Monge

La prima. E l'ultima

Dicono che… sia stata una prima decisamente sottotono quella di ieri al Regio di Torino. Le apprensioni sulla situazione finanziaria del teatro hanno dato un percettibile tocco di mestizia all’apertura della stagione lirica, una cerimonia che, bandita ogni forma di stravaganza ed eccentricità, si è connotata per i toni piuttosto grigi e impersonali delle mise sfoggiate con sobria pudicizia. Nessun vip in sala (giusto un Arturo Barchetti solitamente giulivo e garrulo), autorità ridotte al lumicino (niente Chiamparino né i vertici di Intesa Sanpaolo, main sponsor della serata, rappresentati da Bruno Picca e Michele Coppola), assenti pure i presidenti delle due fondazioni bancarie, il più alto in grado presente era il numero uno della Camera di Commercio Vincenzo Ilotte. Persino la sindaca Appendino ha bigiato metà dell’evento, raggiungendo il foyer solo nell’intervallo: orfana del “precettore” Giordana che, da melomane incallito, le impartiva lezioni preventive, la prima cittadina è stata trattenuta alla scuola Holden dove ha illustrato la sua “visione” della Torino “partecipata” che, a giudicare dal non folto pubblico e dalle defezioni di stakeholder (poco meno di un centinaio in tutto i partecipanti, compresi giornalisti a staffisti di Palazzo Civico, su oltre 250 inviti spediti) è suonata come un sinistro paradosso. Nulla degno di nota: la coppia delle assessore alla Cultura, Francesca Leon e Antonella Parigi, impegnate a dare l’immagine di perfetta concordia istituzionale (in verità si sopportano a stento), il fitto conversare tra due consiglieri d’indirizzo del Regio, Cristina Giovando e Giambattista Quirico, dal quale più d’uno ha tratto la sensazione di una crescente preoccupazione per le sorti di una istituzione che un tempo neppure lontano è stato un fiore all’occhiello del “sistema Torino”. Sipario.

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