POLITICA & GIUSTIZIA

Rimborsopoli, onorevoli alla sbarra

È cominciato oggi il processo di appello sulle "spese pazze" dei consiglieri regionali della scorsa legislatura. Tra gli imputati tre neo parlamentari: Montaruli (FdI) e i leghisti Tiramani e Molinari. Rosanna Costa chiede il patteggiamento

Entreranno a Montecitorio con un pensiero nella testa. Il processo per la “Rimborsopoli” in Piemonte che oggi è ricominciato davanti alla Corte d’appello. Tre dei nuovi deputati piemontesi, la torinese Augusta Montaruli (Fratelli d’Italia), l’alessandrino Riccardo Molinari e il vercellese Paolo Tiramani (Lega), si siederanno ai banchi della Camera, ma anche a quello degli imputati del processo di secondo grado per il processo sulle spese pazze a Palazzo Lascaris insieme ad altri 21 ex consiglieri regionali e una ex dipendente. Montaruli era stata condannata a quattro mesi per finanziamento illecito in merito 400 euro per un evento della campagna elettorale dell’ex marito Maurizio Marrone ed era stata assolta per una buona parte delle spese ritenute dai pm non riconducibili all’attività politica, mentre i due esponenti del Carroccio erano usciti indenni. Un’altra neo parlamentare leghista, Elena Maccanti, aveva invece patteggiato un anno per peculato il 14 luglio 2014.

La procura però ha fatto ricorso contro tutti contestando anche le spese ritenute legittime dal tribunale e stamattina il sostituto procuratore generale Giancarlo Avenati Bassi, rientrato dopo l’esperienza alla commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche, ha chiesto di rinnovare il dibattimento, acquisire nuove prove e ascoltare nuovi testimoni, per giudicare alcuni degli imputati: Montaruli, Michele Dell’Utri, Maurizio Lupi e Massimo Giordano. Contro l’ex assessore sono arrivate da Novara delle intercettazioni che dimostrerebbero come alcune cene organizzate e pagate con i soldi della Regione non avessero fini istituzionali. “Sono prove inutili”, replica l’avvocato Mauro Anetrini. Per gli altri imputati, invece, secondo il pm bastano le prove esistenti. I giudici lunedì faranno sapere se la sua richiesta verrà accolta o no.

Da parlamentari Montaruli, Molinari e Tiramani potranno eventualmente avvalersi del “legittimo impedimento” quando il collegio della quarta sezione penale fisserà le prossime udienze, ma i magistrati sono pronti a fissare udienze anche il sabato pur di proseguire. Intanto si fa avanti l’ipotesi patteggiamento per Rosa Anna Costa (condannata in primo grado a due anni e un mese), così come concesso dalla riforma Orlando della scorsa estate: la nuova norma ha introdotto la possibilità di concordare la pena con il pubblico ministero anche nel secondo grado e questo è possibile anche per l'accusa di peculato. Per tutti gli altri, invece, resterà un dubbio fino alla fine: la sentenza del tribunale di Torino, molto lieve rispetto alle richieste della procura, verrà confermata o cambierà? E se dovesse cambiare, in quale modo? Due recenti precedenti dimostrano che molto può cambiare. Da una parte c'è il caso degli eletti al Consiglio regionale della Valle d’Aosta: in primo grado erano stati assolti 27 politici, ma un anno fa nel processo di secondo grado – in cui l'accusa era rappresentata proprio da Avenati Bassi – quindici di loro sono stati condannati per reati come il peculato, il finanziamento illecito e l'indebita percezione di contributi pubblici. Quest’ultimo reato è quello contestato anche nel secondo recente caso, la condanna stabilita a dicembre dalla Corte d'appello di Milano contro tre ex consiglieri della Lombardia, le cui motivazioni sono state consegnate ai giudici torinesi dall’avvocato Carlo Guglielmo Izzo, che assiste Michele GIovine. Inizialmente i tre politici lombardi erano stati condannati per peculato per i rimborsi illeciti, ma poi sono stati condannati per indebita percezione di contributi pubblici. Nel ventaglio delle possibilità, quindi, potrebbe anche esserci quella di un aumento del numero di condanne, ma con pene più lievi e che soprattutto si prescrivono in sette anni e mezzo e non in quindici.

In primo grado erano stati condannati 10 ex consiglieri regionali con sentenze che prevedono pene tra i 4 mesi e i 3 anni e 10 mesi. Si tratta di Giovine, Andrea Stara, Michele Formagnana, Angiolino Mastrullo, Roberto Tentoni, Rosanna Costa, Daniele Cantore, Alberto Cortopassi, Giovanni Negro e Montaruli. Quindici, invece le assoluzioni, tra cui quella dell’ex governatore, Roberto Cota, contro le quali la Procura è ricorsa in appello.

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