VINCITORI & VINTI

Lega, “andiamo a governare”

Dopo il trionfo in Piemonte, il segretario Molinari suona la carica: "Ora l'incarico a Salvini". E sulla futura partita per le regionali avverte l'alleato di Forza Italia: "Ogni decisione sul candidato presidente dovrà passare da noi"

“Al contrario di quel che accade a Torino, la Lega viene premiata laddove amministra. E questo perché noi abbiamo dimostrato il nostro valore sul territorio”. Una telefonata via l’altra il segretario del Carroccio piemontese Riccardo Molinari snocciola numeri e compone analisi di un voto che mai come questa volta premia il partito di Matteo Salvini, anche in regioni storicamente ostiche come il Piemonte. “Siamo il primo partito della coalizione e fuori Torino addirittura la prima forza in assoluto” e tanto basta, secondo Molinari, per “certificare quel che avevamo capito già dalle scorse amministrative e cioè che anche in Piemonte il centrodestra ormai è a trazione leghista”. E il dato più confortante è che gli elettori che a Torino hanno in parte voltato le spalle a Chiara Appendino, invece promuovono le città a guida leghista, come Novara e Alessandria.

Alla Camera la Lega fa il pieno dei collegi uninominali in cui presenta suoi uomini: spedisce a Montecitorio Andrea Giaccone (Asti), Flavio Gastaldi (Cuneo), Paolo Tiramani (Vercelli) e Alberto Gusmeroli (Novara), oltre naturalmente a Molinari che s’impone nella sua Alessandria con il 44,6 per cento delle preferenze. Anche nel Canavese, terra d’origine della famiglia Casaleggio domina la Lega con candidato Alessandro Benvenuto e nelle periferia un tempo rossa di Torino sale fino al 21 per cento, risultando decisiva per l’elezione del berlusconiano Roberto Rosso, omonimo dell’ex sottosegretario. “Percepivamo che la Lega potesse diventare il primo partito della coalizione in Piemonte - dice Molinari - ma non ci aspettavamo con questi risultati”.

A questo punto, inevitabilmente si apre anche la partita interna al centrodestra sulla successione di Sergio Chiamparino in piazza Castello, perché se è vero, come si è affrettato a chiarire il governatore che manca ancora un anno alle elezioni e che il centrodestra farebbe bene ad attendere prima di stappare le bottiglie, è altrettanto chiaro che con questi numeri la strada di Pd e soci verso la riconferma al governo regionale è quantomeno in salita: “Non poniamo aut aut a Forza Italia sul candidato presidente, ma io la prossima volta sarei più cauto a lanciare Alberto Cirio, com’è accaduto nei giorni scorsi, senza un confronto preventivo con la prima forza della coalizione”. Più categorico, invece, sulle questioni nazionali: “La Lega è il primo partito della coalizione, quindi vogliamo che Salvini salga al Colle per avere l'incarico”.

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