogliere, dal 25 marzo partiranno licenziamenti collettivi con le immaginabili conseguenze sulla vita familiare dei dipendenti e di chi lavora nelle forniture e nei servizi. Irresponsabile anche nei confronti del governo e del ministero, che tanto si è impegnato nel trovare soluzioni. E infine, di nuovo, incomprensibile verso gli obiettivi stessi dell’azienda, che potrebbe andare incontro a ricadute di mercato negative, proprio per l’effetto delle azioni che sta portando avanti”. La sindaca di Torino e della Città Metropolitana Chiara Appendino parla invece di una "presa in giro per i lavoratori".

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