SACRO & PROFANO

Cattolici “irrilevanti” in politica (ma tanti hanno votato M5s)

Le urne hanno certificato la marginalità della presenza dei credenti. Pochi e isolati i politici che esplicitamente si richiamano alla dottrina sociale della Chiesa. Cinquestelle primi tra chi va a messa. Mons. Olivero: "Un impoverimento, ci siamo addormentati"

Sempre meno. Sempre più divisi. Sempre più irrilevanti. I cattolici in politica sono diventati marginali. Lo confermano le analisi del voto del 4 marzo, che ha bocciato buona parte degli esponenti del mondo cattolico organizzato, finiti a stento in lista e comunque spesso spediti in collegi a rischio. Il crescente inaridimento della cultura politica da cui uscirono tra gli altri Alcide De Gasperi, Giorgio La Pira, Aldo Moro e Mino Martinazzoli, è oggetto di un’inchiesta di Famiglia Cristiana in edicola con una copertina provocatoria: “Cattolici e politica, strade divise per sempre?”.

Dalle urne, in maniera silenziosa, sono scomparsi dalla scena politica, e quindi anche dal dibattito pubblico, i cattolici, intesi non soltanto come credenti, ma come politici animati da una forte identità religiosa e a questa ispirati. Il flop elettorale di tutti i candidati di questa provenienza è stato più che evidente. E se, i tanti testimoni interpellati dal settimanale paolino (l’ex parlamentare Rosy Bindi, il sondaggista Nando Pagnoncelli, il presidente delle Acli Roberto Rossini e dell’Azione Cattolica Matteo Truffelli, il portavoce di Rinnovamento nello Spirito Santo Salvatore Martinez) concordano sull’assenza in campagna elettorale dei temi cari alla dottrina sociale della Chiesa, è l’analisi di un vescovo piemontese, mons. Derio Olivero, titolare della Diocesi di Pinerolo, a offrire spunti interessanti.

«È un impoverimento. E mi addolora. I cattolici sono minoranza. Il voto del 4 marzo ce lo ribadisce con cruda schiettezza. Qualcuno, tra noi, pare non rendersene conto fino in fondo. È come se si fosse addormentato la sera dell’11 maggio 1974, alla vigilia del referendum sul divorzio, e da allora non si sia più voluto svegliare. In questi decenni, il mondo cattolico ha preso schiaffi ed è arretrato in quanto a percentuali, presenza e incisività», dichiara Olivero, classe 1961, originario di Centallo (Cuneo), figura carismatica di presule, alle prese con un territorio patria Valdesi, particolarmente provato dai processi di deindustrializzazione e il cui comune principale è guidato da un sindaco, Luca Salvai, esponente dei Cinquestelle. Ma che fare allora, di fronte a uno scenario che alla vigilia del voto il cardinale Camillo Ruini, fine mente politica della Chiesa, aveva avvertito il rischio di una “irrilevanza dei cattolici”? «Per rimediare, le scuole di politica sono utili, ma non sufficienti – spiega Olivero –. Abbiamo adottato linguaggi nuovi nel campo della spiritualità, della catechesi e della liturgia. Ritengo, però, che siamo drammaticamente indietro nel dialogo con i tempi che viviamo, anche se qualcosa si muove. Qualche mese fa, per analisi e per proposte mi ha fatto ben sperare la Settimana sociale svoltasi a Cagliari, sul lavoro, una piaga sanguinante».

Una cosa è certa, indietro non si torna: «Non ho nessuna nostalgia della Dc – prosegue Olivero –. I cattolici possono tranquillamente far politica in ordine sparso, ma non senza idee o rinunciando alla coerenza tra fede e vita. L’essere una minoranza non rancorosa comporta l’essere profeti e testimoni, senza sentirsi padroni di niente e di nessuno». Eppure anche i cattolici paiono essere stati irretiti dal rancore e dal populismo. Secondo le analisi del voto realizzate da Ipsos il partito più votato risulta essere il Movimento 5 stelle (il 30,9%, solo due punti in meno rispetto al risultato nazionale), mentre il Pd ha un gradimento stimato nell’ordine del 22,4%. Nel segmento del voto cattolico, rimangono prevalenti i movimenti definiti di carattere populista, dunque il M5s è in testa, ma un ottimo risultato lo ottiene anche la Lega, col 15,7%. Le parole d’ordine brandite da Salvini e Di Maio hanno fatto breccia? «La paura, delle conseguenze della crisi, degli altri, del futuro – conclude il vescovo Olivero – va capita, affrontata, gestita. E non cavalcata a fini elettorali. Quando parliamo di valori temo che noi cattolici paghiamo lo scotto degli anni in cui siamo stati identificati come quelli che selezionavano, difendendo solo quelli “non negoziabili”. Il cardinale Bassetti ci ha ricordato che “la vita non si uccide, non si compra, non si sfrutta e non si odia”. I valori da difendere sono dunque tanti: la democrazia, innanzitutto, e poi la coesione sociale, l’integrazione di chi arriva da Paesi lontani, la famiglia, il diritto a nascere e il diritto a morire con dignità e amore, la pace e il disarmo».

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3 Commenti

  1. avatar-4
    11:53 Venerdì 16 Marzo 2018 Cortomaltese irrilevanti

    in realtà è il messaggio politico della Chiesa ad essere uscito perdente dalle elezioni. La Chiesa non è più in linea con i Cristiani e viceversa, il Vangelo esibito ad un comizio è la prova che i cattolici in politica esistono sia tra i leader che tra gli elettori, ma completamente slegati e disconosciuti dalle gerarchie ecclesiastiche rimaste indietro di anni rispetto all'umore del gregge.

  2. avatar-4
    00:52 Venerdì 16 Marzo 2018 moschettiere Nessun stupore

    L'ho detto e lo ribadisco: i cattolici sono marginali in politica perché sono pressoché estinti nella società civile. Questo è il punto. E sono i preti i primi che dovrebbero convertirsi. La Chiesa da tempo sostiene la sinistra e ultimamente anche i radicali. Una Caporetto voluta. Sostenere poi che i cattolici possano andare "in ordine sparso" nel coltivare la propria militanza politica, è una sonora sciocchezza. La Chiesa raccoglie quel che ha seminato. Ed è giusto.

  3. avatar-4
    16:58 Giovedì 15 Marzo 2018 LuigiPiccolo Hanno fatto poker

    Ci mancavano che quelli della chiesa votassero anche Movimento 5 Stelle

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