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Commissione Tav, la farsa continua. Di Maio: "Non serve per dire No"

Il vicepremier getta la maschera e afferma che il destino della Torino-Lione non è vincolato all'esito dell'analisi costi-benefici. Il ministro Toninelli invece ne riafferma il ruolo e Ponti, uno degli esperti, ammette: "Non esiste formalmente"

“Una sola opera entra nel contratto di Governo senza passare per la clausola dell’analisi costi-benefici, ed è la Tav Torino-Lione. Tutte le altre sono sottoposte a un rapporto costi-benefici che sta portando avanti il Ministero delle infrastrutture”. Lo dice Luigi Di Maio, precisando che nella definizione del contratto di Governo “sulle Grandi opere avevamo idee molto spesso opposte” con la Lega. Un’affermazione che aumenta la confusione, già di per sé notevole, sul destino della linea ad Alta velocità. Dichiarazione “ambigua”, come sottolinea il parlamentare Pd Davide Gariglio che invita il vicepremier a chiarire “se intende dire che la Tav si farà comunque, come parrebbe dal tenore letterale della sua frase, oppure che non si farà a prescindere dalle analisi benefici-costi?”, in questo secondo caso mostrando come il “pregiudizio ideologico” prevarrebbe su ogni dato obiettivo.

Eppure del ruolo della commissione incaricata a redigere una valutazione sulla Torino-Lione si è riferito poco prima lo stesso ministero, replicando alla richiesta di accesso agli atti formulata da Gariglio in merito alla procedura di nomina dei tecnici della Struttura tecnica di missione. l controlli della magistratura contabile “non interferiscono “con la sostanza dell’azione degli esperti incaricati dal ministero”. L’analisi, prosegue la nota, è “già in stato avanzato di elaborazione” e “darà frutti che molto presto saranno, in modo trasparente, a disposizione dello scrutinio dell’opinione pubblica”.

Per il Mit “siamo di fronte alla normale dinamica che si attiva in presenza dell’obbligo di sottoporre tutte le nomine ministeriali al vaglio della Corte dei Conti”. Non è vero, dunque, che la commissione non si sia mai insediata e che non abbia iniziato il suo lavoro. “Il controllo della magistratura contabile, al pari di altre tipologie di controllo, come ad esempio la promulgazione, integra un atto che è in sé già perfetto e compiuto. E che, superato il controllo, viene validato retroattivamente. Quando si dice, dunque, che un atto di nomina è ancora sottoposto a controllo, non si può affatto sostenere che esso sia privo di una provvisoria efficacia, ma solo che non è stato ancora validato in via definitiva. Sostenere il contrario equivarrebbe assurdamente ad affermare che tutti gli amministratori pubblici, le cui nomine sono al vaglio della Corte dei Conti, stiano agendo da fuorilegge”.

Una tesi, a dire il vero, che trova una parziale smentita nelle parole di Marco Ponti, professore ordinario di Economia applicata al Politecnico di Milano e membro del pool di tecnici ministeriali. Secondo l’esperto ingaggiato da Danilo Toninelli, la commissione per l'analisi costi-benefici delle grandi opere “non esiste formalmente” ma “c’è un gruppo di consulenti: il ministro ha chiamato un gruppo di tecnici e ha chiesto il loro parere e ha promesso che poi sarebbero stati retribuiti”. Non esiste un atto ufficiale, ha spiegato Ponti intervistato da Radio Popolare: “Quella commissione è un gruppo di consulenti della struttura tecnica di missione. Non siamo interni alla struttura tecnica di missione. Per cui non c’è alcun atto ufficiale. Il ministro Toninelli ci ha chiesto di fare queste analisi. Noi siamo tutti esperti del settore e abbiamo risposto: va bene, le facciamo. L’iter burocratico dei nostri contratti è ancora molto lungo per una serie di ragioni”. Ponti ha quindi risposto a Gariglio che ieri aveva sollevato la questione dell’esistenza della commissione: “Quel signore che ha chiamato in causa la questione della commissione è in malafede. Sa benissimo che non esiste una commissione formale, ma un gruppo di consulenti”. “Noi non lo facciamo quindi per soldi”, ha precisato Ponti, spiegando che “lavoriamo via internet, ci scambiamo i dati. Abbiamo fatto una decina di riunioni tra Milano e Roma, ma mai in sede formale perché non abbiamo una sede formale. Siamo un gruppo di studiosi che fa questi studi. Siamo partiti sulla fiducia perché' ci pare doveroso farlo. Noi facciamo i conti e la politica poi decide”. Un quadro a dir poco bizzarro e preoccupante per la superficialità e il pressapochismo che i vari soggetti coinvolti, a partire dagli esponenti di governo, mostrano nella gestione della vicenda.

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