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MONTECITORIO

Quota 100, "troppe ingiustizie"

Due lavoratori della stessa azienda che svolgono la medesima attività vengono trattati in maniera diversa. Portas attacca la riforma delle pensioni del governo gialloverde: "Meglio estrarre a sorte". Presenta emendamenti e prova a farsi ascoltare da Lega e M5s

“Piuttosto che mandare la gente in pensione con questo sistema, sarebbe stato meglio tirare a sorte”. A Giacomo Portas piacciono i paradossi. Però il deputato fondatore dei Moderati, prendendo di mira il criterio applicato dal Governo per attuare la cosiddetta quota cento, spiega che mai come in questo caso l’assurdo coincide con la realtà.

Onorevole Portas, non le piace proprio la quota cento?
“Esattamente il contrario. Io, diversamente  da molti del Pd, sono d’accordo su questo sistema che può servire per far spazio ai giovani nel mondo del lavoro e favorire un ricambio anche in virtù delle evoluzioni tecnologiche, che ormai interessano ogni settore”.

Scusi, allora perché attacca il Governo dicendo che sarebbe stato, addirittura, sorteggiare chi mandare in pensione?
“Perché hanno fatto un pasticcio, un disastro, fissando quei due numeri 38 e 62, i primi gli anni di contribuzione, i secondi quelli dell’età del lavoratore con il risultato di impedire di andare in pensione a chi ha lavorato di più rispetto a chi invece può andarci avendo lavorato meno anni e, quindi, avendo anche versato meno contributi. Faccio un esempio. Due lavoratori sono impiegati nella stessa azienda, fanno la stessa attività, uno ha incominciato a lavorare a 15 anni e ha versato 42 anni di contributi, ma non ha raggiunto i 62 di età. Lui, in base al criterio fissato da Governo, non può andare in pensione, mentre può farlo il collega che di contributi ne ha versati solo 38 anni”.

Pensa sia possibile trovare una soluzione? Lei ha presentato una proposta di legge, ma pensa davvero che Lega e Cinquestelle la prenderanno in considerazione?
“Sicuramente presenterò degli emendamenti. Comunque ho parlato sia con la Lega sia con i Cinquestelle,  in questi giorni”.

Con chi?
“Con la sottosegretaria all’Economia Laura Castelli e con personalità di rilievo della Lega”

E cosa le hanno risposto?
“Non glielo dico”.

Almeno dica la sua soluzione a quello che lei ritiene un problema, anzi un disastro per usare le sue parole.
“Ma non sono mica il solo, sa quante telefonate in questi giorni da parte di persone preoccupate? Pensi a uno che ha incominciato a fare il cameriere o il tornitore a 15 anni. Ecco, per rispondere alla domanda e per non penalizzare questi lavoratori io nella mia proposta ho individuato in 41 anni e 6 mesi gli anni di contributi a prescindere dall’età. In questo modo si consente di andare in pensione a chi pur avendo pagato di più oggi non può farlo. E poi bisogna pensare anche ad altri lavoratori, quelli che hanno buchi contributivi che hanno effetti pazzeschi sul valore della pensione. Penso a fondi di solidarietà per chi nella sua vita lavorativa, non per colpa sua, ha dei periodi di assenza contributiva”.

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