Monge

Risvegliamo Torino

La delibera del tutto simbolica del Consiglio Comunale porta allo scoperto una volta per tutte il vero volto dell’amministrazione Cinquestelle a Torino, volto che era stato abilmente mascherato dalla candidata a sindaco Chiara Appendino e dal suo staff nella corsa contro l’allora primo cittadino Piero Fassino. La mossa vincente in campagna elettorale è stata quella di mettere alla guida della maggioranza pentastellata un volto giovane, rassicurante, proveniente da quella borghesia torinese storicamente vicina alle posizioni di centro sinistra che avrebbe di fatto garantito una certa continuità con le scelte delle amministrazioni precedenti e, nello stesso tempo, avrebbe incarnato quel desiderio di cambiamento politico ben palpabile tra i cittadini di Torino.

Purtroppo come spesso accade in politica il quadro cambia talmente rapidamente che ogni previsione futura si rivela essere inutile. La crisi politica del M5s di governo, costretto a rimangiarsi la gran parte delle promesse elettorali fatte al solo scopo di prendere voti (vedere esempio Tap o Ilva) ma impossibili da mantenere, combinata con l’evidente stato di difficoltà della giunta Appendino, che in oltre due anni di governo non solo non è riuscita a cambiare praticamente nulla (dalle periferie allo smantellamento delle rendite politiche di alcuni, dalla totale assenza di trasparenza e meritocrazia alla mancanza di sicurezza in alcune zone della città) ma in alcuni casi ha addirittura peggiorato la situazione (ultima in ordine temporale la perdita delle Olimpiadi), hanno prodotto un evidente arroccamento sulle posizioni NoTav del movimento. Una battaglia che ha assunto la connotazione di un ultimo e irrinunciabile baluardo da dare in pasto a una base politica in evidente stato di fibrillazione, dopo aver rinunciato a quasi tutto. Così l’alta velocità Torino-Lione diventa la “linea Maginot”, superata la quale tutto potrebbe cadere.

I consiglieri di maggioranza, indossati i panni del Marchese del Grillo (io sono io e voi non siete un c….), dopo aver espulso praticamente tutta l’opposizione dall’aula, rinchiusisi nel fortino, hanno approvato in un clima surreale la delibera NoTav tra le proteste dell’intero mondo produttivo torinese, delle categorie professionali e di larga parte dei cittadini, anteponendo le esigenze nazionali di tenuta del movimento a quelle della città. Il fatto positivo è che finalmente, dopo mesi di silenzio, anche l’ingessata società sabauda, quella dell’“esageruma nen”, si è mossa, ha capito che il futuro di Torino è messo in forte pericolo e la città si è avviata verso un pericoloso declino contro il quale occorre mobilitarsi, senza distinzione di appartenenza accomunati da un’unica visione di progresso per la nostra città: senza infrastrutture adeguate si finisce per essere marginalizzati non solo geograficamente. Possiamo dire che da ieri è arrivato il momento di dire “esageruma un cicinin”.

*Guglielmo Del Pero, SiAmo Torino

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