Voto di scambio, ma non mafioso
Andrea Giambartolomei 17:39 Venerdì 20 Aprile 2018 1Lo ha stabilito la Corte d'Appello di Torino per Battaglia, ex segretario del Comune di Rivarolo, e l'imprenditore Macrì, entrambi coinvolti nell'inchiesta Minotauro. Cercarono consensi nella comunità calabrese a sostegno del sindaco dell'epoca Bertot
A Rivarolo c’è stato un voto di scambio semplice e non mafioso. Lo ha stabilito la Corte d’appello di Torino nel nuovo processo di secondo grado nato dalla maxi-inchiesta “Minotauro” condotta dal Nucleo investigativo dei carabinieri e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia, quella che nel giugno 2011 rivelò le infiltrazioni della ‘ndrangheta calabrese a Torino, nella sua economica e anche nella politica. I giudici della quarta sezione penale, presieduti da Mario Amato, erano chiamati a decidere su una parte delle contestazioni, quelle su cui la Corte di cassazione (che il 12 maggio 2016 aveva confermato la maggior parte delle condanne) aveva deciso di rimandare gli atti a Torino.
Tra queste c’era la vicenda che riguardava l’ex segretario comunale di Rivarolo Canavese, Antonino Battaglia (difeso da Franco Papotti) e l’imprenditore Giovanni Macrì (difeso dal professore Francesco Dassano). I due erano stati inizialmente indagati per voto di scambio politico-mafioso in merito alla ricerca di voti per l’ex sindaco della cittadina canavesana, Fabrizio Bertot, candidato al Parlamento europeo nel 2009. I due indagati avevano cercato di ottenere voti dalla comunità calabrese ed erano entrati in contatto col boss Giuseppe Catalano (morto suicida dopo il dissociamento) e con Giovanni Iaria, ex politico socialista condannato per associazione mafiosa poco prima della morte. Il candidato Pdl, mai processato nonostante la trasmissione degli atti alla procura di Ivrea, era addirittura andato a incontrare alcuni esponenti dell’“imprenditoria calabrese” al Bar Italia di via
Veglia del boss Catalano. Tuttavia l’accusa era caduta in primo grado, quando venne derubricata a un voto di scambio semplice perché il voto di scambio politico-mafioso non puniva la semplice promessa di favori in cambio di voti e nel corso del processo non emersero mai prove di pagamenti di denaro o altre “utilità”: Macrì e Battaglia furono così condannati a due anni di carcere.
La Corte d’appello, in un primo giudizio, aveva invece condannato i due a tre anni per voto di scambio mafioso secondo una nuova formulazione che puniva anche la promessa di soldi, appalti e altre “utilità” in cambio dei voti. Tuttavia la Cassazione, in contrasto con quella decisione, aveva poi ordinato un nuovo processo per voto di scambio semplice perché non si poteva contestare il voto di scambio politico-mafioso nella sua ultima versione. Così la procura generale, rappresentata in aula dal procuratore generale Francesco Saluzzo e dal sostituto della Dda di Torino Monica Abbatecola, avevano chiesto una condanna a 2 anni e 8 mesi, ma il collegio ha poi inflitto una condanna a un anno e quattro mesi.
I giudici erano stati chiamati anche a decidere su alcuni altri imputati del processo “Minotauro”. Tra loro spicca Rosario Marando, ritenuto un pezzo grosso della ‘ndrangheta: la Corte ha confermato la condanna a quattro anni per associazione mafiosa in continuazione con un’altra sentenza di
condanna a 13 anni e 8 mesi (un verdetto della Corte d’appello di Reggio Calabria del 2007): “Ridetermina la pena complessiva in anni 17 e mesi 8 di reclusione”, ha stabilito la corte. Bisognava poi rideterminare anche la pena a Salvatore De Masi, detto "Giorgio", condannato a nove anni per associazione mafiosa. Lui, boss della locale di Rivoli, aveva avuto diversi contatti con esponenti della politica. Per questo reato è stato sanzionato anche Domenico Agresta, che era stato assolto in primo grado e poi ritenuto colpevole in appello: dopo il rinvio della cassazione i giudici hanno inflitto cinque anni di reclusione. Un imputato, Domenico Portolesi, è stato assolto perché gli atti devono essere inviati alla procura di Reggio Calabria per una nuova valutazione. Confermate infine due condanne per reati minori a due imputati (Valerio Ierardi 1 anno e 10 mesi; Marco Zingarelli 1 anno e 6 mesi). Assolto da due estorsioni Benvenuto Praticò, la cui condanna a 10 anni per associazione mafiosa era stata confermata dalla Cassazione.



