VERSO IL 2019

Bono (M5s) lancia la sfida:
“Pronti a governare il Piemonte”

Ad aprile parte la macchina organizzativa per le Regionali. Aspiranti consiglieri e candidato presidente scelti in autunno con votazioni sul web. Il leader piemontese non sarà più della partita e rimarca la distanza dalla Appendino

Una piattaforma programmatica su cui iniziare a discutere, ovviamente sulla rete, già dalle prossime settimane e poi, in autunno, le “Regionarie” per scegliere, sempre sul web, i candidati per le elezioni del 2019. I Cinquestelle in Piemonte guardano a cosa riuscirà a fare Luigi Di Maio, a come si muoverà Matteo Salvini, chattano tra loro per capire cosa succederà alla Regione Lazio e si preparano a una tornata elettorale che, ad oggi, non li ha mai visti così vicini, o meglio meno lontani, dal poter ambire a governare.

“Crediamo di poter avere delle chance per amministrare la Regione, fermo restando che è un compito molto difficile, come abbiamo potuto imparare in questi anni. Noi, ovviamente, corriamo per vincere, anche se pare profilarsi il rischio che nel prossimo Consiglio non vi sia una maggioranza. Non vedo possibile né un centrosinistra né un centrodestra al 45%, vedo più probabilmente tre forze abbastanza vicine”. Davide Bono, è entrato a Palazzo Lascaris nel 2010, vi è tornato quattro anni dopo come candidato presidente ottenendo il 21,4%. Medico, 38 anni, è una delle figure storiche del movimento in Piemonte, leader riconosciuto anche da quel fronte “dialogante” che agli occhi degli “ortodossi” sta minando i principi originari.

Dopo il 4 marzo e con la prospettiva di governare il Paese, conquistare la Regione di cui avete già il capoluogo non è più un miraggio?
«Abbiamo imparato ad essere molto attenti e molto umili».

Umili, addirittura?
«Si, certo. Sappiamo che ogni elezione ha una storia a sé».

Nel frattempo Salvini e Di Maio si parlano in continuazione. Senta, Bono, lei si vede già al governo del Piemonte con la Lega?
«Io personalmente no, perché non ci sarò».

Di questo ne parliamo tra poco. Una certa convergenza tra Lega e M5s è innegabile.
«Adesso guardiamo a cosa succede a Roma, siamo in attesa di comprendere cosa capiterà. Certo, la Lega in Piemonte ha lasciato pessimi ricordi, vedo difficile una sua candidatura, per la presidenza».

E questo per voi sarebbe un vantaggio.
«Penso di si. Ribadisco, il centrodestra ha lasciato ricordi pessimi in questa Regione e lo ha fatto con una guida leghista. Anche quelli che adesso hanno mandato in Parlamento non mi sembrano di altissimo livello, così come gli attuali consiglieri regionali».

Bel quadretto dei possibili alleati, non c’è che dire.
«Ma noi non siamo disponibili ad alleanze per fare il nuovo governo. I nostri capigruppo cercano di trovare condivisione e fiducia su alcuni punti».

Vabbé, posto che sia così applichereste questo sistema anche in Regione?
«Domanda da mille miliardi. Aspettiamo di vedere cosa succede anche in Lazio. So che i nostri stanno cercando di portare avanti un modello dialettico su alcuni priorità».

A proposito di priorità, quali saranno le vostre da proporre agli elettori piemontesi?
«Parlare di programma è ancora un po’ prematuro. Incominceremo forse già ad aprile a lanciare una piattaforma di partecipazione programmatica. Comunque è  ovvio che i costi della politica e la trasparenza sono in testa. Abbiamo ancora il tema dei vitalizi: dobbiamo eliminarli».

Del tutto?
«Sì. Visto che hanno fatto ricorsi anche su un taglio minimo tanto vale toglierli del tutto, ovviamente restituendo quanto versato. Si ricaverebbe un tesoretto, anzi un tesorino da 5 a 7 milioni che comunque potrebbe essere usato diversamente».

Via i vitalizi e poi?
«Poi rendere la Regione il più possibile trasparente e partecipata la sua attività. Utilizzando i big data, internet, tutto quello che può essere utile. Rendere gli assessorati più vicini ai cittadini. E poi ci sono i grandi temi: sanità, trasporti e politiche sociali, ambiente. Si tratta di utilizzare bene i pochi fondi».

Lo dicono tutti, sembra la lotta all’evasione fiscale annunciata da ogni Governo.
«Però va fatto. La scorsa amministrazione utilizzava i fondi europei ma non cofinanziava con la quota regionale e questa si è trovata a dover coprire anche il pregresso. Anche lì si tratta di avere più trasparenza e fare lavorare bene gli uffici e avere un’idea su dove investire queste risorse».

La squadra dei possibili ministri di Di Maio è fatta quasi tutta da non politici…
«Le dico già che noi in Regione non potremmo farlo. La legge elettorale non sarà modificata e si può ricorrere solo a tre esterni».

Per lei sarebbe meglio averne di più?
«Meno assessori esterni significa meno costi e questo è positivo. Certo ci sono aspetti negativi, però noi in lista avremmo tutte le competenze, soprattutto nel listino».

Quello del candidato presidente. Sarà lei? Non tiri fuori la norma del limite dei due mandati, perché s’è visto come certe regole che sembravano scolpite sulla pietra poi siano state modificate.
«No. Questa ipotesi non è presa in considerazione né dal movimento né dal sottoscritto. Perseverare dopo un certo limite può diventare diabolico. Sono contendo dell’attività che ho fatto e credo sia giusto tornare alla professione. Vorrei avviare bene la mia attività di medico».

Quindi tutto dipenderà dalle “regionarie”?
«Sì, gli iscritti alla piattaforma sceglieranno la squadra e i cinquanta più votati entreranno in lista».

Poi il candidato presidente lo deciderà la Casaleggio o il capo politico Di Maio?
«No, no. Quelli indicati che avranno l’esperienza maturata in un mandato elettivo, in Regione, in Comune o in altri enti, si potranno candidare e un nuovo giro di votazioni indicherà il candidato presidente».

Senta Bono, parliamo di quello attuale: lei pensa che alla fine Sergio Chiamparino si ricandiderà?
«In questo sono in minoranza, perché tutti mi dicono che non si ripresenterà, invece io sono convintissimo che alla fine sarà lui il candidato. Magari non ne avrebbe voglia, un po’ come capitato a Piero Fassino alle Comunali».

Che fa, gufa?
«Ma no, è che mi pare che il Pd faccia pressing. Alcuni bravi ci sono, ma mi sembra che siano vincolati alle scelte dei settantenni».

Torniamo a casa vostra. Chiara Appendino quando in campagna elettorale annunciò molti no, che poi sono diventati dei ni o addirittura dei sì, dalla Città della Salute alle dimissioni chieste al presidente della Compagnia di San Paolo Francesco Profumo, con il quale adesso va d’amore a d’accordo. Capiterà anche per la campagna elettorale del 2019?
«La campagna verterà sui temi e sarà calibrata sul candidato presidente. Vedremo se ne verrà indicato uno più di rottura o uno più, diciamo, conservativo. Ma sarà scelto dagli iscritti. Per le Comunali non c’è stata nessuna consultazione».

Un’ultima domanda: lei e la sindaca Appendino vi vedete, vi sentite?
«Siamo tutti e due molto impegnati».

D’accordo, però magari una telefonata?
«Ottimi rapporti tra istituzioni».

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4 Commenti

  1. avatar-4
    14:28 Sabato 31 Marzo 2018 Cronistapresente Un vuoto B(u)ono

    Sarebbe bello dire vuoti a rendere come nel caso di Bono, che al suo secondo mandato dovrebbe solo farsi da parte. Ma dubito che ciò avverrà. Di vuoto finora c'è solo un sistema di voto interno ai 5S, pilotato dai vertici e che nulla ha a che vedere con la democrazia diretta. Lo abbiamo visto nell'ultima campagna elettorale e chissà quante ne dovremo ancora vedere.

  2. avatar-4
    11:18 Sabato 31 Marzo 2018 Veritas2015 Non basta l\'esempio del Comune di Torino

    Un po\' di autocritica obiettività. Non si può sempre buttare tutto in caciara, e pensare che tutti siamo buoni a far tutto. Compratevi uno specchio Almeno quello della dignità

  3. avatar-4
    09:21 Sabato 31 Marzo 2018 fatti inesistente

    Bono è stato inesistente su tutto, come se non ci fosse proprio. E anche quest'intervista dimostra la sua insussistenza. Sulla sanità non s'è mai sentito, dalla vicenda delle Federazioni al Parco della salute, sulla trasparenza non ha mai eccepito nulla su un albo pretorio della regione Piemonte con provvedimenti spesso estremamente sintetici e privi di allegati...che vuole ora?

  4. avatar-4
    09:03 Sabato 31 Marzo 2018 Paladino Non è un granché

    Sui programmi Bono è, come al solito fumoso e molto approssimativo, sul lavoro svolto finora ben poche luci, specialmente sulla sanità dove Bono avrebbe dovuto brillare come medico. Parole parecchie concretezza poche......

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