GRANDI OPERE

M5s alza il tiro sulla Tav:
"Stop all'opera e via Foietta"

Mentre il ministro Toninelli parla di "migliorare la Torino-Lione", il gruppo consiliare grillino chiede la "ridiscussione integrale del progetto" e vuole la testa del commissario e di Virano. La sindaca come al solito fa lo struzzo

La strategia della confusione. Mentre Chiara Appendino, questa mattina, era impegnata in una diretta facebook con l’assessore allo Sport Roberto Finardi, per mostrare i nuovi campetti da calcetto e basket al Parco Ruffini, realizzati grazie ai fondi del progetto AxTo, il ministro Danilo Toninelli annunciava l’obiettivo di “migliorare la Tav, così come scritto nel contratto di governo. Non vogliamo fare nessun tipo di danno economico all’Italia ma vogliamo migliorare un’opera che è nata molto male”. Contemporaneamente il gruppo M5s del Comune di Torino chiedeva la rimozione dai propri incarichi di Paolo Foietta, presidente dell’Osservatorio sulla Torino-Lione e commissario straordinario di Governo, e subito dopo la consigliera regionale Francesca Frediani polemizzava con il suo stesso ministro precisando che lei è “No Tav” e non “Meglio Tav”.

Una mattinata e un pomeriggio intensi, quantomeno dal punto di vista delle dichiarazioni, in cui l’opinione della sindaca è che “per noi è un intervento importante” (parlando dei campetti al Parco Ruffini). Non una parola sul dossier dei No Tav che lei avrebbe recapitato a Toninelli e neppure una parola riguardo alla grande opera in Valsusa. Per non dire di solidarietà verso operai e forze dell'ordine bersaglio di due raid notturni ad opera dei soliti teppisti di stanza a Venaus. Insomma, dopo le Olimpiadi anche sulla Tav la prima cittadina appare sempre più ostaggio della sua maggioranza e in particolare dell’area più radicale in cui un ruolo centrale lo ha assunto Maura Paoli, prima dettando le condizioni per garantire il proprio voto favorevole alla candidatura olimpica, poi spostando il baricentro dell’amministrazione su posizioni fortemente contrarie alla Torino-Lione.

Tre le richieste formulate dal gruppo pentastellato al governo carioca: la “ridiscussione integrale del progetto e, nell’attesa, di sospendere i poteri del direttore generale di Telt, in modo che non possano essere firmati gli annunciati bandi di gara per oltre 5 miliardi di euro che potrebbero dare origine a futuri contenziosi”, poi di “sollevare l’architetto Foietta dai suoi tre incarichi (Presidente Osservatorio Torino-Lione, Commissario straordinario del Governo per la Torino-Lione, Copresidente Intergovernativa Italia Francia per la Torino-Lione) e il direttore Mario Virano in quanto nominato nel cda di Telt dal Governo” (due mosse peraltro ampiamente previste dallo Spiffero). E infine “si richiede a Rfi un utilizzo diverso dei 1.900 milioni di euro deliberati dal Cipe per la mobilità urbana e interurbana di Torino”. Una richiesta, quest’ultima, totalmente inattuabile soprattutto se inoltrata alla società delle Ferrovie, pagata per eseguire i lavori richiesti dal governo, che non a caso investe 2 miliardi sulla Torino-Lione perché è d’interesse nazionale e mai quella stessa somma la utilizzerebbe per la mobilità urbana di un’unica città. “In questo mese e mezzo che è passato sono successi fatti nuovi, per esempio, sono usciti dati interessanti sul commercio estero e i dati dell'Unione europea sugli scambi che danno in forte rialzo l’interscambio sull’asse occidentale, quello servito dalla Torino-Lione”. Così Foietta replica dalle telecamere di Tgcom24. “Sono un inguaribile ottimista – ha aggiunto – ormai sono alla seconda lettera e mi auguro che il ministro trovi il tempo per ricevermi e per ricevere il metro cubo di materiale che sto preparando. Non ho mai avuto nessuna risposta, neanche dal suo staff o dalla sua segreteria. Capisco che un ministro appena insediato abbia altre priorità e per questo continuo a rimanere fiducioso”, ha concluso.

Da Appendino nessuna reazione. Alla base continuerà a dire che la sua posizione è quella della sua maggioranza; mentre con imprenditori, stakeholder, sindacati e tutti quelli che da mesi le chiedono un intervento sul tema, poiché la Tav “è per noi e per tutto il tessuto sociale e imprenditoriale piemontese fondamentale”, come ha spiegato il numero uno di Confindustria Fabio Ravanelli, si dissocerà rispetto alle posizioni del gruppo che la tiene a galla a Palazzo Civico. Un’ambiguità su cui ha costruito due anni di contorsionismi senza prendere una decisione.