Renzi imbucato alla festa di Hiroshima

Il sindaco rottamatore arriva a sorpresa al party per il venticinquesimo compleanno del club torinese, mecca dell'underground. E cerca di carpirne il segreto per esportarlo sulle rive dell’Arno

Sul far della mezzanotte è arrivato anche lui, Matteo Renzi, il petardo della santabarbara democratica, a festeggiare il compleanno di Hiroshima mon amour, la mecca dell’underground torinese. Accompagnato da due artificieri di complemento – il vicepresidente del Consiglio Regionale Roberto Placido e dal ras del Niclin Pino Catizone – il sindaco di Firenze è entrato in punta di piedi (e da un ingresso laterale) nello storico club, nato un quarto di secolo fa in via Belfiore, prima che San Salvario diventasse il cuore della movida fighetta della città, e poi trasferito negli attuali locali di via Bossoli. A quanto riferiscono i presenti, il rottamatore ne è stato impressionato favorevolmente, tanto da chiedere un aiuto a dare “una scossa” alla più soporifera capitale sull’Arno. E quando qualche buontempone gli ha sottolineato il grande sostegno ricevuto in tutti questi anni da parte di un politico, tal Giampiero Leo, sia nella veste di assessore alla Gioventù del Comune e sia di titolare della Cultura regionale, pare abbia manifestato molta curiosità. “A quale componente del Pd appartiene?”, ha chiesto, restando un tantino deluso (ma neppure troppo) appena ha saputo della sua militanza ciellina e nel centrodestra.

 

Piaccia o meno, Hiroshima è stato in questo quarto di secolo la realtà più vivace e fertile del panorama culturale di Torino, varcando con le proprie iniziative la cinta daziaria, fino a diventare un punto di riferimento di tutti fermenti alternativi nazionali. Ovvio, molto in sintonia con un certo Zeitgeist della controcultura d'antan, che in poco tempo avrebbe conquistato un posto d’onore nell’establishment locale. Però va riconosciuto che questi ex ragazzi (ex) ribelli hanno avuto idee, spirito d’iniziativa e intraprendenza da vendere, coltivando un loro sogno. Per questo anche a nome di quanti non hanno mai messo piede né in via Belfiore né in via Bossoli auguriamo a Hiroshima cento di questi giorni.

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