Fassino ha (finalmente) una banca: Iren
08:43 Sabato 19 Maggio 2012Il Comune di Torino continua ad accumulare debiti verso la società energetica (al momento 259 milioni), ma fa la voce grossa nella governance. E la usa come un bancomat
Fassino ha una banca. È Iren, la multiutility dell’energia, verso la quale il Comune di Torino ha accumulato debiti per 259 milioni di euro. Una situazione che sta scatenando l’ira degli amministratori, soprattutto emiliani, che si sentono un tantino buggerati dal comportamento di questo socio pretenzioso nella governance almeno quanto moroso nel pagamento delle bollette. «Il debito di Torino, pur fruttifero, è abbondantemente inferiore agli interessi che Iren sta pagando alle banche e la perdita della società non può più continuare ad esserci», attacca Donato Vena, capogruppo della Federazione della sinistra al Comune di Reggio Emilia. A questo punto, dicono in molti, «o il debito viene ripagato in poco tempo o il Comune di Torino, se ha da rispettare il patto di stabilità, ceda ad Iren un controvalore in azioni prive di voto estinguendo il debito».
Di Iren “ostaggio” di Fassino parla esplicitamente il grillino Matteo Olivieri, consigliere comunale di Reggio: «Facile capire come mai Torino si oppone alla riduzione dei superstipendi dei manager: chi ha debiti ha sempre un occhio di riguardo nei confronti del creditore, specie se pagano anche altri. Il fronte dei sindaci Pd capeggiato da Fassino e Delrio è deleterio per il futuro della società Iren. Se come debitore ho anche un ruolo di controllo sul mio creditore, sono ben contento di fargli uno sconto se questo gli fa chiudere un occhio sul mio debito».
Anche il mercato pare guardare con sospetto i conti. A seguito di una trimestrale deludente e dopo essere andata a picco nelle giornate di martedì, mercoledì e giovedì perdendo in totale 36 punti, solo ieri il titolo ha riguadagnato il pelo dell’acqua. Sarà pur vero, come sostiene il presidente Roberto Bazzano, che l’andamento di borsa non rispecchia il valore intrinseco del gruppo «che è solido e capace di prospettive», ma non può sfuggire che la flessione dall’inizio dell’anno è di 48 punti: un andamento che continua la china del 2011, anno in cui le quotazioni hanno perso il 41%. Non proprio un quadro eccellente per le amministrazioni locali, socie della multiutility nata dalla fusione delle municipalizzate, che hanno in pancia titoli a un valore superiore di quello attuale. Se la minusvalenza da teorica passasse al bilancio, la mazzata si farebbe sentire. Le casse degli enti locali sono già messe a dura prova dalle attuali politiche di trasferimenti pubblici.
Ma Fassino fa spallucce, impegnato a dar vita a un grande gruppo del Nord. E nel frattempo, lamentano i suoi colleghi, usa Iren come bancomat per finanziare le iniziative promosse dal Comune: dai progetti Smart ai festival musicali.



