GRANDI OPERE

Oui Tav, la Francia va avanti

Alla faccia dei ripensamenti! I cugini d'Oltralpe danno il via libera al programma 2018 di appalti della Torino-Lione. E così per Salvini e Di Maio cade anche l'ultima scusa per bloccare i lavori in Italia

Oui Tav. Sì dalla Francia al finanziamento del programma di appalti 2018 per la Torino-Lione. L’accordo, che garantisce la prosecuzione dei lavori preparatori e definitivi dell’opera, è stato approvato dal cda di Afitf (Agence de financement des infrastructure de transport de France) e sottoscritto con il Ministero de la transition ecologique e solidaire e Telt, la società che costruisce e gestirà la nuova linea. Tra i lavori finanziati lo svincolo di Chiomonte e la ricollocazione dell'autoporto sulla A32. I finanziamenti approvati da Afitf permettono, inoltre, di procedere con i lavori della galleria artificiale di Saint-Julien-Montdenis, la costruzione dei pozzi di ventilazione d’Avrieuex. Sono incluse anche le prestazioni di direzione lavori per la preparazione dei bandi per lo scavo della parte francese del tunnel di base lungo 57,5 km, le deviazioni di reti e sottoservizi in Italia e Francia e le misure economiche e sociali di accompagnamento nell’ambito della legge Démarche Grand Chantier, che garantisce il coinvolgimento delle aziende locali.

Si smonta così anche l’ultima, residua giustificazione che Luigi Di Maio prima e Matteo Salvini hanno accampato per motivare il “ripensamento integrale” del progetto contenuto nella versione definitiva del contratto di governo siglato dai leader di Lega e M5s. L’impegno è quello di «ridiscutere integralmente il progetto nell’applicazione dell’accordo tra Italia e Francia». Nella precedente versione si parlava di un impegno a «sospendere i lavori esecutivi e ridiscuterne integralmente il progetto». E proprio il capo del Carroccio, pur assicurando la prosecuzione dei lavori già avviati e finanziati, aveva motivato la “ridiscussione” con le cautele del partner d’Oltralpe: «Sulla Tav - ha detto il leader leghista ad Aosta - mi risulta che ci sia in corso una riflessione anche dall’altra parte delle Alpi. Mi sembra che sia necessario che le stesse considerazioni le facciamo noi. La stragrande maggioranza delle opere già pianificate e finanziate andrà assolutamente avanti». Ora non ci sono più alibi, almeno sul fronte internazionale.

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