VIA ALFIERI

Scende in campo la troika

Laus, Gariglio e Ferrari: il triumvirato Pd avvia le consultazioni per definire i nuovi assetti del Consiglio regionale. Il criterio della "progressione di carriera" per premiare i vice. Boeti sullo scranno più alto, Ravetti alla guida del gruppo

Per dipanare la matassa dei nuovi vertici istituzionali e politici del consiglio regionale il Pd fa intervenire la troika. Spetterà, infatti, all’ancora in carica presodente dell’assemblea Mauro Laus, al capogruppo Davide Gariglio e all’assessore Augusto Ferrari, ufficiale di collegamento tra giunta e consiglio, avviare le consultazioni con ogni singolo consigliere democrat, passando poi (solo per quanto riguarda l’ufficio di presidenza) al resto della maggioranza, al fine di ricavare le indicazioni per definire i nuovi assetti a seguito dell’elezione in parlamento degli stessi Laus e Gariglio e, sul fronte avverso, di quasi tutta la pattuglia di Forza Italia.

Gli incontri, a tempi contingentati di dieci minuti per consigliere, avranno inizio da mercoledì. Quale sarà l’esito di queste audizioni e se alla fine il triunvirato potrà riportare al gruppo – cui spetta l’elezione della sua nuova guida così come quelle, concordate con le altre forze politiche, dei componenti dell’ufficio di presidenza – una soluzione al risiko è difficile dirlo. Ancora resta da stabilire il criterio con cui scegliere chi prenderà i posti vacanti ed eventualmente quelli che potranno liberarsi nel probabile gioco ad incastri che ne conseguirà. L’ipotesi di procedere in base a “promozioni” degli attuali vice, una sorta di “progressione di carriera” interna, è solo una di quelle che si stanno discutendo e che, a quanto risulta, non sarebbe da tutti gradita. In base a questo modus operandi, la presidenza del consiglio che verrà lasciata dal neosenatore Laus andrebbe al suo attuale vice, Nino Boeti, tra l’altro destinatario di un chiaro endorsement di Sergio Chiamparino.

Se lo stesso criterio venisse applicato per il subentro a Gariglio alla guida del gruppo, due sarebbero i papabili: Elvio Rostagno, fedelissimo del neodeputato e segretario regionale uscente, e Domenico Ravetti. Il borsino di quest’ultimo, attualmente alla guida della commissione Sanità, sarebbe in salita per questioni di rappresentanza territoriale. La provincia di Alessandria non ha nessun assessore e quel vulnus ha pesato dall’inizio della legislatura, accentuato all’interno del Pd dopo la formazione delle liste e l’esito del voto del 4 marzo. Tanto che, proprio in vista delle nomine a Palazzo Lascaris, l’altra sera la direzione provinciale del Pd alessandrino ha stilato un documento indirizzato al segretario regionale in cui, partendo dal fatto che “i risultati delle elezioni politiche hanno prodotto la desertificazione della rappresentanza parlamentare del nostro territorio” si rimarca come “i terribili risultati del centrosinistra non sono soltanto figli della congiuntura nazionale e locale, ma discendono anche da scelte difficilmente comprensibili in sede di compilazione delle liste con candidature paracadutate da Roma senza alcun riguardo per militanti, circoli e dirigenti locali”.

Toni decisi, quelli che emergono nella lettera a Gariglio in cui i piddini mandrogni parlano apertamente di “mortificazione del nostro partito che ha radici profonde e che ha sempre avuto come contrappunto il senso di responsabilità dei democratici alessandrini”. Avvertendo che “non sia più possibile ignorare le necessità politiche della nostra federazione” da Alessandria i dem, a questo punto, chiedono “un impegno non più differibile al partito regionale per fornire, nel riassetto da attuare delle istituzioni del consiglio regionale del Piemonte, alla nostra unione provinciale almeno un riconoscimento in termini di spazi e agibilità per il rilancio della nostra azione politica valorizzando il lavoro, le qualità e le competenze di chi rappresenta il Pd della nostra provincia in consiglio regionale”. E visto che dopo la scissione che ha portato Valter Ottria in Articolo 1 e quindi in Liberi e Uguali, lasciando il solo Ravetti a rappresentare il Pd alessandrino a Palazzo Lascaris, non si è neppure posto il problema della scelta. Nessuna indicazione del ruolo che dovrebbe essere riservato a Ravetti, anche se nei corridoi di Palazzo Lascaris si vocifera che l’attuale presidente della commissione Sanità sarebbe disponibile a rinunciare a fare il capogruppo solo in cambio della poltrona attualmente ancora occupata da Laus. E se è estremamente difficile immaginare che le rimostranze alessandrine restino ancora una volta lettera morta, la strada verso la guida del gruppo parrebbe più in discesa per lui. Pur sempre con alcuni ostacoli: incominciando da quel patto stretto da Laus con il potente Salvatore Gallo a favore del figlio di questi, Raffaele, ma anche per le non nascoste aspirazioni di un altro giovane consigliere, Daniele Valle. E poi circola ancora il nome di Nadia Conticelli che non avrebbe digerito di buon grado da composizione dalla troika delegata ad esplorare le indicazioni del gruppo.

Guardando al vertice istituzionale, pure lì i nodi da sciogliere non sono pochi. Il posto che verrebbe lasciato libero da Boeti, sempre secondo il criterio della “promozione”, andrebbe ad Angela Motta (l’altro segretario è il vercellese Gabriele Molinari, con però meno anzianità ed esperienza di conduzione d’aula rispetto all’astigiana). Resta poi il nodo da sciogliere per il subentro a Daniela Ruffino, vicepresidente eletta a Montecitorio. Forza Italia rivendica di mantenere per sé la carica, anche se non avendo neppure una donna nel nuovo gruppo si pone il problema dell’equilibrio di genere in seno all’ufficio di presidenza. La soluzione, per nulla sgradita al Carroccio, sarebbe quella di piazzare su quella poltrona la leghista Gianna Gancia, ma il coordinatore azzurro Gilberto Pichetto è stato categorico: “Quel posto spetta a noi” e l’equilibrio di genere, semmai, lo risolva la maggioranza. A quel punto, il Pd si troverebbe in difficoltà. E per uscirne non troverebbe certo l’aiuto da parte degli ex compagni finiti in LeU, che pare intendano rivendicare un posto per Silvana Accossato, non proprio graditissima dai colleghi piddini che la ritengono la principale responsabile della mancata rielezione di Umberto D’Ottavio. Riuscirà la troika a dipanare la matassa?

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2 Commenti

  1. avatar-4
    00:26 Domenica 18 Marzo 2018 Paladino Successioni...

    Dopo una troika arrivano i figli della troika.... :-)

  2. avatar-4
    11:51 Sabato 17 Marzo 2018 piazzapulita niente di nuovo sotto il sole

    Siamo alle solite. Tolto un Papa se ne fa un'altro. I nomi che si leggono sono sempre gli stessi . La scoppola non è bastata.

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