POLITICA & GIUSTIZIA

Piazza San Carlo, scaricabarile della sindaca Appendino

Interrogata dai pm ha affermato di non essersi mai informata sui comportamenti non a norma. Certo, lei era a Cardiff mentre altri si smazzavano le rogne. Il verbale pieno di "non so" e "non ricordo" è contenuto negli atti depositati dalla procura

Uno scaricabarile costante e un disinteresse generale all’organizzazione di un evento che però “avrebbe richiamato numerose persone e avrebbe sicuramente reso ulteriormente manifesta la visibilità della città”. Questo emerge dall’interrogatorio della sindaca Chiara Appendino di fronte al procuratore Armando Spataro, l’aggiunto Vincenzo Pacileo e il sostituto Antonio Rinaudo. La sindaca è indagata con altre 14 persone per omicidio colposo per la morte di Erika Pioletti, lesioni colpose e disastro. Era il 20 novembre e alle 16, nell’ufficio di Spataro, la prima cittadina viene sentita in presenza del suo legale Luigi Chiappero. Poco dopo aver cominciato la prima risposta alla domanda su quando la Città decise di organizzare la proiezione della finale di Champions League tra Juventus e Real Madrid su un maxischermo in piazza San Carlo il 3 giugno, Appendino scarica una prima responsabilità spiegando la scelta di delegare tutto a Turismo Torino: “Fu il mio capo di gabinetto Paolo Giordana a dirmi che TTP (Turismo Torino e provincia, ndr) era disponibile e interessata a organizzare quest’evento”.

Un’informazione veicolata dall’ex “eminenza grigia” nonostante lui fosse contrario all’organizzazione dell’evento, molto voluto dalla sindaca e dal capoufficio stampa Luca Pasquaretta (non indagato in questa vicenda), come ha fatto mettere a verbale Giordana nel suo interrogatorio. La sindaca spiega poi che Turismo Torino “aveva organizzato altri eventi anche di tipo analogo” e poi “né il suo presidente (Maurizio Montagnese, assistito da Fulvio Gianaria, ndr) né altri mi segnalarono perplessità o dubbi in ordine alla organizzazione”. A gestire la cosa furono inizialmente Giordana e Montagnese, “ma cosa si dissero in quel colloquio non posso saperlo perché non ero presente”, ha aggiunto.

Gli inquirenti le contestano che “l’organizzazione dell’evento era di fatto attuata dalla Città attraverso i suoi funzionari” e la sindaca risponde: “La presenza di Chiara Bobbio (indagata e assistita da Giampaolo e Valentina Zancan, ndr), che è a capo dell’ufficio eventi organizzati da terzi, e il raccordo operato dal capo di gabinetto Giordana erano per me motivo di certezza che l’organizzazione dell’evento era di Ttp”: “Se poi qualche singolo ha tenuto comportamenti anomali rispetto al suo ruolo io questo non lo posso sapere e mai ne sono stata informata”.

Altra domanda: “Ha valutato che il tempo a disposizione per l’organizzazione della manifestazione era di fatto di soli 4 giorni. E se sì perché avete ugualmente affidato il compito a Ttp?”. “Ho ritenuto proprio per le capacità che Ttp aveva, e tra l’altro per aver appreso ex post che aveva organizzato la manifestazione del 2015 per la finale di Champions League tra Juventus e Barcellona, che fosse sicuramente in grado di organizzare la manifestazione”. E i termini di 40 giorni per l’istanza per l’occupazione del suolo pubblico? “Per quanto mi consta è un termine che non è mai stato ritenuto tassativo”. “Non compete al mio ruolo di sindaco vedere e vagliare concessioni e autorizzazioni - ha risposto dopo -. Non sono mai entrata nel merito dell’iter burocratico dei provvedimenti che erano adottati per consentire l’organizzazione. Vi erano dei funzionari preposti a tali compiti e questo mi dava sicurezza”. E sulla mancanza di un’ordinanza contro i venditori abusivi di bottiglie di vetro, quelle che hanno creato il tappeto di cocci su cui molti si sono feriti, Appendino spiega che “su questo problema, che attiene alla sicurezza pubblica, vi erano altri organi preposti che avrebbero dovuto intervenire. In particolare faccio riferimento alla commissione provinciale di vigilanza e alla questura” e che “nessuno nei miei uffici mi segnalò la necessità di provvedere in tal senso”.

Gli inquirenti le chiedono anche perché non avesse disposto accertamenti per verificare che Turismo Torino rispettasse le prescrizioni della Commissione provinciale di vigilanza. “Io mi trovavo a Cardiff in rappresentanza della città - dice - Sapevo che il mio referente sarebbe stato Paolo Giordana con il quale mi sarei confrontata per avere l’esito dei lavori della Cpv”. Lei sapeva che poteva rivolgersi a lui per avere notizie”. E una volta che lui le aveva comunicato che era “tutto a posto”, lei non aveva “necessità di disporre accertamenti”. A prova di quanto dice: “Appena mi fu segnalata una criticità in particolare la presenza in piazza dei paninari abusivi, mi attivai subito tramite Giordana che so poi fece intervenire Marco Sgarbi, comandante dei vigili urbani sulla piazza (indagato anche lui, ndr), perché provvedesse in merito”. I pm però le contestano una cosa: il divieto ai “paninari” è stato imposto dalla Commissione e non da lei: “Ribadisco che a me non sono state lette le prescrizioni”.

A una serie di alcune domande più tecniche, le risposte “non so”, oppure “non ricordo” aumentano. Alla fine, prima della chiusura del verbale, Appendino decide di dichiara una cosa: “Ovviamente sono venuta a rispondere alle domande come mi sono state poste e a difendermi, ma ciò non toglie il dolore la comunità che rappresento e che io stessa ho provato per il tragico evento”.

print_icon